proposte

Caro Beppe, ok sul reddito di cittadinanza ma che sia attivo

15 Marzo Mar 2013 1658 15 marzo 2013

Il direttore generale della Fondazione Con il Sud: il provvedimento che hanno in testa i 5 Stelle rischia di costituire una misura assistenziale ed incrementare il lavoro sommerso. Ecco come evitare questo rischio

  • ...
  • ...

Il direttore generale della Fondazione Con il Sud: il provvedimento che hanno in testa i 5 Stelle rischia di costituire una misura assistenziale ed incrementare il lavoro sommerso. Ecco come evitare questo rischio

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” (Art. 1 Costituzione). Con il lavoro, vengono sostenute le casse previdenziali e quindi i pensionati, si contribuisce al costo della macchina dello Stato attraverso le ritenute sul reddito, si alimentano i consumi (e a catena di nuovo il lavoro) e gli investimenti. Ma è, soprattutto, uno strumento per realizzarsi con dignità. La realtà dei fatti, però, disattende l’Articolo 1. Una seppur parziale risposta al centro dell’attuale dibattito politico è il Reddito di cittadinanza, generalmente inteso come un sostegno minimo garantito per l’esistenza della persona, finalizzato a consentire ai cittadini di vivere con dignità, pagare l’affitto ed essere autonomi. Ma da più parti si sollevano timori che tale reddito possa costituire una misura assistenziale ed incrementare il lavoro sommerso.

Appare quindi più opportuno sviluppare il concetto di Reddito di cittadinanza attiva, una sorta di volontariato di cittadinanza: un reddito che viene assegnato a persone che offrono il proprio contributo attivo per il bene della collettività. Il reddito, così configurato, dà dignità a chi lo riceve rispetto ad un sussidio di disoccupazione; evita fenomeni quali ad esempio la percezione di sussidi di disoccupazione da parte di evasori totali; si propone infine come mezzo per professionalizzare una cittadinanza attiva.

Naturalmente è importante individuare una formula organizzativa efficace, evitando fenomeni assistenzialistici, magari attraverso il mondo del Terzo settore. Immaginiamo attività di supporto ad anziani e disabili, baby sitter per le neo-mamme, tutor scolastici, fino a istituzionalizzare attività attualmente ritenute “eversive” come le azioni di guerrilla gardening (ovvero incursioni per la cura del verde pubblico) o iniziative simili sul tema del riuso di oggetti usati.

Si tratta di mettere in piedi un’infrastrutturazione sociale organica nel nostro Paese, intendendo per infrastruttura non ponti e strade fisiche ma vie di comunicazione tra cittadini, il tessuto connettivo che tiene insieme la comunità, sulla base di un’economia sociale di scambio: nel rapporto tra una ragazza inoccupata che percepisce il Reddito di cittadinanza attiva come baby sitter e la neo-mamma lavoratrice, chi è il vero assistito?