Elezioni 2013

Il mio faccia a faccia con Monti: mi ha convinto anche se...

28 Gennaio Gen 2013 1930 28 gennaio 2013

Raffaella Pannuti, presidente di Ant, racconta il confronto con il premier uscente a "Zeta” di Gad Lerner su La7

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Raffaella Pannuti, presidente di Ant, racconta il confronto con il premier uscente a "Zeta” di Gad Lerner su La7

Mario Monti ha partecipato ad un intervista a più voci nel nuovo programma di Gad Lerner “Zeta” di La7. Tra gli ospiti in studio anche Raffaella Pannuti, presidente di Fondazione Ant e relatrice della Piattaforma di Vita sul tema lavoro. Tanti i temi toccati, in particolare la riforma del lavoro targata Fornero e il non profit. Ecco come è andata.

Che bilancio fa del vis a vis televisivo con Mario Monti?
Monti ha riconosciuto nel non profit una fonte importante per risolvere i problemi sociali del Paese. La possibilità di fare per chi ha bisogno di aiuto. Il problema che il presidente ha posto è che quando ha dovuto governare, di fronte a quella crisi, non c'erano alternative.

Problema che si è posto anche sul tema lavoro?
Sopratutto sulla questione del lavoro. Il problema che si pone oggi con la riforma Fornero è quella dei contributi. Qualunque tipo di contratto è sottoposti ad una pressione fiscale tale da portare a scelta anche drammatiche, come il licenziamento. Le aziende questi costi non riescono a sostenerli. Monti ha assicurato che la legge verrà cambiata. In questo senso c'è un'apertura al Terzo Settore da parte di Monti che assicura attenzione maggiore.

È però un'apertura trasversale alle forze politiche...
Certo. Anche Fassina del Pd ha detto due parole sull'inadeguatezza della legge Fornero. Solo una battutina. È il leit motive della campagna elettorale. Ma io credo che i problemi del non profit siano altri.

Quali?
La legittimazione, la mancanza di un organo garante, trovare nel pubblico persone competenti, mettere mano alla legge 266 sul volontariato. Ma la cosa di cui abbiamo maggiormente esigenza sono regole certe per il futuro che ci permettano di programmare. Veniamo sistematicamente svantaggiati. Basti pensare che le persone fisiche possono detrarre fino a 2mila euro per il non profit ma fino a 100 mila euro per i partiti politici.

In cambio il non profit cosa mette sul piatto?
Noi, come non profit, siamo disposti a fare la nostra parte. Pagare quello che c'è da pagare e modificare quello che ci viene chiesto di cambiare. Ma vogliamo che ci siano regole chiare e interlocutori competenti. Finché però non ci sarà la capacità dello Stato di riconoscerci come partner credibili e paritetici per risolvere i problemi del welfare non cambierà mai nulla. Il Terzo Settore ha già messo sul piatto molto è ora che queste aperture si traducano in qualcosa di concreto.

C'è da dire che tutte queste aperture vivono sospese ad un "se” enorme. Monti assicura sostegno a meno che non si riproponga una congiuntura economica negativa...
Questo è il più grosso dubbio che rimane. Ma non dipende da noi purtroppo. Siamo convinti di poter essere una carta importante da giocare per l'uscita da questa empasse economica. Il non profit è risposta alla crisi, non una voce sacrificabile alla bisogna. Dalla crisi si esce lavorando insieme, non dando ricette dall'alto ma soluzioni condivise

Quindi è questo il punto, il giudizio deve cambiare?
Se non cambia questo approccio, che non è solo di Monti ma di tutta la politica, l'esito sarà drammatico. Sopratutto per tutti gli utenti del Terzo Settore. Significherà la scomparsa di servizi, cure e sostegno ai bisogni. Senza contare il costo che le casse pubbliche dovranno sostenere per sostituirsi a queste realtà.