Alberto Masetti Zannini

Facciamo innovazione sociale, fuori dagli schemi

27 Maggio Mag 2013 2039 27 maggio 2013

Il fondatore di HUB Milano interviene sul servizio del numero di maggio di Vita che porta in copertina i social innovator italiani under 35. E rilancia, sottolineando quale sia l'humus comune all'interno del quale far crescere la voglia di "innovazione sostenibile". Il dibattito è aperto

  • ...
The Hub Filippopodesta
  • ...

Il fondatore di HUB Milano interviene sul servizio del numero di maggio di Vita che porta in copertina i social innovator italiani under 35. E rilancia, sottolineando quale sia l'humus comune all'interno del quale far crescere la voglia di "innovazione sostenibile". Il dibattito è aperto

Gentile Direttore,

è stata una bellissima soddisfazione andare in edicola, vedere il volto meraviglioso di Stefania Quaini (co-fondatrice di HUB Trieste) che sorride dalla copertina della Vostra rivista, leggere lo speciale dedicato all’innovazione sociale e ai 100 talenti under-35 che la stanno promuovendo in Italia e scoprire che 19 di questi sono membri della rete di HUB Milano o sono fondatori di altri HUBs in Italia. E soprattutto, è stato immenso il piacere di vedere che il tema dell’innovazione sociale, che HUB Milano – il primo HUB della nostra rete in Italia – promuove da oltre 5 anni, si sta posizionando finalmente al centro del dibattito sul futuro del settore sociale.

La nostra rete oltre a HUB Roma, menzionato nell’inserto, conta altri sei HUB in Italia (Milano, Bari, Rovereto e Siracusa e di prossima inaugurazione Trieste e Firenze). E più significativamente abbiamo aperto 40 HUBs in tutto il mondo. Siamo ora la più grande rete al mondo dedicata all’innovazione sociale.
Orgogliosi di essere parte di un così importante gruppo e soprattutto di essere stati profilati, addirittura in copertina, da parte di una rivista storica per il mondo sociale italiano come la Vostra, ci piacerebbe approfittare di un ulteriore spazio per veicolare al meglio alcune riflessioni che ci stanno molto a cuore e che sono anche peculiari della natura della rete The HUB.

Nell’articolo di Stefano Arduini, all’interno dell’inserto, si cerca di suddividere in differenti tipologie il mondo dell’impresa sociale in Italia. E così il mondo HUB si ritrova incasellato sotto un cappello ben preciso in supposta sintonia od opposizione ad altre organizzazioni che a diverso titolo si occupano di impresa sociale in Italia. Partiamo proprio da questa tassonomia per veicolare il nostro punto di vista.
La nostra natura ed il nostro posizionamento di network per l’innovazione sociale ci fa sentire scomodi in una sola della tipologie; è un vestito che ci sta stretto.
Riteniamo infatti che innovazione sociale e impresa sociale non siano la stessa cosa, e crediamo sia importante non sovrapporli o contrapporli. È un’osservazione che HUB Milano fa da tempo, e ha pubblicato un articolo sul suo blog a tale proposito nel lontano e insospettato luglio 2012. L’innovazione sociale è un movimento globale che abbraccia tutti i settori – profit e non-profit, cooperativo e pubblico, tecnologico e analogico. Per noi, come per la Stanford Social Innovation Review, innovazione sociale è qualunque soluzione innovativa a un problema sociale che sia più efficace, efficiente, sostenibile ed equa di tutte le soluzioni esistenti, e che generi valore diffuso per tutta la società e non tanto per singoli individui.

È con questo spirito che 6 HUBs (tra cui HUB Milano) hanno costruito un consorzio europeo con realtà che rappresentano il mondo cooperativo (DIESIS), quello pubblico (EURADA) e quello delle fondazioni filantropiche (Cariplo) e hanno appena ricevuto un milione di euro in finanziamento dalla Commissione Europea per scalare 300 innovazioni sociali in tutt’Europa.
Questa trasversalità settoriale è integrata nel DNA del nostro network a tal punto che in tutto il mondo (e soprattutto in Italia) ogni HUB ha scelto differenti tipologie di vesti giuridiche. Alcuni HUBs, come HUB Rovereto e HUB Siracusa, sono cooperative. Altri, come HUB Madrid e HUB Roma, sono società a responsabilità limitata. Altri, come HUB Islington a Londra e HUB Zurigo, sono realtà non-profit. Altri hanno molteplici vesti giuridiche (come HUB Milano, o HUB Mosca, sia profit, sia non-profit). Altri ancora sono semi-pubblici (come HUB Westminster, sempre a Londra, che è anche una Community Interest Company), frutto di una partnership con Westminster Council che ha co-finanziato l’iniziativa. Altri infine sono entità giuridiche che in Italia non esistono ancora (come HUB Bay Area che è una B-Corporation).

Il punto importante è quindi che non è la remunerazione o meno del capitale che costituisce il cuore identitario del mondo HUB, né tanto meno l’avversione a una forma giuridica o a un'altra. Quello che conta per tutti e 40 gli HUBs della nostra rete, e per gli oltre 6000 individui che ne fanno parte – tra cui una grande percentuale degli innovatori sociali attualmente attivi in Italia– è il desiderio di avere un impatto positivo e misurabile sui complessi problemi sociali e ambientali del mondo di oggi. E siamo certi che tutte le realtà elencate tra le 6 scuole di pensiero sull’impresa sociale condividono questo desiderio.

Da parte nostra restiamo a disposizione per continuare con voi e con altri questo dibattito sul tema dell’innovazione sociale, che non riteniamo affatto accademico, ma vitale e capace di aprire nuovi percorsi di sviluppo sostenibile per il nostro Paese e per il mondo.

Cordialmente
Alberto Masetti Zannini e i fondatori di HUB Bari, HUB Firenze, HUB Milano, HUB Rovereto, HUB Siracusa e HUB Trieste



Risponde Riccardo Bonacina, direttore di Vita

Caro Alberto, grazie per la lettera.
Condivido in toto la tua riflessione conclusiva: “Il punto importante è quindi che non è la remunerazione o meno del capitale che costituisce il cuore identitario del mondo HUB, né tanto meno l’avversione a una forma giuridica o a un'altra. Quello che conta (...) è il desiderio di avere un impatto positivo e misurabile sui complessi problemi sociali e ambientali del mondo di oggi. E siamo certi che tutte le realtà elencate tra le 6 scuole di pensiero sull’impresa sociale condividono questo desiderio”.
Anche qui a Vita, vera e propria esperienza di innovazione sociale portata dentro un settore così strategico per le nostre democrazie come quello dell’informazione, abbiamo questa convinzione e desiderio. Ed è proprio questo desiderio che ci ha convinto a tentare una schematizzazione delle scuole di pensiero sull’impresa sociale in Italia, e come ogni schema in qualche modo forzoso, per provare a disegnare un panorama delle sensibilità e delle pratiche. Nella convinzione che se è vera la condivisione del desiderio occorre fare una mossa oltre le specifiche sensibilità e forme perché non ci può accontentare di quanto è stato fatto. C’è il futuro da guadagnare e questo sarà possibile solo facendo un passo avanti rispetto alle convinzioni codificate.
Non solo per convinzione teorica ma per gli incontri fatti, credo che la rete di The Hub sia quella più avanti come pratica e riflessione, respirando aria europea. Anche per questo sono convinto che sarebbe utile collaborare più da vicino per accompagnare la riflessione italiana verso lidi più innovativi. Stiamo in contatto.