Editoria

Dacrema e la sua lettera agli studenti

9 Maggio Mag 2013 1622 09 maggio 2013

Intervista al professore ordinario di economia dell'Università della Calabria, autore, edito da Jaca Book, di “Lettera aperta a uno studente universitario”

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Dacrema
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Intervista al professore ordinario di economia dell'Università della Calabria, autore, edito da Jaca Book, di “Lettera aperta a uno studente universitario”

Si intitola “Lettera aperta a uno studente universitario” e sancisce il nuovo corso letterario di Pierangelo Dacrema, professore ordinario di economia all'università della Calabria. Prima il professore si è sempre attenuta alla sua materia scrivendo volumi di teoria economica. Fino a "Fumo, bevo e mangio molta carne”, un inno alla libertà e al vizio che lo vide esordire con un libro lontano da moneta e mercato. Oggi Dacrema ci ha preso gusto e ha scritto una libro-lettera aperta agli studenti. Edite da Jaca Book, al costo di 10 euro, le sue 159 pagine si rivolgono principalmente ai ragazzi, studenti e non. In questa intervista l'autore ci spiega di cosa si tratta.

Il nuovo libro di Pierangelo Dacrema

Lei ha scritto una “Lettera aperta a uno studente universitario”. Per dirgli che cosa?
Che lo studio è una cosa importante e faticosa. un vero e proprio mestiere. Soprattutto in un'epoca come la nostra. Studiare è sempre stato, per chi lo vuole fare seriamente e arrivare fino in fondo, abbastanza doloroso. In questi anni lo è diventato ancora di più. Questa è la ragione più vera di questa lettera. La popolazione universitaria è piena di intelligenze e potenzialità che oggi vive una grande sofferenze, con prospettive labili. C'è un grosso calo delle iscrizioni e delle motivazioni. Anche quelle di ordine pratico. La laurea, il famoso pezzo di carta, non sembra essere così fondamentale per trovare un posto di lavoro. E c'è anche una crisi dell'accademia, quella italiana, che arranca verso il disastro. Una lettera che vuole essere solo uno stimolo. Ai docenti perchè facciano bene i docenti e agli studenti perchè facciano bene gli studenti.

In una vecchia canzone i Casino Royale cantano “La mia generazione non sa cosa fare. La mia generazione se ne vuole andare”. Oggi anche il popolo degli universitari vive questo disagio. Cosa fare?
A proposito della scelta universitaria io l'affiderei agli studenti. Ad una passione, anche molto momentanea, con tutti i rischi di errore del caso. Senza andare alla ricerca della facoltà che in quel momento promette di più. I genitori devono metterci il becco il meno possibile e si devono limitare all'incoraggiamento per la prosecuzione degli studi. Questo perchè lo studio è in sé qualcosa di buono, edificante. Sul discorso delle prospettive invece è chiaro che la responsabilità è degli "adulti”. Non è colpa dei giovani se la situazione è questa.

Quindi vale ancora la pena laurearsi?
Si, ne sono convinto. Un po' perchè crederci è la mia professione e la mia missione. Ma non è solo un istinto a farmi dire di si. C'è anche il senso pratico. Se sei un disoccupato laureato non vivi una condizione ideale ma sei un disoccupato, tra virgolette, migliore...

Non è che sia una grande consolazione...
Certo, però da laureato avrai sicuramente più chance e carte da giocare per uscire da quella situazione. Poi è chiaro che non è facile. Abbiamo il 38% di disoccupazione giovanile. È vergognoso e lo è da parte del sistema non da parte dei giovani.

Lei è docente universitario ma anche promotore delle “Lezioni d'indisciplina”. Non c'è contraddizione?
No affatto. L'università è una grande lezione di indisciplina. Si tratta di un luogo che propone tante visioni della realtà che tu devi sconfiggere in continuazione. Tu credi a quello che ti dice il tuo professore ed è tua necessità passare gli esami. Ma al tempo stesso questi insegnamenti chiedono di essere valutati, meditati e criticati. E a farlo deve essere un soggetto pensante che è lo studente. Uno studente per essere indisciplinato, cioè per fare critica, deve avere una grande disciplina interiore. L'università non può essere il luogo dell'accettazione passiva. Sei tu chiamato a valutare, a ruminare il tutto per diventare te stesso. E per diventare un rivoluzionario. Il vero studente universitario è sempre un uomo rivoluzionario.

In questo consiste l'educazione?
Si, accompagnare lo studente ad essere sé stesso. Far scoprire al ragazzo chi è, e dunque cosa può essere, cosa può diventare.

Giorni fa all'Università Statale di Milano il Rettore, Gianluca Vago, ha chiamato la polizia e fatto sgomberare la libreria occupata ex Cuem. Che ne pensa?
È un gesto fortissimo chiamare la polizia. L'Università deve e deve essere uno spazio inviolabile. È un'enorme sconfitta del Rettore e dell'istituzione. È una cosa grottesca. Valuto solo il fatto. Si tratta dell'emblema del fallimento educativo dell'Università, al di là delle ragioni che hanno portato alla scelta di far violare lo spazio educativo.

Perchè è importante che questo “spazio educativo”, come lo chiama Lei, deve rimanere inviolato?
Lo racconto nel prologo del libro. Lo spazio della mente, delle parole, della cultura, del dibattito anche, ma mai della violenza. La polizia è un corpo armato. L'arma dell'Università è il pensiero non la pistola. È un fatto simbolico. E simbolicamente quello che è successo è molto grave.