dietro le quinte

Sconto Imu, c'è una commissione al lavoro

1 Febbraio Feb 2013 1102 01 febbraio 2013

Un "tavolo tecnico" informale si è insediato a Palazzo Chigi per studiare un eventuale alleggerimento dell'imposta per il non profit. Ma stando ben attenti a non urtare l'Europa

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Monti Governo 2012 Infophoto
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Un "tavolo tecnico" informale si è insediato a Palazzo Chigi per studiare un eventuale alleggerimento dell'imposta per il non profit. Ma stando ben attenti a non urtare l'Europa

Il margine di manovra è stretto, strettissimo. Ma qualcuno ci sta provando lo stesso: a Palazzo Chigim in una delle stanze ormai non troppo frequentate sotto campagna elettorale, si è insediato un tavolo tecnico composto da esperti dell'ufficio di Mario Monti e del ministero dell'Economia, che sono al lavoro per tentare di modificare (non con una legge, ma con circolari e risoluzioni) l'Imu per il non profit. Scopo delle riunioni è capire se e dove intervenire per non violare le norme europee sulla concorrenza ma al contempo alleggerire il peso di questa imposta che grava sempre di più sui già esigui bilanci degli enti non commerciali.

La direzione imboccata sarebbe questa: esenzione dall'Imu per chi opera pur in regime di commercialità (e ricordiamo che per la Ue è commerciale tutto ciò che non è gratuito o a "tariffa simbolica", cioè quasi gratuito) ma in un regime di scarsa concorrenza, ovvero laddove quell'ente non profit eroga un servizio unico, non disponibile presso altri operatori profit. Un esempio classico è la mensa per i poveri gestita da associazioni laiche o religiose: chi altri in Italia dà da mangiare gratuitamente agli indigenti? Non c'è mercato, quindi non c'è concorrenza, quindi l'Europa sta serena, quindi l'Imu non va pagata. Stesso discorso potrebbe farsi per le zone in cui i servizi di emergenza e trasporto sanitari sono garantiti solo da enti non profit: sono operatori unici, perché tassarli?

Niente esenzione invece sarebbe possibile, anche volendo, per altre realtà come le scuole paritarie (che ovviamente non sono le sole a offrire servizi di istruzione) o le cooperative sociali di produzione e lavoro, visto che anche queste operano in un regime di concorrenza di fatto - eh no, l'Europa il concetto di privato sociale non ce l'ha proprio - con imprese profit. Forse anche considerando i lavori di questa commissione sui generis ci si riesce a spiegare come mai tempo fa il ministero dell'Economia abbia dilazionato i termini per presentare alcune dichiarazioni utili ai fini Imu: inutile precipitarsi a far emergere la propria situazione, se le bocce non sono ancora ferme.