Quattro anni dopo

L'Aquila, 30mila ancora senza casa

5 Aprile Apr 2013 1905 05 aprile 2013

Per quasi la metà degli sfollati non è ancora stata trovata una soluzione definitiva. Pappalepore (Csv L'Aquila): l'unica buona notizia è la nascita dei comitati cittadini

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Per quasi la metà degli sfollati non è ancora stata trovata una soluzione definitiva. Pappalepore (Csv L'Aquila): l'unica buona notizia è la nascita dei comitati cittadini

È il quarto anniversario del terremoto che rase al suolo L'Aquila il 6 aprile del 2009. Dalle 3.32 di quella notte sono passati 1460 giorni. Come sono cambiate le cose? Quali passi avanti sono stati fatti nel recupero del territorio e nella ricostruzione della città? Ecco il resoconto di questi anni, dalla situazione edile alle condizioni del tessuto sociale.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Il sindaco de L'Aquila Massimo Cialente

La popolazione assistita dallo Stato ammonta a oltre 22 mila persone di cui circa 12 mila nel progetto C.A.S.E. antisismiche, e quasi 2700 nei progetti Map. A questi si aggiungono quasi 6700 con contributo di autonoma sistemazione. Negli alberghi in Abruzzo restano poco più di 140 persone. La città è ancora distrutta, gli aquilani hanno perso le speranze. Una disperazione figlia di due padri. Il primo è che la terra in questi anni ha continuato a tremare. L’ultima scossa questa mattina (5 aprile, ore 9.40, magnitudo 2.4), segnale che lo sciame sismico non si è mai arrestato. In quattro anni si sono fatti solo puntellamenti (diversi dei quali da rivedere) che per L'Aquila sono costati circa 250 milioni di euro. Il secondo invece è che nonostante i Piani di ricostruzione (a partire da quello dell'Aquila) e delle frazioni sino stati approvati, il sindaco del Comune dell'Aquila, Massimo Cialente, ha lanciato l’allarme dicendo che «i soldi non ci sono. Sono finiti e adesso si naviga a vista». Sindaco che appare tutt'altro che ottimista per il post terremoto: «il clima di scoramento e sfiducia» ha spiegato, «sta coinvolgendo i cittadini, soprattutto i giovani, che stanno cominciando ad arrendersi e ad andare via. Vivere all'Aquila è troppo difficile, posso chiedere alla gente il sacrificio di crederci e di avere fiducia, solo se possiamo vedere parte del centro e delle frazioni ricostruite entro il 2018; se invece dirò che si finirà per il 2024 tutti andranno via e L'Aquila per il 2018 farà 35-40 mila abitanti».

Gran parte della popolazione continua a vivere nelle 19 new town lasciate a deteriorarsi perchè senza alcuna manutenzione e per di più con l'incubo incolumità dopo le recenti inchieste penali sulla realizzazione delle abitazioni provvisorie del progetto “C.A.S.E.” ma anche dei moduli abitativi provvisori (Map) per i quali i consulenti della Procura hanno accertato l'utilizzo di materiali non idonei e in taluni casi scadenti. Sotto il profilo dell'attività giudiziaria, il 2012 (sentenza del 22 ottobre) è stato segnato dalla condanna a sei anni di reclusione, per i sette scienziati della Commissione Grandi Rischi, che si riunì all'Aquila, una settimana prima dei tragici accadimenti. Una condizione di precarietà che investe non solo la cittadinanza ma anche il Terzo Settore.

