EXPO 2015

Il non profit: "Per ora c'è solo tanto fumo"

8 Giugno Giu 2012 1800 08 giugno 2012

Riprende il dialogo Società Expo e associazioni, ma...

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Riprende il dialogo Società Expo e associazioni, ma...

MILANO – Sono tornati a parlarsi. Presto per dire quali risultati concreti si materializzeranno nel prossimo futuro, ma l’incontro all’Acquario Civico su “Expo 2015: sì ma sociale. Come utilizzare, e bene, una bella opportunità”, al di là del titolo lunghissimo, si è rivelato vivace e “costruttivo”. Il convegno faceva parte del lungo percorso di avvicinamento al “piano di sviluppo del Welfare” del Comune di Milano, voluto dalla giunta Pisapia e guidato dall’assessore Pierfrancesco Majorino, che assieme al collega Marco Granelli ha seguito con attenzione i numerosi interventi, stimolati (e non moderati) da chi scrive.

Piano City Operations -La presenza catalizzatrice del dibattito è stata sicuramente Paola Pizzighini, responsabile delle relazioni sindacali della società Expo, assieme a Roberto Daneo, responsabili del “Piano City Operations”. Quattro i filoni di impegno di Società Expo rispetto al sociale, ha spiegato Pizzighini: l’inserimento dei lavoratori svantaggiati, l’attenzione al lavoro dei carcerati, l’inserimento delle persone disabili, l’occupazione dei giovani. E poi i protocolli già stipulati, gli accordi raggiunti con il Forum del Terzo Settore, con Fish e Fand, con Cgil-Cisl-Uil. Un quadro rassicurante, sulla carta.

Perplessità - Ma le reazioni degli interlocutori del sociale sono state tutt’altro che tenere. La sensazione è che gli accordi in realtà per il momento non abbiano portato a nulla di operativo, ma solo ad una teorica attenzione a un mondo, quello dell’associazionismo, del volontariato, della cooperazione sociale, che può risultare decisivo per il successo di una manifestazione che durerà sei mesi e che vedrà convergenze su Milano e sulla Lombardia milioni di persone da ogni Paese del mondo, anche riducendo le forse troppo ottimistiche previsioni economiche degli esordi.

Il Comune - Majorino e Granelli hanno dato l’impressione di voler guidare, dalla postazione del Comune di Milano, la pattuglia agguerrita dell’associazionismo, e il piano per la città sarà un banco di prova molto ravvicinato e impegnativo. Sono in ballo infatti la mobilità metropolitana, l’accessibilità per le persone disabili, la cura dell’ambiente, l’accoglienza turistica, il coordinamento delle iniziative, la formazione degli operatori, la corretta utilizzazione dei volontari non in funzione di un risparmio di forza-lavoro regolare.

Il parere del terzo settore -Rossella Sacco (Forum Terzo Settore), Lino Lacagnina (Centro servizi per il volontariato), Gabriele Favagrossa (Ledha), Antonio Lareno Faccini (Cgil, Cisl e Uil) hanno espresso molte perplessità rispetto alla reale volontà non solo della società Expo, ma anche dei potenti interessi economici che stanno dietro all’operazione del 2015, di essere attenti alle esigenze di una parte della popolazione così “disinteressata” ma “competente”. E Mauro Montalbetti (Cooperazione Lombardia) ha giustamente riportato l’attenzione ai contenuti di fondo di Expo, ossia il tema dell’alimentazione nel mondo. La più dura Rossella Sacco: "Siamo interlocutori di primo livello, anche perché stiamo parlando di un evento che si basa su un bene relazionale, e su questo terreno noi sappiamo cosa fare e con chi". Laconico Favagrossa: "Inutile che mi dilungo qui con proposte sull'accessibilità per le persone con disabilità se l'approccio di Expo è quello di garantire un biglietto elettronico e molti applicativi per smart phone. Non siamo mai stati consultati preventivamente, sulle grandi scelte progettuali e sul piano di lavoro".

Solo business? - La distanza tra business e sociale, dunque, sembra ancora molto consistente, anche se l’esempio delle giornate milanesi del Papa rappresenta per tutti un precedente esemplare: con una forte coesione sociale attorno a un obiettivo condiviso, il sistema Milano ha sostanzialmente retto all’impatto di una presenza così massiccia di pellegrini. Sono dunque la condivisione dell’obiettivo, la garanzia che dopo Expo non sarà disperso il patrimonio di strutture e di attività per tutti, la certezza che vi sarà un’attenzione concreta e concordata alle esigenze della società civile, i presupposti veri del successo di questa grande sfida, rispetto alla quale non si torna indietro.