la versione di Johnny

Dotti: la vera rivoluzione è la mia

21 Febbraio Feb 2013 1859 21 febbraio 2013

Alla vigilia della sua Festa dei beni comuni, il candidato "social" di Ambrosoli racconta il perché del suo impegno. "Le istituzioni e i partiti sono morti. Serve una svolta sui beni comuni: sogno una società meno individualista che crei legami. Contro lo statalismo di Grillo e Lega"

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Alla vigilia della sua Festa dei beni comuni, il candidato "social" di Ambrosoli racconta il perché del suo impegno. "Le istituzioni e i partiti sono morti. Serve una svolta sui beni comuni: sogno una società meno individualista che crei legami. Contro lo statalismo di Grillo e Lega"

"La politica è fatta per le cose impossibili. Per quelle possibili basta il computer..." Johnny Dotti è così, prendere o lasciare. Diretto, spiazzante, a volte paradossale. Ma non è un filosofo: tutt'altro. Di cose concrete ne ha fatte tante nel terzo settore - da responsabile del Gruppo CGM e di Welfare Italia, solo per citare le esperienze più recenti - e adesso è pronto per farne altre al governo della Regione Lombardia.

Perché la prossima sfida di Dotti (49 anni, bresciano, sposato, quattro figli) è essere eletto con la lista Ambrosoli (dove è candidato nella circoscrizione Milano) e, magari, diventare assessore al Welfare. Stasera 21 febbraio lo attende la Festa dei Beni Comuni a Milano, allo spazio Galdus (via Pompeo Leoni 2); prima però ha risposto a qualche domanda per vita.it

Qualcuno se lo aspettava, qualcun altro no: sta di fatto che anche lei ha ingrossato la pattuglia dei leader non profit che tentano la scalata politica. Perché?
Ma io sento di aver sempre fatto politica, nella mia vita. Il punto è che oggi le istituzioni pubbliche sono talmente in crisi che o riescono a recuperare il rapporto con quello che succede qui fuori, o la società sarà definitivamente schiacciata. E poi abbiamo bisogno che qualcuno nelle istituzioni sappia non solo valorizzare la società, ma anche cambiare le cose. I partiti - lo sto vedendo adesso in campagna elettorale - sono morti: al massimo ti sanno dire quanti palloncini devi portare o quante magliette stampare, ma un ragionamento che è uno non lo sanno produrre.
Però mai come negli ultimi anni i politici hanno parlato di sussidiarietà, società civile, gruppi intermedi...
Vero, ma più si è parlato di sussidiarietà meno ce n'è stata. Idem per la società civile. Vede, io non ho una concezione gerarchica della politica: sopra ci sono i politici che aprono spazi verso il basso. Io sogno la poliarchia, dove esiste la capacità di prendersi responsabilità collettive e non individuali e basta. Ma soprattutto vivo questa avventura con ironia: non mi concepisco da solo, con me ci sono tante persone e tanti amici e so benissimo che le variabili sono tante, quindi... per i prossimi otto anni, mi sono detto, proverò a fare politica, poi farò altro.
La sua campagna elettorale, come dimostra il titolo dell'appuntamento di questa sera, ha come slogan il "governo dei beni comuni". Cosa sono per lei e perché sono così importanti?
I beni comuni per me non sono innanzitutto quelli pubblici, di cui si occupa la pubblica amministrazione, ma tutti quei momenti vivendo i quali ciascuno di noi si identifica nella collettività: welfare, scuola, sanità, trasporti, beni culturali. Credo sia chiaro perché sono importanti. Per tutti questi beni comuni io immagino forme diverse, di natura non privatistica, perché non basta privatizzare e basta, ma di sovranità collettiva.
Cioè?
Finora il cittadino si è trovato solo davanti ai suoi bisogni, soprattutto nel settore del welfare. Il messaggio era: ti diamo libertà di scelta, ti diamo i voucher, adesso vai e scegli. No, essere liberi non significa solo avere tante opzioni ma scegliere il legame che ti libera veramente. Servono soggetti collettivi che non ti lascino solo davanti alla malattia, al lavoro che non c'è, a tuo figlio che fa fatica a scuola. La sussidiarietà ha bisogno di legami, altrimenti l'individuo lasciato da solo è perso, anche se ha dieci ospedali dietro casa.
La sanità lombarda è spesso citata come esempio di eccellenza, pur negli scandali recenti. Cosa tiene e cosa butta di questo modello?
Tengo quello che ha fatto Formigoni fino a dieci anni fa. L'idea di ristrutturare il welfare e la sanità era giusta, moltiplicare gli attori anche. Butto invece l'eccessiva individualizzazione e l'uso troppo centralizzato di denaro pubblico. La sussidiarietà non si alimenta coi soldi pubblici. Quando hai miliardi da distribuire a chi li dai? Che criteri usi? Il rischio spartizione diventa troppo alto. Invece con la poliarchia, tanti soggetti che hanno responsabilità, il rischio si riduce, ma devi cedere sovranità. E' l'unica strada. Penso alle mutue, ad alleanze tra istituzioni e terzo settore e, nel settore della formazione, a imprese di minorenni grazie alla collaborazione tra scuola, artigiani, piccole imprese e apprendistato.
Domandine tipiche da campagna elettorale. Cosa pensa di Maroni e della Lega?
La Lega è la forza più statalista che ci sia. Ha solo ridotto i confini dello Stato, ma vuole centralizzare tutto. Io la penso all'opposto.
Grillo?
Pensa di fare la rivoluzione, ma noi siamo molto più trasgressivi di lui. Avete letto il programma? Vorrebbe nazionalizzare tutto, come idee siamo al fascismo. Così muore la democrazia. Ma devo anche dire che i grillini che conosco sono molto meglio di Grillo.
Manterrà il buono scuola?
Ripeto: non sono per l'individualizzazione delle risposte. Non sono contro i voucher di per sé, ma bisogna usarli meglio.
Quindi?
Quindi i genitori dovrebbero essere liberi di scegliere il percorso migliore per i loro figli, con altre famiglie. Come, lo vedremo insieme.

Qui la cronaca della festa. Qui il suo sito e i suoi impegni