Zingaropoli

Vince il Naga, condannati Lega e Pdl

13 Giugno Giu 2012 1326 13 giugno 2012

L'associazione aveva presentato un ricorso anti-discriminazione per i termini usati in campagna elettorale

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L'associazione aveva presentato un ricorso anti-discriminazione per i termini usati in campagna elettorale

Il Naga ha vinto. L’associazione aveva presentato un ricorso anti-discriminazione contro Lega e Pdl che nel corso della campagna elettorale per le amministrative di Milano avevano più volte utilizzato il termine “Zingaropoli” riferendosi alla città di Milano in caso di vittoria di Pisapia. Ora il Tribunale di Milano ha dato ragione al Naga.

Queste le parole con cui la giudice del Tribunale di Milano, Orietta Miccichè si è espressa: «Emerge con chiarezza la valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che ha l’effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti». Ha così dato ragione al Naga nella causa civile anti-discriminazione intentata nei confronti di Lega Nord e Pdl per i manifesti affissi e le dichiarazioni fatte da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi durante la scorsa campagna elettorale per il sindaco di Milano, in cui si paventava il rischio che la città potesse diventare una “Zingaropoli” in caso di vittoria di Pisapia.

«Per la prima volta in Italia viene depositato un provvedimento giudiziario che condanna dei partiti politici per discriminazione» dichiara l’avvocato Pietro Massarotto, presidente del Naga, «è per noi una vittoria molto importante e vorremmo fosse intesa come un messaggio molto chiaro contro la normalizzazione dell'emarginazione e delle pratiche di esclusione sociale a cui purtroppo siamo stati abituati».

Nel ricorso si soteneva che non fosse possibile né legittimo per un partito politico utilizzare slogan e dichiarazioni manifestamente discriminatorie nei confronti di alcune comunità e gruppi sociali - nello specifico, nei confronti di una minoranza protetta ex lege (i Rom) - utilizzando l'esistenza stessa di detti gruppi e comunità come fattore di paura sociale nonché utilizzando termini apertamente denigratori e dispregiativi come “zingaropoli”. Impostazione accolta dal giudice.

D'altra parte – ricorda un comunicato del Naga - , anche il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg, a seguito della visita da lui effettuata in Italia durante la campagna elettorale milanese dell'anno scorso, aveva affermato di essere rimasto scioccato dai manifesti visti in città, rilevando come questi incidessero direttamente sui diritti delle popolazioni rom e sinti nonché sulle concrete possibilità di integrazione/interazione nella società.

Conclude Massarotto: «Speriamo che questo rappresenti un passo verso l’effettiva tutela delle minoranze nel nostro Paese, ma quello che più speriamo è di non dover mai più intervenire per questo genere di discriminazioni “istituzionali”».