generazioni a confronto

Millennials contro baby boomers

8 Ottobre Ott 2012 1747 08 ottobre 2012

Da una parte la giovane attivista di Occupy Wall Street, dall'altra il vecchio David Randall. In mezzo il pubblico del Festival di Internazionale. Ecco chi ha vinto

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Penny
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Da una parte la giovane attivista di Occupy Wall Street, dall'altra il vecchio David Randall. In mezzo il pubblico del Festival di Internazionale. Ecco chi ha vinto

La crisi, intesa come opportunità di cambiamento, è stato il grande tema che guida gli incontri del programma del Festival di Internazionale 2012. L’appuntamento, che dal 2007 porta a Ferrara centinaia di giornalisti e scrittori da tutto il mondo per affrontare temi di attualità con un punto di vista globale, quest’anno è stato particolarmente vicino alla crisi della città, colpita dal terremoto, sostenendo il Fondo per il restauro e la messa in sicurezza di edifici storici che ospitano molti degli incontri del Festival.

Ma parlare della crisi, dal greco krìsis, cioè giudizio, scelta, è anche occasione per parlare di passaggi. Come quelli che inevitabilmente avengono di generazione in generazione: un passaggio di consegne che lascia “nei guai” i più giovani, i millennials, eredi di un pianeta quasi al collasso e pericolosamente in declino a livello economico e sociale.

Ad accusare i figli del baby boom, la generazione degli adulti colpevoli di questa situazione è una severissima Laurie Penny, 26enne giornalista britannica e attivista vicina al movimento Occupy Wall Street (@pennyred su Twitter), che per l’occasione veste i panni del pubblico ministero. Il compito di difendere l’1,1 miliardi di persone nati dopo la Seconda Guerra mondiale è invece David Randall, senior editor del settimanale Independent on Sunday di Londra.


L'accusa

“Ci stanno raccontando che dobbiamo affrontare una realtà di crisi: una realtà che è stata costruita sul debito e sulla sabbia. Ci dicono che potremmo sopravvivere se accettiamo l’austerity e la disoccupazione”. Non è così.
È con queste parole che Laurie Penny comincia la sua requisitoria di fronte a un pubblico, la giuria, prevalentemente composta da suoi coetanei. “Noi giovani siamo l’espressione umana del fallimento di un modello economico. Il problema è che chi detiene i soldi e il potere in questo momento è più vecchio di noi e non ci sarà più quando ci troveremo veramente nei pasticci. La situazione in cui ci troviamo è un accidente temporale. È come alla fine degli anni ‘60, quando il feudalesimo finanziario e il collasso sociale hanno fatto esplodere le proteste dei giovani in tutto il mondo. Solo che, a differenza di quei giovani, noi non possiamo fare la scelta che alcuni di loro fecero, adattarsi e vivere tranquilli. Tutto quello che abbiamo è la lotta, dobbiamo solo scegliere quale guaio affrontare per primo”.


Il dovere dei giovani e meno giovani ad attivarsi per il cambiamento sociale è anche il mantra di Shawn Carrie, attivista ed esperto di comunicazione del movimento Occupy Wall Street, ospite del festival in un incontro con Banca Etica che precede di qualche ora l’intervento di Laurie Penny. Ma la linea che collega i discorsi dei due attivisti è proprio quella del coinvolgimento individuale nel mettere in discussione un sistema di valori.
Circa un anno fa il movimento di Occupy Wall Street invitava persone di tutte le età a scendere in piazza a protestare e riprendere simbolicamente (ma anche fisicamente) possesso di quei luoghi simbolo della finanza internazionale come Wall Street. Ma come misurarne il successo e la trasferibilità di esperienze come questa? “Non è semplice”, ammette Shawn Carrie, “ bisognerebbe misurare i singoli cambiamenti nella vita delle persone: se dopo aver occupato tornano a comprare da McDonalds e non cambiano banca e compagnia di assicurazione per una scelta più etica allora non è servito a niente: se non cambi le cose come individuo non cambia niente. Basta ascoltare la gente sul palco, leggere rapporti. Bisogna agire”.

La difesa
La vittoria dei millennials sembra scontata a fine “processo” ma David Randall, difensore del miliardo di baby boomers ritenuti responsabili di questa situazione disastrosa per il pianeta terra dal punto di vista economico, sociale e ambientale, sa come farsi valere. Chiamando al banco dei testimoni il suo alterego, il sig. David Randall, di professione banchiere, a capo della “banca di mamma e papà”, conquista immediatamente il pubblico più adulto. I nonni presenti applaudono con vigore. Ma scendendo in profondità nella questione difesa e accusa si trovano d’accordo su un punto fondamentale: “Gli autori del furto non vanno ritrovati una generazione”, sostengono Randall e Penny, “bensì in una determinata classe. Dai banchieri, dai ricchi e dagli avidi. E dai politici che ne hanno sostenuto gli interessi.”
A difesa della sua generazione Randall insiste che accusare i figli del baby boom di aver rubato il futuro ai giovani “non solo è sbagliato, ma è disfattista. Per assolvere i miei clienti, l’unico invito che posso fare, è seguire l’esempio di Laurie che invita alla lotta, l’esempio di Occupy Wall Street, per cambiare le cose. ”

Quando tocca alla giuria emettere un verdetto l’applausometro dichiara innocenti i baby boomers. Ma solo quando si schierano a fianco dei millennials.