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Fuori famiglia: cala il bisogno o calano i soldi?

28 Gennaio Gen 2013 1422 28 gennaio 2013

Tra il 2008 e il 2010 ci sono 1.400 bambini in meno fuori famiglia: secondo Tavolo Affido è il primo segnale di una ridotta capacità di tutela

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Fuori famiglia: cala il bisogno o calano i soldi?
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Tra il 2008 e il 2010 ci sono 1.400 bambini in meno fuori famiglia: secondo Tavolo Affido è il primo segnale di una ridotta capacità di tutela

«La casa è meravigliosa. Tanto spazio, tanta luce, tanta cura dei dettagli. Alle pareti i quadri della vicina scuola d’arte di Cantù. Persino la rampa dell’ascensore è affrescata. Sul divano e sulle mensole, giocattoli e libri. I letti sono fatti, ognuno con un peluche sul cuscino. È la Casa di Paolo e Piera, una comunità educativa per minori inaugurata il 5 giugno 2011 a Olgiate Comasco. È costata 1 milione di euro, raccolti sul territorio dalla Fondazione Paolo Fagetti, con il contributo della Fondazione Cariplo. Una nuova donazione, 200mila euro, è arrivata appena prima di Pasqua. Ma è vuota. In dieci mesi non ha mai visto un bambino»: così ad aprile 2012 iniziava la cover con cui VITA denunciava il “welfare taglia bambini".

Quella denuncia è ripresa ora dal Tavolo Nazionale Affido, che commenta i dati presentati a fine novembre dal Ministero delle Politiche sociali nel presentare nelle nuove Linee guida nazionali per l’affidamento familiare. Il quadro aggiornava la fotografia dei minori fuori famiglia, ferma al 2008. Il Tavolo nazionale affido, a partire da quel documento, fa alcune riflessioni e in particolare avanza sei richieste agli organi di governo centrali, regionali e locali. Eccole in sintesi.

«Tra il 31.12.2008 e il 31.12.2010 assistiamo ad una riduzione del numero dei minori fuori famiglia di circa 1.400 unità (passaggio dai 30.700 del 2008 ai 29mila del 2010) pari al 4,6%. Se si tratta di una variazione reale (la disomogeneità dei sistemi di monitoraggio e raccolta dei dati impedisce di dare a questo gap una fondatezza assoluta) la differenza, seppur di minima entità, indica una riduzione del numero di minori allontanati. In tal caso dovremmo chiederci se si tratti di una “riduzione del bisogno” (il che sarebbe indicativo di una migliore capacità di prevenzione degli allontanamenti e di un migliore stato di salute delle famiglie di origine) o se, invece, siano i primi segnali di una ridotta capacità di tutela (causata dalla progressiva contrazione delle risorse impiegate nel welfare) che lascerebbe non protetto un crescente numero di bambini e ragazzi.

Sei richieste
A nome delle famiglie affidatarie delle Associazioni e delle Reti familiari aderenti al Tavolo Nazionale Affido e, ancor più, a nome delle migliaia di bambini, ragazzi e famiglie bisognose di sostegno e accoglienza, chiediamo:

  1. allo Stato, di fissare i livelli essenziali per rendere esigibili i diritti civili e sociali così come previsto dall'Art. 117 della Costituzione italiana a cui deve fare riferimento la definizione delle prestazioni sociali;
  2. allo Stato e alle Regioni, di completare quanto prima il processo di attivazione di un sistema informativo nazionale dei servizi sociali che permetta di avere dati aggiornati, omogenei, confrontabili;
  3. alle Regioni, di adottare tutti gli atti normativi necessari a che le recenti Linee di Indirizzo trovino compiuta attuazione nei territori di loro competenza;
  4. allo Stato, alle Regioni e agli Enti Locali: sotto il profilo economico, di disporre stanziamenti adeguati ad assicurare l’effettiva tutela del diritto dei bambini e dei ragazzi a crescere in famiglia, anche mettendo in conto una revisione degli attuali sistemi di allocazione delle risorse finanziarie; sotto il profilo umano, di implementare la cultura della condivisione della progettualità tra i diversi soggetti, della trasparenza degli atti che riguardano i minori e dell’ascolto dei minori, favorendo forme che ne valorizzino il pensiero e il vissuto;
  5. alla Conferenza Stato – Regioni, di definire gli standard minimi per le diverse tipologie di comunità a cui le singole normative regionali devono far riferimento, in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, garantendo altresì un effettivo monitoraggio circa l’esistenza e il mantenimento degli standard richiesti, prevedendo atti formali di sospensione o cessazione dell’attività, laddove ciò non si verifichi;
  6. a tutte le Istituzioni competenti in materia di affidamento familiare, di valorizzare, secondo le rispettive competenze, la collaborazione non sostitutiva che può essere offerta dalle associazioni familiari e dalle reti di famiglie, a effettivo supporto e sostegno degli affidatari.