la storia

La Casa di Paolo non è più vuota

1 Marzo Mar 2013 1638 01 marzo 2013

Ne abbiamo parlato un anno fa. Una casa costruita per i bambini allontanati dalle loro famiglie, vuota non perché mancassero bambini, ma perché i servizi non hanno più soldi. Dopo 21 mesi, cambiata la destinazione, entrano oggi i primi utenti: la Casa di Paolo accoglierà ragazzi disabili

  • ...
Foto Casa 001
  • ...

Ne abbiamo parlato un anno fa. Una casa costruita per i bambini allontanati dalle loro famiglie, vuota non perché mancassero bambini, ma perché i servizi non hanno più soldi. Dopo 21 mesi, cambiata la destinazione, entrano oggi i primi utenti: la Casa di Paolo accoglierà ragazzi disabili

L’inaugurazione è stata domenica 5 Giugno 2011. Sono passati ventun mesi, da allora. Ventun mesi in cui questa casa – costruita per accogliere bambini e ragazzi di famiglie in difficoltà e allontanai dal Tribunale – è rimasta vuota. Con i peluche appoggiati sui letti già fatti e i giocattoli sparsi sul tappeto del grande soggiorno. Oggi, 1 marzo 2013, nella casa di Paolo e Piera entreranno cinque bambini. Sono i primi, fatta eccezione per una parentesi la primavera scorsa, quando alcuni bambini furono accolti in diurno: un parentesi durata pochissimo.

«Mi tolgo un gran peso dal cuore», dice Enrico Fagetti, il presidente della Fondazione Paolo Fagetti, che ha messo insieme sul territorio dell’olgiatese, in provincia di Como, il milione di euro per costruire questa casa e che non sopportava di vederla vuota. Enrico è il papà di Paolo, morto a trent’anni in moto: faceva il volontario in quello che era ancora un istituto per minori, e i genitori hanno deciso di continuare a far vivere almeno i suoi progetti. Già la scorsa primavera Enrico, deluso e arrabbiato, aveva accusato il “welfare taglia bambini”: «Possibile che in Italia nessun bambino abbia bisogno di un aiuto di questo tipo, quando pochi anni fa le comunità avevano le liste d’attesa? Ci avessero detto che questo era un servizio inutile, avremmo fatto altro. Sembra che i bambini siano spariti. In realtà sono spariti i soldi». Lui aveva raccontato la sua storia sulla copertina di Vita, dopo di noi l'hanno chiamato in tanti, anche dalle tv nazionali. Il presidente Napolitano, a cui ha scritto più volte per raccontare il folle nonsenso di questa vicenda, nel frattempo lo ha fatto Cavaliere.

Dopo mesi e mesi di tentativi e esplorazioni di strade per superare l’impasse, con incontri e scontri con tante realtà del welfare, «abbiamo individuato una nuova strada. Ci rivolgiamo ora a un bisogno diverso da quello che avevamo immaginato inizialmente, e va bene così». La Casa di Paolo e Piera, quindi accoglierà dopo la scuola alcuni bambini con disabilità, in particolare con disabilità psichiche e relazionali. L’idea è nata da una collaborazione con il Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese e l’associazione Dono, che riunisce i genitori dei bambini che oggi frequentano il CDD del vicino comune di Lurate Caccivio. «È emerso che nel nostro territorio non esiste una realtà specifica per minori disabili o che dia sollievo alle loro famiglie, accogliendo i ragazzi per un week end», spiega Enrico. «Ad oggi i ragazzi frequentano il CDD di Lurate Caccivio, ma lì sono 60 persone dagli 8 ai 45 anni, è chiaro che le esigenze sono molto diverse». A gestire il servizio sarà la Cooperativa sociale Paolo Fagetti onlus, una costola della Fondazione, con la collaborazione e la supervisione del Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese.

Le idee non mancano. Oltre ai week end di sollievo (già nove le famiglie che hanno fatto richiesta) si pensa ad esempio di offrire ai bambini la possibilità di fare in sede visite mediche specialistiche, in un contesto che già conoscono. «Questa attività con i bambini disabili», sottolinea poi Enrico, «ci consente inoltre di essere molto aperti al territorio e di fare tante attività con i volontari, cosa che nel caso della struttura protetta, che pensavamo all’inizio, sarebbe stato più complicato. E anche questo è un bene».