Emergenze

18 mila sfratti esecutivi. Milano capitale dei senza casa

10 Giugno Giu 2013 1359 10 giugno 2013

L’Italia (220 mila sfratti nel 2012) ha visto un aumento nei provvedimenti del 6% rispetto al 2011. Milano è maglia nera e, nonostante i tanti cantieri, non risponde al fabbisogno edilizio. «Se non si provvede oggi, domani sarà troppo tardi», sottolineano allarmati dal Sicet

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L’Italia (220 mila sfratti nel 2012) ha visto un aumento nei provvedimenti del 6% rispetto al 2011. Milano è maglia nera e, nonostante i tanti cantieri, non risponde al fabbisogno edilizio. «Se non si provvede oggi, domani sarà troppo tardi», sottolineano allarmati dal Sicet

«Il Governo deve intervenire immediatamente con un decreto legge che preveda la graduazione dei provvedimenti di sfratto per il passaggio da casa a casa, compresi quelli per morosità incolpevole. Serve la revisione urgente della fiscalità sulla casa, la lotta all’evasione sugli affitti in nero. Il Governo finanzi il Fondo di sostegno agli affitti per gli inquilini in difficoltà, portandolo dallo zero attuale ad almeno 300 milioni di euro per il 2013». Così Guido Piran, Segretario Generale del Sicet, il Sindacato inquilini della Cisl, commenta i dati sugli sfratti (in allegato la tabella riassuntiva) resi noti dal Ministero degli Interni per l’anno 2012.

«Abbiamo rielaborato i dati, che sono parziali e incompleti», sottolinea Piran, «sono 70mila i provvedimenti di convalida, per il 95% legati a morosità incolpevole. 121mila le richieste di esecuzione e oltre 28 mila quelli eseguiti. Il dato complessivo è superiore del 6% rispetto al 2011. Tutte le città metropolitane in forte crescita, in particolare Milano con 18mila richieste di esecuzione, il 15% del totale nazionale. Roma con 8000 convalide, 5500 richieste e 2500 esecuzioni».

Proprio Milano e la Lombardia, dove a tenere banco sono i divieti sul gelato, sono state oggetto di uno studio da parte del Sicet in collaborazione con il Politecnico di Milano (in allegato il riassunto della ricerca). Perché la città, maglia nera in questa triste classifica, ha anche altri due primati: è la città con più cantieri edilizi (causa Expo) e con il maggior numero di stabili abbandonati (4 milioni di metri cubi. La Lombardia invece ne vanta 25 milioni).

«Lo studio analizza la domanda abitativa in Lombardia e la risposta. In particolare, per quello che riguarda l’offerta abitativa, per la prima volta, viene stimata anche in rapporto alle volumetrie in divenire sulla base dei piani urbanistici vigenti. Nel rapporto tra le due grandezze calcola il fabbisogno», spiega Pierluigi Rancati, segretario regionale per la Lombardia di Sicet.

Il calcolo alla base dello studio è semplice: domanda meno offerta, anche potenziale, uguale fabbisogno. Il risultato è preoccupante, «in Lombardia c’è un bisogno gravissimo di edilizia residenziale pubblica, o più volgarmente dette case popolari. C’è una richiesta pari a 920.415 vani che, rispetto ad un indice medio di composizione delle famiglie, significa 418mila alloggi» sottolinea Rancati. «Servirebbero anche 323mila vani, 140mila alloggi, di edilizia convenzionata destinate all’affitto, entro il 2018».

Le previsioni edilizie e le destinazioni però non rispondono a questi bisogni. I piani urbanistici mettono infatti in conto di realizzare 8800 vani in eccesso di edilizia libera. Case, molto costose, in vendita.

Come si spiega? Rancati non ha dubbi: «è molto semplice. Da una parte gli operatori, anche quelli non profit, preferiscono ovviamente realizzare un’offerta profittevole, che li faccia rientrare presto delle spese. I Comuni invece preferiscono non avere addensamenti di problematiche sociali che si scaricherebbero sui bilanci sociali pubblici. Il risultato è una carenza strutturale e di lungo periodo sul versante più svantaggiato che innalza in modo straordinario il valore del fabbisogno per le condizioni di maggiore difficoltà. Questo crea più problemi della dinamica di crisi che viviamo».

Per essere più semplici: il problema è che non c’è una risposta edilizia adeguata al mercato più consistente, che è quello delle persone in difficoltà economica. Il risultato non può che essere che la loro richiesta si gonfi e lieviti a dismisura.

I dati Lombardi non lasciano molto spazio alle interpretazioni. Rancati snocciola i numeri: «13 mila sentenze di sfratto all’anno di cui 5mila a Milano. Nel 2012, il dato è incompleto, sono state fatte 13.500 mila nuove istanze per un incremento del 3,36% rispetto al 2011. Di queste 7 mila sono per morosità incolpevole. Il 90% di nuove convalide ha per causa proprio la morosità. Si tratta cioè di persone che non ce la fanno più a pagare. Non ci sono né dolo né controversie ma solo indigenza. E si tratta solo dei nuovi sfratti. Ci sono infatti quelli giacenti, che a Milano sono 17 mila mentre in Lombardia 35 mila».

Un quadro a tinte forti su cui non sembra esistere non solo una politica, ma addirittura consapevolezza. Non esistono interventi di sussidio, e se esistono sono misere. «Fanno finta che non stia succedendo nulla, ritengo che il motivo siano i profitti. Urgono interventi. Servirebbe una fiscalità di scopo sul comparto immobiliare. È un mondo che produce un gettito di 41 miliardi l’anno di entrate fiscali. Qualcosa potrà essere destinato per l’edilizia popolare. Non bisogna più immaginare espansioni urbane ma è capitale cominciare ad intervenire sulle aree dismesse. Sarebbe importante chiedere allo Stato e al Demanio di destinare parte del patrimonio inutilizzato per problemi di destinarlo all’edilizia residenziale. Poi ci vogliono regole più stringenti sulle regole dell’edilizia. Chi costruisce deve cominciare a mettere in contro che il 30% delle nuove strutture deve essere dato alla municipalità, come succede in tutta Europa», conclude Rancati.