Crisi economica

Caritas: si consolidino i sistemi di welfare

14 Febbraio Feb 2013 1738 14 febbraio 2013

È l'appello che l'associazione ha lanciato nell'ultimo Rapporto che verrà presentato a Bruxelles e che analizza la condizione dell'Unione Europea dopo la crisi economica

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È l'appello che l'associazione ha lanciato nell'ultimo Rapporto che verrà presentato a Bruxelles e che analizza la condizione dell'Unione Europea dopo la crisi economica

“L'impatto della crisi europea”. Si intitola così il Rapporto che Caritas Europa presenterà settimana prossima a Bruxelles e che esamina l’impatto della crisi economica e delle misure di austerità in cinque “paesi deboli” dell’Unione Europea (Italia, Portogallo, Spagna, Grecia e Irlanda).

Qui potete trovare il Rapporto in forma sintetica

La prima parte del Rapporto che disegna i contorni drammatici della crisi Europea e del suo impatto sulla vita di tutti, si conclude con una riflessione importante e da acquisire per non continuare a far danni e a produrre iniquità: alcune misure di austerità possono essere state necessarie, soprattutto di fronte a situazioni in cui il sistema finanziario e creditizio, ma anche le persone o le società hanno vissuto per troppo tempo al di sopra delle proprie possibilità. Tuttavia, l’attuazione esclusiva di tali misure, di per sé, non sarà sufficiente a risolvere una crisi economico‐finanziaria non imputabile al solo comportamento della società civile. Inoltre, uno dei problemi legati alle politiche di austerità messe in atto dai governi risiede nel fatto che tali misure, che possono avere un qualche effetto positivo nel breve periodo, possono allo stesso tempo produrre delle conseguenze negative a lungo termine, soprattutto nel settore del welfare pubblico, della salute, dell’educazione.

Interessante i punti di tendenza sottolineati per l’Italia. la Caritas evidenzia alcune tipologie sociali emergenti, a forte rischio di povertà ed esclusione sociale, a causa della recente crisi economica:

  1. adulti di età compresa tra 40‐50 anni, che si ritrovano improvvisamente disoccupati dopo una vita di lavoro regolare;
  2. giovani adulti che lavorano sulla base di contratti a tempo determinato, collaborazioni occasionali , lavori stagionali, e che cambiano continuamente settore di lavoro e tipo di mansione. Tale indeterminatezza si riflette nell’incapacità a progettare il proprio futuro, in termini professionali, personali e familiari;
  3. piccoli imprenditori che devono fronteggiare bancarotta, fallimenti, difficoltà del mercato, indebitamenti, scivolamento nel mercato del credito illegale, ecc.;
  4. immigrati ex‐utenti Caritas che tornano in Caritas per chiedere nuovamente aiuto, dopo aver perso il lavoro a causa della crisi ed essere stati assorbiti dal mercato del lavoro nero;
  5. anziani che si fanno carico di figli e nipoti disoccupati, attingendo ai propri risparmi, vendendo l’abitazione di proprietà, accendendo finanziamenti a proprio nome, ecc.


In base all’analisi di alcuni dati raccolti in un campione di 195 Centri di ascolto nel periodo 2007‐2011, presso 15 regioni italiane (38 centri di ascolto nel Nord, 76 nel centro, 81 nel sud). Si registra anche l’aumento di quanti si rivolgono ai Centri d’Ascolto: fatto cento il valore di base dell’anno 2007, possiamo vedere come fino al 2010 gli aumenti si sono mantenuti sotto la soglia del venti percento (8,5% di aumento nel 2008 rispetto al 2007, 12,2% nel 2009, 19,8% nel 2010). Nel 2011 si registra invece una brusca impennata, con un aumento del 54,1% rispetto all’anno base 2007.

Nonostante la relativa stabilità degli indicatori ufficiali di povertà, basati sul calcolo della povertà relativa secondo il reddito o i consumi della famiglia, Caritas Italiana evidenzia un forte aumento della richiesta di aiuto nel corso degli ultimi 5 anni. Al momento della pubblicazione del Rapporto non erano ancora disponibili dati relativi al 2012.

Ai competenti governi nazionali e locali, Caritas chiede di consolidare (e non indebolire) i sistemi di welfare, rafforzare i servizi essenziali, implementare misure di inclusione attiva nel mercato del lavoro, attribuire livelli di partecipazione alla spesa proporzionati al livello dei rispettivi redditi, prevedere la possibilità che le amministrazioni forniscano inserimenti lavorativi di “ultima istanza” a favore di soggetti esclusi dal mercato del lavoro, assicurare una governance inclusiva, migliorare il controllo e la pianificazione dei servizi e delle prestazioni sociali.

In allegato e scaricabile il Rapporto in versione integrale