Elezioni 2013

Marco Revelli: «Bye bye Seconda Repubblica»

25 Febbraio Feb 2013 1906 25 febbraio 2013

Il sociologo autore del recente "Finale di partito": «È il fallimento del sistema bipolare. Tanto più che invece di un Terzo Polo centrista, ne è emerso uno ellittico come quello di Grillo in grado di far saltare il banco»

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Il sociologo autore del recente "Finale di partito": «È il fallimento del sistema bipolare. Tanto più che invece di un Terzo Polo centrista, ne è emerso uno ellittico come quello di Grillo in grado di far saltare il banco»

Comunque vada sarà un insuccesso. Nel pieno dell’altalena dei numeri, lo storico e sociologo Marco Revelli, autore del recente “Finale di partito” (un bel saggio sulla crisi dei partiti tradizionali) e della prefazione al libro della collana Vita-Feltrinelli, “Senza partito”, traccia una prima linea di confine di queste elezioni: «In ogni caso, questo è già chiaro, siamo di fronte al tracollo della Seconda Repubblica».

Come sarà la Terza?
Difficile da dirsi, certo è che il bipolarismo nei fatti non c’è più. Pensiamo solo che l’attuale coalizione di centrosinistra in termini assoluti ha preso meno voti del solo Partito Democratico del 2008 e che le due coalizioni tradizionali di centrodestra e centrosinistra non arrivano al 50% delle preferenze. Ha votato meno del 75% degli aventi diritto, meno 6% rispetto alle elezioni del 2008. Se poi guardiamo al 2006, le ultime elezioni “normali”, prima che esplodesse la recessione l’astensione è cresciuta di 9 punti percentuali e si sono persi 4 milioni di voti. Ma soprattutto c’è un terzo elemento che ha fatto saltare il banco.

Grillo?
E sì, perché fino a ieri si pensava a un terzo polo centrista, moderato che potesse in qualche modo servire da detonatore. E invece è emerso un terzo polo ellettico che eserciterà uno spostamento di carico sul sistema in grado di ribaltare tutto. Sopratutto se si dovesse scegliere la strada dalla Grande Coalizione Pd-Pdl per riscrivere la legge elettorale e tornare alle urne. In questo caso Grillo andrebbe al 50%.

Che dire invece dei rivoluzionari di Ingroia, movimento con cui lei ha dialogato spesso in questi mesi prima di lasciarlo?
Dico che una sconfitta prevedibile, quindi è una sconfitta che fa meno male.