Economia

Bcc e tassi d’interesse: una relazione virtuosa

28 Giugno Giu 2012 1357 28 giugno 2012

Ecco i riusltati di una ricerca dell'Università di Trento e di Euricse

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Ecco i riusltati di una ricerca dell'Università di Trento e di Euricse

Una ricerca a cura dell’Università di Trento in collaborazione con l’European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises – Euricse ha valutato l’impatto della Banche di Credito Cooperativo sul mercato e, in particolare, sui tassi d’interesse. Ecco il testo e i risultat della ricerca.

di Ivana Catturani

Le imprese cooperative, essendo di natura diversa quelle for profit, quando si affacciano in un mercato ne modificano alcuni presupposti di base. In particolare, le cooperative incrementano l’eterogeneità dei modelli d’impresa incidendo essenzialmente su due aspetti. Da un lato aumentano il numero di aziende, riducendo così la possibilità che si formino monopoli; dall’altro diversificano l’obiettivo dell’impresa, essendo interessate non al profitto in sé, ma al beneficio che il socio ne trae. Non massimizzando il profitto, le cooperative possono offrire prezzi più bassi sul mercato condizionando così la scelta di prezzo da parte delle altre imprese.

Le banche di credito cooperativo (BCC) svolgono, da questo punto di vista, un ruolo analogo nel mercato del credito. La presenza delle BCC nel mercato del credito si è fatta più capillare dopo le riforme dei primi anni ’90. A una decisa riduzione nel numero di banche, si è affiancata un estensione della rete di sportelli che ha raggiunto, alla fine del 2011, quota 4.411, un valore quasi doppio rispetto a quanto registrato nel 1994. Il presidio del territorio non è però omogeneo. In media, le regioni italiane presentano una percentuale di sportelli BCC del 16%. La deviazione dalla media è però, soprattutto in alcuni casi, rilevante.

In Trentino, la presenza di BCC è storicamente radicata e le banche cooperative rappresentano più del 60% degli sportelli presenti in quel territorio. In Alto Adige, la percentuale di sportelli delle BCC è di poco inferiore al 50%. Sul fronte opposto, in Sardegna le BCC possono contare solo su poco più dell’1% di sportelli, mentre in Liguria la percentuale si assesta al 2,4%. A fronte di questa distribuzione territoriale disomogenea, la domanda che ci si pone è se la presenza più o meno marcata di BCC abbia qualche effetto nella determinazione dei tassi di interesse. Di seguito vengono presentate alcune analisi a riguardo realizzate su dati Banca D’Italia.

Tra il dicembre 2010 e il primo trimestre del 2012, il sistema bancario italiano ha visto un aumento dei tassi di interesse sui conto correnti liberi del 78%, a fronte di un aumento dei tassi di interesse sui presti a breve del 30%. L’aumento dei costi della raccolta più che proporzionale rispetto alla crescita dei tassi sui prestiti ha causato un rallentamento nel tasso di crescita del margine di interesse bancario, che si è tradotto in alcune regioni in un tasso di crescita negativo rispetto al trimestre precedente durante i primi sei mesi del 2011.

Da dicembre 2011 si registra un’accelerazione decisa del margine interbancario guidato dall’aumento dei tassi di interesse a breve, che tra giugno e dicembre 2011 sono cresciuti del 14,3%. Tra il dicembre 2010 e marzo 2012 i tassi di interesse sui prestiti a beve sono aumentati in maniera più decisa per le imprese medio-grandi (6,6% in media a trimestre) rispetto a quelle di piccole dimensioni (4,2% in media a trimestre). Il settore che ha registrato l’incremento più accentuato dei tassi di interesse è quello manifatturiero con una crescita media per trimestre del 7,1%. Più del doppio sono cresciuti i tassi di interesse per mutui a lungo termine sulle abitazioni erogati alle famiglie, con una media nazionale a trimestre pari a 12,3 percento. I valori a livello nazionale nascondono però delle peculiarità locali. Considerando i tassi di interesse sui prestiti a breve termine, è possibile verificare che nelle regioni dove la presenza di sportelli BCC è più accentuata i tassi sono mediamente più bassi. Eccezione fatta per la Lombardia, dove i tassi sono simili a province come Trentino e Alto Adige, anche con una percentuale di BCC al di sotto della media.

Il valore più alto dei tassi sui prestiti a breve è stato registrato in Calabria, dove le BCC sono presenti con una percentuale di sportelli pari al 17%. Altri fattori di livello strutturale contribuiscono a spiegare il livello dei tassi, ma la presenza di BCC è certamente uno di quelli più significativi anche a livello statistico. Per quanto concerne i tassi pagati sui conto correnti liberi, una concentrazione maggiore di sportelli BCC è legata alla presenza di tassi più elevati. In questo caso fa eccezione il Lazio, dove a parità di tassi pagati, la presenza di BCC scende dal 60% del Trentino al 10% del Lazio. Mentre la crisi ha determinato la riduzione dei tassi sia sui prestiti che sui depositi, accentuando la relazione positiva esistente tra la presenza di BCC e il valore dei tassi sui conto correnti. Infine, considerando i tassi sui prestiti a lungo e medio termine per mutui sull'abitazione alle famiglie, l’impatto fatto registrare dalla maggiore presenza di BCC non è così chiaro: se nel 2007 la presenza di BCC riduceva, anche se di poco, il valore dei tassi, nel 2011 questa relazione pare non esistere più.

Il ruolo delle BCC nel mercato del credito sembra quindi essere duplice. Da un lato crea concorrenza con le banche tradizionali permettendo una maggiore variazione nei tassi di interesse. Dall’altro, non focalizzandosi sul profitto, le BCC possono permettersi di ridurre la differenza tra tassi attivi e passivi, obbligando il resto del mercato a seguirle per rimanere competitivo. Questo naturalmente vale nel caso in cui le BCC siano riuscite a creare una certa massa sul territorio. In definitiva, questo permette a tutti i clienti, di BCC o di altra banca, di aumentare il proprio benessere.