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Perché il SaD è ancora "figlio minore"?

3 Ottobre Ott 2012 1306 03 ottobre 2012

Muove più soldi di tutta la cooperazione istituzionale, ma la legge 49 non riconosce il SaD come strumento di cooperazione internazionale. A Milano ForumSad ha ribadito la sua richiesta di contare di più

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Muove più soldi di tutta la cooperazione istituzionale, ma la legge 49 non riconosce il SaD come strumento di cooperazione internazionale. A Milano ForumSad ha ribadito la sua richiesta di contare di più

Si può arrivare al riconoscimento del Sostegno a Distanza (Sad), da parte delle Istituzioni, come strumento rilevante della cooperazione? Lo ha chiesto Forumsad durante il Forum della Cooperazione Internazionale. Il sostegno a distanza, da anni, ha numeri, esperienza e una professionalità fortemente evoluta. Eppure in una concezione ormai anacronistica di cooperazione, ma ancora vigente, esso sembra messo da parte. Uno dei tanti figli minori di quella che viene considerata “cooperazione popolare”, che sembra riunire tutte quelle forme di solidarietà diverse dalla Cooperazione internazionale che fa capo al Ministero degli Esteri.
Questo ci vorrebbe, secondo Forumsad, nella riforma della legge della cooperazione.

La realtà. Il sostegno a distanza rappresenta un impegno complessivamente maggiore di qualunque forma di cooperazione istituzionale a favore dell’infanzia, messa in campo attraverso i programmi e le risorse pubbliche, i progetti promossi dalla cooperazione governativa, finanziati alle Ong idonee, anche nei percorsi di cooperazione decentrata. In Italia sono circa 1,5 milioni le famiglie che sostengono almeno un bambino o una comunità a distanza. Ciò non genera solo ricchezza sul territorio del cosiddetto “sud del mondo”, ma rappresenta un capitale sociale anche per il nostro Paese: cittadinanza globale, educazione ai diritti nelle scuole, attivismo della società civile, attraverso i tanti sostenitori a distanza. Il Sad, come riporta una relazione preparatoria condivisa da ForumSad, La Gabbianella ed Elsad, tenutasi il 25 settembre a Milano, è un generatore di diritti umani: istruzione, salute, educazione ai diritti. Una risorsa a cui si possono collegare altri percorsi di cooperazione e altre azioni di sviluppo. Non più un aiuto diretto solo al bambino, limite che veniva riconosciuto al settore, ma da tempo intervento allargato alla comunità.

Le proposte. Quali le proposte per un riconoscimento del Sad come realtà di cooperazione? Il Fuori Forum ha stabilito tre punti imprescindibili: dare voce al settore, dando accesso ai tavoli di definizione delle politiche di cooperazione; dare uno spazio coerente al Sad all’interno del processo di riforma della legge 49 del 1987; definire un percorso di idoneità, che permetta l’accesso alle risorse pubbliche per gli interventi di cooperazione sia in Italia che nell’ambito dell’Unione Europea. Il percorso richiederà sicuramente alcuni passi obbligati. Il primo riguarda una riqualificazione del settore, anche attraverso risorse pubbliche utili allo scopo. È poi necessario promuovere una regolamentazione del settore, sulla scia di quelle che sono state le Linee Guida per il Sad prodotte dall’Agenzia per il Terzo Settore, uno strumento concreto di grande rilevanza. Inoltre, stimolare la messa in rete del Sad con le Istituzioni è un ulteriore importante strumento per far crescere il settore attraverso l’impegno corale di tutti i soggetti che ne fanno parte. Da non sottovalutare, infine, il rilevante ruolo esercitato dagli Enti Locali nello sviluppo del sostegno a distanza, anche questo argomento di discussione dell’incontro. L’Elsad (Enti Locali per il Sostegno a Distanza), infatti, considera l'impegno nel settore molto importante, sia per la crescita sociale del territorio, sia come forma di cooperazione internazionale.