AMBIENTE

Enel-Greenpeace, scontro in Tribunale

27 Giugno Giu 2012 1259 27 giugno 2012

L'azienda chiede la chiusura chiusura del sito www.FacciamoLuceSuEnel.org

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L'azienda chiede la chiusura chiusura del sito www.FacciamoLuceSuEnel.org

È attesa per oggi la decisione del giudice della prima sezione civile del tribunale di Roma in merito alla richiesta di Enel che mira alla chiusura del sito www.FacciamoLuceSuEnel.org e che venga impedita la diffusione e l’uso dei materiali relativi alla campagna di informazione lanciata da Greenpeace. Si è poi riservata di quantificare una somma a titolo di richiesta di risarcimento.

"In questi ultimi tre mesi abbiamo diffuso nuovi dati sul primato assoluto di Enel come emettitore di anidride carbonica: azienda n.1 in Italia con 36,8 milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 2011, quarta in Europa con 78 MtCO2)", spiegano all'associazione.

"Ma la prova più scioccante", aggiunge Greenpeace, "è lo studio che abbiamo commissionato all’istituto indipendente di ricerca olandese SOMO. Questo studio – applicando a dati di emissione ufficiali la metodologia dell’Agenzia Europea per l’Ambiente – dimostra che la produzione termoelettrica a carbone dell’azienda è causa in Italia di una morte prematura al giorno e di danni al Paese stimabili in circa 2 miliardi di euro l’anno.

"La nostra campagna, forte e d’impatto", sostiene Greenpeace, "si basa su due affermazioni non smentibili: il carbone uccide ed Enel è di gran lunga il primo produttore di elettricità da carbone in Italia".

Da sei anni Greenpeace contesta il peso delle emissioni di gas serra e la politica pro-carbone di Enel. " L’azienda, finora, non ha mai aperto un confronto sulle sue politiche industriali: al contrario, ci ha inviato una lettera di risarcimento per 1,6 milioni di euro per le azioni di protesta fatte nei suoi impianti a carbone dal 2006 in poi".

Solidarietà da parte del WWF Italia: "Queste richieste sono un palese indice di debolezza e di paura degli argomenti di Greenpeace di tanti altri ambientalisti, evidentemente andati a segno" - ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile policy Clima ed Energia del WWF Italia - "Se l'Enel pensa di risolvere così i conflitti che derivano e deriveranno dal cercare di costruire nuove centrali a carbone e mantenere le vecchie per i propri tornaconti, rovesciando i rischi ambientali e per la salute sulle comunità, non andrà lontano, almeno fintanto che l'Italia sarà una democrazia. Ci auguriamo che l'Enel inizi a perseguire una nuova politica ambientale e sociale, e non solo nei rapporti patinati, cominciando un confronto serio anche con gli ambientalisti e con la società civile: vorremmo che il tempo in cui le aziende di Stato scrivevano le politiche energetiche fosse finalmente passato".

La querela di Enel
La contro-relazione di Greenpeace