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Chiusura opg, la via del Brasile

4 Marzo Mar 2013 1630 04 marzo 2013

A fine mese chiudono i 6 ospedali psichiatrici giudiziari d'Italia. Da domani sarà in Italia Virgilio De Mattos, autore di un libro sull'esperienza brasiliana

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Virgilio De Mattos
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A fine mese chiudono i 6 ospedali psichiatrici giudiziari d'Italia. Da domani sarà in Italia Virgilio De Mattos, autore di un libro sull'esperienza brasiliana

Il 31 marzo chiuderanno i sei ospedali psichiatrici giudiziari esistenti in Italia. Lo prevede la legge 9/2012, ma a meno di un mese dalla data fissata non c’è alcuna certezza. Una situazione incredibile, che Vita racconta nel numero in edicola da venerdì, in un reportage dall'opg di Castiglione delle Stiviere.

Dopo il 31 marzo nessun giudice potrà più autorizzare le misure di sicurezza negli attuali opg, ma nessuno sa dire dove dovranno andare nuovi e vecchi imputati. In Italia sono fra le 1000 e le 1500 le persone internate in opg, e ad oggi non esiste nessuna delle nuove strutture da 20 posti che la legge prevede siano realizzate in sostituzione degli opg (le risorse sono state destinate alle Regioni solo il 7 febbraio scorso).
Per accompagnare questo storico e delicatissimo passaggio, arriva in Italia Virgilio De Mattos, docente all’Università di Belo Horizonte, nello stato del Minas Gerais, in Brasile. In Minas Gerais c’è l’esperienza del PAI-PJ-TJMG, “Programma di attenzione integrale”, che De Mattos ha raccontato in un suo libro, di fresca pubblicazione in Italia in una collana a cura di Peppe Dell’Acqua, già direttore del DSM di Trieste. Il libro di intitola Una via d’uscita (edizioni alphabeta). Il libro sarà presentato a Roma, Milano e Bologna tra il 5 e il 7 marzo (qui gli appuntamenti http://bit.ly/collana180).

«I dati sono eloquenti: oltre mille malati di mente autori di reato sono stati seguiti in poco più di 5 anni di funzionamento e, la cosa più impressionante, la percentuale di recidive è stata prossima a zero, principalmente per i reati contro la persona. Al di là di ogni fredda analisi numerica, abbiamo, relativamente al paradigma della cura, la dimostrazione di un vero e proprio cambiamento, in grado di prevenire prima ancora che trattare. Tale prevenzione è basata innanzitutto sulla responsabilizzazione dei pazienti i quali, aiutati dai familiari e da personale specializzato, affrontano il proprio caso e ne indicano possibili soluzioni.
Il PAI-PJ unisce i tre angoli di un ipotetico triangolo assistenziale, nel quale trovano simultaneo sviluppo tre azioni: quella giuridica, quella sociale e quella clinica».

I malati di mente autori di reato lì vengono riconosciuti responsabili del reato, ma a differenza dagli Stati Uniti, dove lo psicopatico viene isolato in carcere, in contesti ancora più duri, qui le persone possono liberamente circolare, poiché «è nelle situazioni di libertà che si devono trovare le risorse per affrontare gli ostacoli. Se il paziente rimane chiuso in un contenitore e poi si apre la porta perché possa uscire, si troverà dinanzi agli stessi problemi di prima. Il paziente invece deve essere accompagnato, man mano che affronta i problemi».

Questo è il punto 22 dell’elenco di 22 punti che De Mattos mette in chiusura del libro: «tutti i cittadini devono essere considerati imputabili, per poter avere un giudizio penale con tutte le garanzie previste. Devono aver diritto al processo per poter ricostruire gli eventi che in esso sono culminati; diritto al contraddittorio e alla difesa legale. Nel caso di una condanna ci deve essere l’imposizione di una pena con dei limiti fissati, deve essere possibile la detrazione, la progressione del regime di detenzione, la libertà condizionata, e al caso la transazione penale, la sospensione condizionata del processo e l’estinzione della punibilità, per prescrizione».