trasparenza

Anche il non profit ha una "casta"?

27 Marzo Mar 2013 0937 27 marzo 2013

In Gran Bretagna la rivista Third Sector pubblica i lauti stipendi dei dirigenti delle maggiori chiarities, e scoppiano le polemiche. E' giusto che un manager del non profit guadagni oltre 300mila euro l'anno?

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In Gran Bretagna la rivista Third Sector pubblica i lauti stipendi dei dirigenti delle maggiori chiarities, e scoppiano le polemiche. E' giusto che un manager del non profit guadagni oltre 300mila euro l'anno?

Ha suscitato un vasto dibattito in Gran Bretagna la decisione della rivista Third Sector di pubblicare gli stipendi dei manager delle più importanti associazioni non profit del paese (la lista completa è scaricabile in allegato). Scorrendo i dati si è scoperto infatti che i dirigenti britannici delle charities non se la passano affatto male, raggiungendo in alcuni casi (ma anche superando) i 350mila euro annui (300 mila sterline circa). Nessuna delle prime 150 associazioni per ricavi, che Third Sector ha interpellato, corrisponde uno stipendio annuo inferiore a 100mila sterline (117mila euro) al proprio direttore o presidente.

La top ten tra le charities "classiche" (Third Sector pubblica gli stipendi anche di manager di strutture sanitarie private, teatri, istituzioni culturali) vede al primo posto la Consumer's association, che sborsa uno stipendio da 365mila euro annui a fronte di entrate pari a 89 milioni l'anno; al secondo c'è la Mairie Stopes international con 318mila di stipendio su 170 milioni di ricavi; al terzo Save the children, 307mila euro su 74 milioni. I direttori delle prime 20 charities, comunque, non scendono sotto le 250mila sterline l'anno di stipendio. Il record assoluto lo detiene il manager della London Clinic, gestita da un ente non profit, che percepisce un milione di sterline l'anno a fronte di 124 milioni di ricavi; la più sobria è l'associazione Catch22, attiva contro disagio e devianza, che paga uno stipendio dirigenziale da 120mila sterline l'anno (oltre 140mila euro) su un bilancio di 43 milioni.

"E queste le chiamate charities?", ha tuonato sul suo blog il noto polemista nonché collaboratore del Guardian Johnny Void. "Questi manager si arricchiscono alle spalle dei poveri, e le loro associazioni pagano una miseria i lavoratori disoccupati costretti a dare loro una mano per non perdere i sussidi". Void di riferisce al contestato "workfare", ovvero l'obbligo per i disoccupati in cerca di lavoro di prestare servizio semi-volontario per le charities, pena la perdita degli aiuti statali. Tra le non profit che strapagano i dirigenti, tra l'altro, figura una delle principali agenzie che si occupa proprio di reinserimento lavorativo, la Shaw Trust, che retribuisce il presidente 180mila sterline l'anno.