Gran Bretagna

Il lutto si elabora con il non profit

22 Novembre Nov 2012 1558 22 novembre 2012

Nel Regno Unito crescono le memorial charities, organizzazioni senza scopo di lucro in memoria di persone scomparse.

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Nel Regno Unito crescono le memorial charities, organizzazioni senza scopo di lucro in memoria di persone scomparse.

Eleborare il lutto attraverso il non profit. E’ una tendenza in continua crescita nel Regno unito dove, nell’ultimo anno, la Charity Commission, commissione britannica che monitora le organizzazioni senza scopo di lucro, si è sempre più spesso trovata a gestire richieste di persone decise a creare una nuova organizzazione in memoria del parente o amico defunto.

A rivelarlo Third Sector, il magazine di riferimento del terzo settore inglese che ha aperto il servizio con un’intervista a Mitch Winehouse, padre della più famosa Amy. “Una fondazione che potesse educare i bambini alla musica. E’ stato questo il pensiero che mi ha accompagnato in quei giorni, subito dopo la morte di mia figlia”. La Amy Winehouse Foundation è nata pochi mesi dopo la scomparsa della cantante, nel luglio del 2011, finanziata principalmente grazie ai ricavi ottenuti dalle vendite del libro scritto da Winehouse sulla vita della figlia e grazie all’album uscito postumo.

Fondare una non profit in memoria di un parente scomparso non è solo roba da celebrities però. La maggioranza delle memorial charities create nell’ultimo anno sono nate dall’iniziativa di famiglie appartenenti al ceto medio, costrette ad affrontare la perdita prematura e spesso improvvisa di una persona cara. La Joanne Bingley Foundation, creata lo scorso anno dall’inglese Chris Bingley, in memoria della moglie morta suicida a pochi mesi dalla nascita della loro primogenita, è diventata una delle principali organizzazioni britanniche ad occuparsi di prevenzione della depressione post-partum, “Nessun altro deve soffrire quello che abbiamo sofferto noi“, spiega Bingley. “La fondazione ha fatto sì che la nostra tragedia non sia stata vana”. Le fondazioni insomma aiutano ad affrontare il dolore e il senso di perdita. Ma se possono essere strumenti di elaborazione del lutto utili a chi le crea, secondo la Charity Commission, non sono così necessarie per il non-profit britannico. “Registriamo migliaia di nuove non profit ogni anno ed è impossibile identificare effettivamente quante siano le memorial charities nate negli ultimi anni. ” Spiega la portavoce della Charity Commission, “Rimangono comunque numerose. Ad ognuno dei potenziali nuovi fondatori, suggeriamo di lavorare con un’organizzazione già esistente, invece di creare qualcosa di nuovo. Unire gli sforzi in un momento di crisi economica come questo potrebbe essere più utile. La scelta di fondare una non profit e intitolarla ad una persona amata, però è molto personale e non è sempre dettata da motivi razionali”.