IL SOCIALE ABBANDONATO DAGLI ENTI LOCALI

Il presidente del Centro Servizi per il Volontariato, Gianni Pappalepore

Gianni Pappalepore, presidente di Csv l'Aquila non usa mezzi termini «il Terzo Settore nella sua forma classica, quindi inteso come associazionismo, volontariato e cooperazione, non ha vissuto nessun cambiamento sostanziale nel post terremoto. Era un mondo in crisi dopo il terremoto ed è rimasto tale». Il problema principale per Pappalepore è uno solo, «non c'è ascolto. Non siamo considerati, nonostante tutto quello che abbiamo fatto, un attore che possa rappresentare qualcuno o qualcosa. Il terremoto da questo punto di vista non è servito a nulla, la politica nonostante le scosse è rimasta un monolite».
C'è però il fenomeno dei comitati cittadini. Subito dopo il sisma e nei 4 anni successivi la città ha visto la nascita di nuovi gruppi. Un grande fermento di cittadinanza attiva che fa ben sperare. «Abbiamo censito oltre 40 nuove realtà», spiega Pappalepore, «in questi giorni, in cui ricorre l'anniversario, i comitati sono gli unici ad aver promosso incontri, manifestazioni ed eventi. La Pubblica amministrazione non farà nulla di ufficiale. Solo la diocesi ha proposto una fiaccolata. Comune, Provincia e Regione non sono pervenute». Di fondi in realtà il non profit ne ha ricevuti. «Dal punto di vista economico sono stati erogati diversi finanziamenti. Una cifra intorno ai 4 milioni di euro è arrivata per la 266 sul Volontariato e 2 milioni sulla 383 dell'Associazionismo. Soldi che hanno dato vita a diversi progetti sociali sul territorio» continua il presidente che conclude amaro, «di per sé quindi sono stati fatti interventi sulla ricostruzione sociale. Proposte anche interessanti. Ma con un grosso handicap. Noi facciamo i progetti ma gli enti locali non recepiscono nulla di quello che nasce e non danno seguito alle esperienze e agli interventi che inevitabilmente finiranno una volta scaduti i finanziamenti».
Tra i più attivi nel post sisma c'è la Caritas Italiana. Grazie alla solidarietà espressa da quasi 23.500 donatori e dalla Conferenza Episcopale Italiana, la raccolta fondi è stata di 35.143.685 euro. Di questi l'associazione ne ha già impegnati 31.500.000 euro. 1.3 milioni per emergenza e primo aiuto, 900mila euro per progetti sociali e oltre 29,3 milioni per interventi di ricostruzione.
Don Andrea La Regina è il responsabile dell'Ufficio Macroprogetti di Caritas che spiega come «in questo momento abbiamo due versanti d'impegno diretto. Da una parte ultimare le costruzioni che abbiamo iniziato. Dall'altro accompagnare la Caritas diocesana con progetti di natura sociale, sull'immigrazione e i centri di ascolto». Il vanto di Caritas è che «non abbiamo abbandonato la comunità, ma ci viviamo grandi difficoltà. Da una parte perchè non c'è la stessa disponibilità di volontari che c'era all'inizio dell'emergenza e in secondo luogo perchè non esiste una rete sociale reale. Non c'è comunicazione tra le varie anime sociali del territorio ma nemmeno con le istituzioni».

Il percorso che ha portato alla situazione di oggi è un tunnel lungo 1460 giorni alla fine del quale non si vede la luce. Una via crucis per i cittadini aquilani che ha vissuto di tre grandi momenti: il conto dei danni, la prima emergenza e le raccolte fondi.

IL 6 APRILE 2009

La sede del Comune de L'Aquila il giorno dopo il sisma

Alle 3.32 del 6 aprile 2009 una scossa di magnitudo 6.3 - avvenuta ad una profondità di 8,8 km e con epicentro tra L'Aquila, Tornimparte e Lucoli - provocò all'Aquila e nel circondario migliaia di crolli che causarono la morte di 309 persone, tra cui una bimba che sarebbe dovuta nascere la mattina del sei aprile e che non è mai nata, e il ferimento di altre 1.600.

I NUMERI DELL'EMERGENZA

Una mamma ospite delle 17 tendopoli allestite dalla Protezione Civile per l'emergenza

Gli sfollati nell'immediato furono 70.000. Di questi, 35mila furono accolti in tenda e 30mila in hotel e case private. La scossa ha prodotto quattro milioni di tonnellate di macerie. Furono 23 mila gli edifici privati con danni gravi e 11 mila quelli con danni di media entità; 470 gli edifici pubblici gravemente danneggiati e 550 quelli classificati come “medi”; mille gli edifici culturali con danni gravi e 842 quelli con danni medi. In tutta l'area dei comuni del cratere furono riscontrati danni enormi: le verifiche successive al sisma riscontrarono 753 edifici danneggiati in provincia dell'Aquila e 390 nei Comuni delle altre province. Ingenti i danni anche al patrimonio culturale e architettonico tra cui 1.053 chiese e 501 palazzi nel centro storico del capoluogo abruzzese.

I FONDI

Il concerto “Amiche per l'Abruzzo” una delle tante racolte fondi attivate per l'Aquila

Le risorse finanziarie stanziate per gli interventi post-terremoto come rilevò la relazione “'La ricostruzione dei comuni del cratere aquilano” (in allegato in versione integrale) del ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, sono pari a circa 10,6 miliardi, di cui 2,9 relativi all'emergenza e 7,7 per la ricostruzione. Risultano ancora da utilizzare 5,7 miliardi. A questi vanno aggiunti i soldi ricavati da raccolte "private”. Cioè quelle attivate dalla società civile. Raccolta questa che è stata spesso sotto attacco e di cui è difficile dare una somma realistica. Come testimoniava infatti una inchiesta de ilcapoluogo.com ad un anno dal sisma la situazione era molto torbida. Nessuan trasparenza tanto che il portasle online aveva censito ben 439 raccolte "spontanee" (cioè escluse quelle collegate alla Protezione civile). Di queste, solo 189 (il 43%) avevano comunicato la somma effettivamente incassata, e solo 44% (il 10%) hanno aggiunto un'informazione ancora più essenziale: per quali scopi sono stati utilizzati i fondi. Il totale ricavato da ilcapoluogo.com è impressionante: oltre 184 milioni, escluso appunto il 57% dei soggetti che non ha voluto essere trasparente.