OffshoreLeaks

Uic, Lila e Cbm Milano: noi non c'entriamo

5 Aprile Apr 2013 1641 05 aprile 2013

Nell'inchiesta internazionale sui paradisi fiscali appaiono anche i nomi di tre charities italiane. Lo stupore e l'amarezza di Unione italiana ciechi, Lila e Centro per il bambino maltrattato «coinvolte loro malgrado»

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Nell'inchiesta internazionale sui paradisi fiscali appaiono anche i nomi di tre charities italiane. Lo stupore e l'amarezza di Unione italiana ciechi, Lila e Centro per il bambino maltrattato «coinvolte loro malgrado»

Sorpresa, stupore, amarezza... sono tra i sentimenti che stanno vivendo i responsabili di Uic (Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti), Lila (Lega italiana per la Lotta contro l’Aids) e Cbm – Milano (Centro per il bambino maltrattato e la cura della crisi familiare) dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica internazionale OffshoreLeaks. Per l’Italia il settimanale Espresso ha pubblicato il lavoro realizzato dal media network di Washington The International consortium of investigative Journalist (Icij). Nel database con 122mila società offshore con base nei paradisi fiscali planetari:dalle Isole Vergine alle Cayman alle Cook Island si trovano i nomi di 200 italiani e tra questi, il settimanale Espresso sottolinea «con sorpresa, tra i beneficiari sono riportati anche tre enti caritatevoli...».
Proprio Unione ciechi, Lila e Cbm-Milano che non ci stanno a essere mischiati in questa storia di conti cifrati, società offshore ed evasione fiscale. Se è vero che alcune fonti spiegano che aver indicato i nomi delle onlus potrebbe essere stato un escamotage per evitare controlli della magistratura, resta il fatto che vedere il nome della propria associazione accostato all’inchiesta OffshoreLeaks è stato fonte di preoccupazione e amarezza.

Il presidente nazionale dell’Unione Ciechi, Tommaso Daniele, attraverso una nota «smentisce categoricamente ogni rapporto con i trust, del tutto sconosciuti alla sede centrale e alle sedi periferiche dell’Unione», da parte sua Daniele dichiara di «aver svolto un’indagine interna dalla quale risulta l’assoluta estraneità a quanto riportato dai media». Da qui l’invito a chi ha effettuato l’inchiesta a «fornire notizie dettagliate su chi avrebbe effettuato le donazioni e sui soggetti che le hanno ricevute». Ma non finisce qui. L’Uic, infatti, si riserva di adire le vie legali ove ne ricorressero gli estremi.

Il ricorso alle vie legali a tutela dell’onorabilità dell’organizzazione è una strada cui guarda anche la Lila, dopo aver respinto «fermamente, fatte le opportune verifiche, ogni ipotesi di coinvolgimento in qualsivoglia trust». La lega italiana per la Lotta contro l’Aids in una nota sottolinea di non avere conti offshore e «non ha rapporti con alcun trust o con le persone indicate dall’inchiesta dell’Espresso», inoltre, si definisce «Vittima di una manovra le cui finalità ci sfuggono, la Lila rischia ora di finire vittima di approssimazione se non di giudizi sommari e non supportati dalla realtà dei fatti, che possono danneggiare gravemente le attività dell'associazione e dei suoi volontari».

Ricorda i suoi «30 anni di lavoro nell’interesse esclusivo di bambini e famiglie e di cittadini» Cbm – Milano che dichiara di apprezzare l’inchiesta sui conti italiani in paradisi fiscali, ma ribadisce: «È grande però l’amarezza e lo sconforto per l’inserimento nell’elenco dei beneficiari di un nome che fraudolentemente allude al Cbm». Quindi, annuncia: «A difesa della competenza delle persone che lavorano presso la nostra struttura e della fiducia davvero universale di cui gode, il Cbm Milano procederà comunque con un esposto denuncia contro ignoti a tutela della propria immagine: in questa vicenda siamo purtroppo solo parte lesa».