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Amnesty: a Roma persone spostate come pedine

13 Giugno Giu 2012 1246 13 giugno 2012

Il resoconto della visista al Campo di Tor de' Cenci

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Il resoconto della visista al Campo di Tor de' Cenci

Il "piano nomadi" di Roma sposta le persone "come pedine su una scacchiera". Matteo de Bellis, campaigner per l’Europa di Amnesty International, ha visitato il campo rom di Tor de’ Cenci, a Roma, e ha parlato per due giorni con le persone che in questo campo vivono.

Ecco il resoconto della sua visita e le sue riflessioni.

Con le vacanze estive alle porte, molti alunni delle scuole di Roma si apprestano a godere di qualche mese di riposo dalle attività scolastiche.

Ma per i bambini rom che vivono nel campo di Tor de’ Cenci, alla periferia meridionale della città, l’ultimo giorno di scuola porta l’amaro sapore di un trasferimento forzato e dell’insicurezza su quale sarà la scuola che li prenderà il prossimo anno.

Per due giorni abbiamo parlato con le persone che vivono a Tor de’ Cenci. Molti ci hanno detto di non voler andare via, ma sembrano rassegnati al fatto che il campo sarà comunque chiuso, con o senza il loro consenso.

Tor de’ Cenci è molto vicino a un quartiere residenziale, quindi per circa 15 anni le persone rom hanno avuto accesso ai servizi di base, quali medici e negozi del posto.

Grazie anche al fatto che i loro figli frequentano le scuole locali, hanno sinora goduto di un livello di inclusione sociale che è raro per le comunità rom.

Il campo ha le sue origini negli anni Novanta, quando le autorità locali riallocarono le famiglie rom da un altro insediamento. Il comune montò container residenziali e costruì fognature. Ai residenti fu dato titolo ufficiale sui loro container e fu eretto un cartello stradale per indirizzare i visitatori verso il campo.

Ma negli ultimi anni, l’atmosfera è cambiata, con le autorità locali che parlano di Tor de’ Cenci come di un campo “tollerato”.

Nel 2009 hanno annunciato la sua chiusura come parte del “Piano nomadi” di Roma, concepito in base a uno stato di emergenza ora superato, che obbliga gli abitanti di alcuni campi della città a trasferirsi in altri campi autorizzati, sistematicamente situati in aree remote.

Nonostante passati annunci di un’imminente chiusura del campo non siano poi stati attuati, questa volta sembra che alle parole seguiranno i fatti: le autorità locali vogliono sgomberare l’area entro metà luglio.

Tor de’ Cenci è in uno stato spaventoso, con container ormai vecchi e un sistema fognario bisognoso di ristrutturazione. Le autorità locali chiamano in causa motivi di salute e sicurezza per giustificare la chiusura del campo. Questo suona strano, visto che sono proprio le autorità locali ad essere responsabili della corretta manutenzione necessaria per assicurare che le condizioni soddisfino standard appropriati.

“Questo campo è stato abbandonato dalle autorità dal 2009” – ha detto Dijana, una residente del campo di Tor de’ Cenci originaria della Bosnia.

Quando abbiamo parlato con le autorità locali, hanno attribuito la responsabilità delle condizioni del campo ai residenti e si sono impegnate a mettere a disposizione documenti che comprovano che qui è stata fatta una corretta manutenzione. Aspettiamo impazienti queste prove.

In un modo o nell’altro, è chiaro che Tor de’ Cenci sarà chiuso; l’opzione di una ristrutturazione non è mai stata neppure presa in considerazione dall’attuale amministrazione.

È previsto che gli abitanti siano trasferiti a La Barbuta, un nuovo campo per 650 residenti costruito nell’ambito del “Piano nomadi”.

Localizzato in un’area remota alla periferia di Roma, è completamente circondato da recinzioni e video camere. Chi dovesse passare le vacanze a Roma potrebbe anche avvistarlo dall’aereo, visto che è inquietantemente vicino alla pista di atterraggio dell’aeroporto di Ciampino.

Ora che il campo La Barbuta è pronto, le autorità locali hanno fretta di riempirlo, spostandovi rom da altri campi come pedine su una scacchiera.

Questa è l’unica opzione sul tavolo per i rom di Tor de’ Cenci, anche se molti preferirebbero di gran lunga una casa e alcuni da anni sono in lista d’attesa per le case popolari. Le autorità locali continuano a dire che non ci sono soldi per le case popolari per i rom.

Tuttavia, in qualche modo, sono stati trovati circa 10 milioni di euro per costruire La Barbuta.

È difficile capire come questo possa essere coerente con la Strategia nazionale per l’inclusione dei rom, che l’Italia ha presentato all’Unione europea all’inizio di quest’anno, promettendo azioni per combattere la segregazione nei campi.

Durante i due giorni di visita a Tor de’ Cenci, non uno soltanto dei residenti rom ci ha detto che i campi sono il luogo dove vogliono vivere.

“Basta campi, maledetti campi”, ci ha detto un uomo. Non avrebbe potuto essere più chiaro.

L'appello di Amnesty alle autorità italiane, affinché rispettino i diritti delle persone rom!