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Gioco totale

2 Ottobre Ott 2012 1328 02 ottobre 2012

Nella sola Lombardia, in un anno, i locali in cui è possibile giocare sono aumentati del 40,2%. Intanto un'azienda su otto chiude. Marco Dotti spiega cosa sta succedendo sul prossimo di Vita

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Nella sola Lombardia, in un anno, i locali in cui è possibile giocare sono aumentati del 40,2%. Intanto un'azienda su otto chiude. Marco Dotti spiega cosa sta succedendo sul prossimo di Vita

Un’impresa su otto. Se, come ci si ostina a ribadire e non senza ragioni, la Lombardia è ancora il motore economico del Paese, a uno sguardo minimamente attento non dovrebbe però sfuggire questa semplice proporzione, con tutto ciò che ne consegue. Secondo una elaborazione della Camera di Commercio di Milano, è infatti “made in Lombardia” un’impresa su otto, ovvero il 12,8% delle specializzate che complessivamente operano nel settore del “gioco a gettoni” e delle scommesse in Italia.


Marco Dotti

Un dato esemplare, allarmante si dirà, se non che gli allarmi arrivati fuori tempo massimo servono a poco. È formalmente dal 2008, ovvero dall’inizio della “grande contrazione” per dirla con Mauro Magatti, che il gioco, legato soprattutto a scommesse e slot-machine, ha iniziato la sua corsa espansiva, con un impatto rilevantissimo sui luoghi, sulle imprese, sul risparmio e non da ultimo sul Pil nazionale e provinciale.

Un dato che comunque fotografa un comparto in continua crescita, con chiare, ma non a tutti evidenti, ricadute sulle pratiche del lavoro, sulle abitudini del consumo, sulle dinamiche del produrre e, inevitabilmente, sulle forme stesse del nostro vivere in spazi e luoghi e tempi che vorremmo o semplicemente dovremmo considerare “comuni”. L’altra economia del gioco, perfettamente lecita e legale sia chiaro, è “altra” solo se non la si osserva con uno sguardo poco attento. Questa economia è semplicemente l’economia, non ciò che ne rimane.

È oramai diventata sistema e come tale andrebbe trattata, osservandone le ascese nel lecito, non solo ricadute – che chiaramente ci sono – nella sfera dell’illecito. Questa economia non è un residuo, ma il motore tutt’altro che sommerso di qualcosa che avanza, cresce, guadagna a sé spazi fisici riconvertiti alla bell’e meglio – basterebbe fare un giro in Brianza, per osservare il deserto di ex stabilimenti trasformati in immense sale da gioco – conquistando consensi e fette di mercato sempre più grandi. In attesa di quella che, come dichiara a Vita un importante manager del settore, «sarà la rivoluzione 3.0 dell’azzardo e frutterà centinaia di milioni di euro, abbattendo le spese fisse che ancora abbiamo per dipendenti e locali»: quella delle slot machine online, che partiranno il prossimo 3 dicembre e saranno operative sui cellulari e sugli smartphone che già iniziano a essere venduti con l’applicazione di serie.

In sostanza, molti dei modelli già posti in vendita – ne abbiamo testati a campione tre di fascia media – hanno preinstallata la “app” per giocare 24 ore su 24, puntando soldi veri, direttamente dallo schermo del proprio cellulare. Per ora l’app c’è, è in “stand by”, in attesa che un’autorizzazione dell’Azienda Autonoma dei Monopoli di...

L'articolo integrale sarà sul numero di Vita in edicola dal 5 ottobre