povertà

Nuova social card, non solo grandi città

5 Novembre Nov 2012 1314 05 novembre 2012

Si profila una doppia social card per il 2013: quella ordinaria (se si trovano i soldi) più quella sperimentale (già finanziata con 50 milioni di euro) ma estesa subito a tutte le quattro regioni del Sud

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Allarme Poverta
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Si profila una doppia social card per il 2013: quella ordinaria (se si trovano i soldi) più quella sperimentale (già finanziata con 50 milioni di euro) ma estesa subito a tutte le quattro regioni del Sud

La nuova social card debutterà nel 2013 non solo nelle 15 città con più di 250mila abitanti, ma anche nelle quattro regioni del Sud dove la povertà è più diffusa: Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Lo anticipa oggi Roberto Petrini su la Repubblica. «È una voce che circola già da qualche mese», spiega Cristiano Gori, docente di politica sociale all'Università Cattolica ed esperto di welfare, che racconta di come il ministro Barca, nell’ambito della riprogrammazione dei fondi europei stia tentando di garantire risorse alla social card almeno in queste aree più complicate.

La social card tradizionale, quella inventata da Giulio Tremonti nel 2008, ha una copertura di risorse solo fino al 2012, come aveva ricordato il sottosegretario Cecilia Guerra nel suo incontro con le associazioni del comitato editoriale di Vita, lo scorso febbraio. Ad agosto, l’Agenda del Governo Monti prevedeva di trovare risorse per rifinanziarla e la scorsa settimana il ministro Grilli nella sua ultima audizione alla Camera, sulla legge di stabilità, aveva annunciato la “speranza” di sbloccare 180 milioni di euro per finanziare la carta acquisti: misura che lo Spi-Cgil aveva immediatamente bocciato come “inutile”, poiché «le condizioni degli anziani peggiorano e nessuna social card riuscirà a risolvere il problemi di impoverimento».

Di fatto, nelle manovre in corso per correggere la legge di stabilità presentata dal Governo, c’è anche il tema social card, con 180/200 milioni dedicati che dovrebbero andare a rimpinguare il fondo di 900 milioni a disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, poi indirizzato per i 2/3 al sociale. Aspettiamo la prossima settimana per vedere il nuovo testo, ma fatti i conti alla fine la social card nel 2013 dovrebbe contare su 400 milioni di euro: i 200 milioni di Grilli, i 150 milioni dei fondi europei riprogrammati da Barca e i 50 milioni già stanziati e destinati alla sperimentazione. «Duecento milioni sono pochissimi, per un contrasto vero alla poverta' in Italia servirebbero fondi per due miliardi di euro», ha detto oggi l'assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, Sergio D'Angelo. Per D’Angelo «è sicuramente un buon segnale del fatto che la lotta alla poverta' rientra finalmente nell'agenda del Paese, soprattutto per Napoli che e' l'epicentro di questa crisi economica gravissima. Ma servono le risorse e i duecento milioni messi a disposizione mi sembrano oggettivamente pochi».

Alla sperimentazione nelle 12 grandi città sta lavorando da mesi, in concerto con i Comuni, il sottosegretario Guerra. Un lavoro di confronto che ha portato via molto tempo, insieme al desiderio di fare una sperimentazione con valore “scientifico” da consegnare al prossimo Governo: «Vogliamo fare una sperimentazione che metta le basi per arrivare a uno strumento stabile di contrasto alla povertà assoluta», aveva detto la Guerra. «La social card attuale non si presta a questo scopo perché è categoriale e limitata ai cittadini italiani. La sperimentazione supera entrambe le limitazioni e guarda alla povertà assoluta nel suo complesso. È una sperimentazione con un impegno informativo molto forte. Noi consegneremo al Governo successivo una sperimentazione con dei risultati, ma poi la scelta se investire su questo strumento e con quali risorse non è alla nostra portata».

La nuova social card, a differenza dell’originale, dovrebbe prevedere l’allargamento della platea dei beneficiari ai cittadini stranieri e sarà uno strumento condizionato, per cui la fruizione dell’aiuto sarà legata alla richiesta di partecipare a piani di inserimento nel caso dei disoccupati o di altri strumenti di socializzazione, come l’asilo e la scuola.