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Caro Gad, il diritto di cittadinanza incomincia a darcelo tu

6 Maggio Mag 2013 1722 06 maggio 2013

Yalla Italia tra il pubblico di Zeta: «è la seconda volta che andiamo in trasmissione a fare le belle statuine. Il pubblico parlante è una colossale bufala, è un’esca per riempire il parterre»

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Yalla Italia tra il pubblico di Zeta: «è la seconda volta che andiamo in trasmissione a fare le belle statuine. Il pubblico parlante è una colossale bufala, è un’esca per riempire il parterre»

5 ore del nostro tempo buttate via. Quelle che venerdì pomeriggio abbiamo dedicato a Zeta, la trasmissione di Gad Lerner.

Antefatto:
La redazione della trasmissione ci aveva contattato per partecipare come pubblico parlante (l’ospite era il ministro Cècile Kyenge) a Zeta, garantendo che un rappresentante di YallaItalia avrebbe fatto una domanda al ministro.

Memori del fatto che un anno prima all’Infedele alcuni dei nostri redattori invitati come pubblico parlante furono messi in ultima fila a fare le belle statuine, chiedemmo garanzie per evitare che si ripetesse lo stesso inconveniente.

«Ma no, non vi preoccupate. Anzi, scegliete una vostra redattrice che non ha ancora la cittadinanza e le sarà data la possibilità di esprimersi. E yalla avrà anche la sua visibilità» ci ha assicurato la redazione.

E giunse il fatidico venerdì 3 maggio, giorno della registrazione di Zeta:

Ci troviamo alla stazione centrale di Milano alle 15.30. Siamo in cinque. Due vengono (a spese loro) da fuori Milano: Sara da Genova e Angelo da Piacenza.
Ci sediamo a un bar per decidere quale domanda fare al ministro. Volevamo arrivare preparati con uno spunto originale e non retorico buonista che potesse generare un dibattito e lasciare un’impronta. Facciamo sempre così.
Ogni volta che la redazione è invitata in una trasmissione ci troviamo da qualche parte per studiare che taglio dare al nostro intervento, farci coraggio a vicenda, creare spirito di gruppo, rileggere gi appunti dei corsi di comunicazione e rapporti coni media che abbiamo fatto insieme in passato. In altre parole: non cerchiamo mai di arrivare impreparati...

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