politica

Quelle bottiglie d'acqua nella turca degli opg

10 Aprile Apr 2013 1532 10 aprile 2013

Il Senato sta discutendo oggi il decreto del Governo che rinvia al 2014 la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ecco l'intervento di Ignazio Marino, che dà il nome alla legge per la chiusura degli opg: «questa proroga sia davvero l'ultima»

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Ignazio Marino
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Il Senato sta discutendo oggi il decreto del Governo che rinvia al 2014 la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ecco l'intervento di Ignazio Marino, che dà il nome alla legge per la chiusura degli opg: «questa proroga sia davvero l'ultima»

È iniziata questa mattina al Senato la discussione del decreto con cui il Governo sposta dal 1 aprile 2013 al 1 aprile 2014 la chiusura dei sei ospedali psichiatrici giudiziari d'Italia prevista dalla legge 9/2012. La votazione è prevista nel pomeriggio. Nel decreto si parla anche delle cure compassionevoli e del metodo Stamina. Ignazio Marino (Pd) era il presidente della commissione d'inchiesta che alla legge 9/2012 aveva portato. Ecco il suo intervento di poco fa in Aula.

«Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici e senatori, è con sentimenti diversi che prendo la parola stamattina in quest'Aula. Nella scorsa legislatura ho avuto la responsabilità di guidare la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del servizio sanitario nazionale che ha dedicato tre anni di lavoro all'orrore - così come lo ha definito Giorgio Napolitano - dei nostri ospedali psichiatrici giudiziari.

Devo dire con una certa emozione che quando entrai la prima volta in una di queste strutture, precisamente a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, nel giugno 2010, non immaginavo neanche lontanamente quello che avrei trovato in quelle stanze. Nel reparto cosiddetto di contenzione ho visto un uomo della mia età nudo, legato ad un letto di ferro che sembrava una struttura medioevale, senza materasso, senza lenzuola. Era legato ai quattro angoli con delle garze utilizzate come corde; al centro del letto vi era un buco per la caduta delle feci e delle urine in un pozzetto sottostante. Io queste cose nel mio Paese non le voglio più vedere! Quell'uomo era legato da cinque giorni.

Quello stesso pomeriggio ci recammo in un altro di tali ospedali, aiutati, nei nostri trasferimenti e in tutto il nostro lavoro dai militari, dai carabinieri e dalle forze dell'ordine, che desidero ringraziare. Arrivammo ad Aversa ed entrando nella prima stanza vidi una bottiglia (quelle di acqua da un litro e mezzo che tutti conosciamo e utilizziamo) infilata nel foro circolare del bagno alla turca. Lo dico con vergogna, signor Presidente: pensai «sono folli». Poi entrai nella seconda stanza e vidi la stessa cosa; nella terza e ancora nella successiva si ripresentava la stessa scena. Allora pensai che forse c'era qualcosa che io non capivo e chiesi spiegazioni ai folli, autori di reato, internati in quei luoghi. Ebbene, nessuno fino al 2010 aveva mai acquistato un frigorifero per raffreddare l'acqua da bere in estate. In quelle stanze c'erano quasi 40 gradi: così gli internati infilavano la bottiglia nel foro circolare del gabinetto perché l'acqua di latrina la raffreddava, e poi l'alzavano per poterla bere. D'inverno quella stessa bottiglia li proteggeva dall'ingresso dei topi.

Abbiamo realizzato un video e lo abbiamo voluto mostrare per primo al Capo dello Stato. Abbiamo continuato nella nostra attività di denuncia e, con la collaborazione del Parlamento e del Governo, siamo riusciti, nel febbraio 2012, ad ottenere una legge che indicasse un termine certo per la chiusura di quei luoghi.

Signor Presidente, quei luoghi non possono esistere perché deve essere rispettata la dignità della persona, ma non può neanche accadere, come abbiamo visto, che un ragazzo (che non è più tale) sia chiuso lì dentro dal 1993 perché è entrato in un bar a Catania ed ha rapinato 7.000 lire mettendosi la mano in tasca, proprio come sto facendo io adesso. Chi era con lui, poiché è stato giudicato capace di intendere e di volere, non ha fatto un giorno di prigione, mentre quel ragazzo si trova ancora lì, nel 2013, dopo vent'anni.

Per questo parlavo di sentimenti diversi. Sono soddisfatto che il nostro Paese stia risolvendo questo problema, che è davvero una vergogna per tutti noi. Sono soddisfatto che l'hanno scorso, nonostante la crisi economica e le difficoltà che hanno colpito il Paese, siano stati individuati 272 milioni di euro per porre fine ad una realtà che esiste sin dal 1925, quando la prima di dette strutture, proprio quella di Barcellona Pozzo di Gotto, venne inaugurata dal ministro Rocco.

Adesso, però, in questa importante Aula, chiedo a tutte le istituzioni l'impegno che quella di oggi sia davvero l'ultima proroga. Non può esserci un'altra proroga perché, mentre questa sera noi torneremo a dormire nei nostri letti, ad usufruire di una doccia e ad avere d'inverno l'acqua calda, quelle persone non lo potranno fare. Ricordo che le lenzuola vengono cambiate una volta al mese e che, pur essendo malati ed avendo diritto alle cure, vengono visitati da uno psicologo solo nel momento in cui entrano in quegli istituti e poi non incontrano più nessuno specialista. Sarebbe come se una persona affetta da un cancro entrasse in un reparto di oncologia dove non ci sono oncologi. Quel malato, però, può andare via da quel reparto e recarsi in altro luogo: le persone di cui stiamo parlando sono invece internate, sono private della libertà e non possono andare in altri luoghi.

Vorrei davvero che nei prossimi mesi, con grande rapidità, le persone non socialmente pericolose - che sono circa la metà - vengano trasferite ed accolte in quei luoghi di cura dove ognuno di noi ha diritto di essere accolto e curato e non si torni indietro sulla decisione che abbiamo fortemente voluto per i ritardi che ci sono stati, anche se in questa sede non voglio puntare il dito (perché non sono qui per questo) contro nessuno.

L'atto che votiamo oggi indica che, se non ci saranno soluzioni, nei prossimi mesi ci dovrà essere un commissario unico per tutto il Paese che risolva definitivamente questo orrore, per il quale ci siamo meritati dal Consiglio d'Europa la definizione di torturatori. Deve finire!».