Cittadini reattivi

Crowdmapping oltre l'inchiesta giornalistica

10 Giugno Giu 2013 1340 10 giugno 2013

È online l'inchiesta multimediale vincitirce del bando di Fondazione Ahref. Attraverso il crowdmapping i cittadini diventano protagonisti anche delle buone pratiche. L'idea di una giornalista freelance

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È online l'inchiesta multimediale vincitirce del bando di Fondazione Ahref. Attraverso il crowdmapping i cittadini diventano protagonisti anche delle buone pratiche. L'idea di una giornalista freelance

Persone che non vogliono fermarsi a guardare, ma che si fanno parte attiva. Sono i “cittadini reattivi” che cercano di agire per il cambiamento dell’ambiente circostante. Sono loro i protagonisti del crowdmapping online al sito cittadinireattivi.it, l’inchiesta multimediale che ha vinto il bando di Fondazione <aherf per l’informazione innovativa.
Il punto di partenza i numeri drammatici sullo stato delle bonifiche ambientali italiane, resi noti dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al traffico dei rifiuti e rielaborati in una speciale infografica da parte di Rosy Battaglia, giornalista freelance indipendente che con la sua inchiesta ad alto impatto civico ha vinto il bando per l’informazione multimediale innovativa della Fondazione <ahref.

Con Rosy Battaglia anche Flavio Castiglioni e Claudio Spreafico del coordinamento Bicipace e Legambiente Lombardia.
«La bad news è che oltre i 57 siti di interesse nazionale dall’Ilva di Taranto alla Caffaro di Brescia (scesi a 39 con l’ultimo decreto del ministro Clini dell’11 gennaio) ci sono decine di migliaia di siti a interesse regionale e comunale inquinati e contaminati, mal mappati dalle anagrafi regionali. I dati emersi sono discordanti e incompleti, la punta di un iceberg ben più esteso che porta il numero ben sopra i 15.122 dichiarati», precisa Rosy Battaglia che aggiunge: «La good news, invece, è quella che forse abbiamo sotto gli occhi e non abbiamo messo a fuoco: ci sono migliaia di cittadini e amministratori locali che pretendono aria, terra e acqua puliti e che si impegnano ogni giorno per la salvaguardia di ambiente, salute e sicurezza sul lavoro, combattendo l’immobilità delle istituzioni, forse più deleteria della mancanza di fondi per le stesse bonifiche».

Da qui l’idea di documentare attraverso un'inchiesta multimediale con interviste e webdoc, oltre il parere degli esperti, le buone pratiche possibili messe in atto da coloro che non si arrendono davanti al degrado e all’incuria di aree dismesse, fiumi inquinati, terreni contaminati. «Ma che, anzi, vogliono partecipare alla riqualificazione e alla progettazione di un nuovo paesaggio urbano» sottolinea Battaglia.
Il passo successo è stato quindi aprire un processo di condivisione sulle informazioni raccolte, in un sito basato sul crowdmapping che permette di geolocalizzare i siti da bonificare, quelli bonificati e i luoghi recuperati, oltre che le indagini epidemiologiche in corso, in cui i cittadini reattivi si possono auto-mappare. Cercando così di rendere virale il “diritto di sapere” su temi come la salute, l’ambiente e la legalità dei processi di riconversione delle aree da bonificare.

E le informazioni sono diventate veramente "virali", portando allo scoperto decine e decine di comitati, continua Rosy Battaglia: «In questi tre mesi ho incontrato e documentato l’attività di decine di comitati e associazioni. Sono partita da una delle zone più inquinate d’Italia, l’Asse Sempione in Lombardia. Lì, sulle sponde del fiume Olona ci sono volontari che hanno recuperato e bonificato un’area industriale dismessa riportandola alla natura e alla comunità. A qualche km a Castellanza, nell’area del polo chimico Ex Montedison, in uno degli oltre 800 siti contaminati da bonificare della Lombardia, (oltre agli altri 1800 siti potenzialmente contaminati accertati) l’azienda Elcon vorrebbe installare un impianto per il trattamento di rifiuti tossici liquidi a cui la cittadinanza si è opposta». Il fiume Olona, tra le province di Milano e Varese, è spesso coperto di schiuma per scarichi abusivi e depuratori mal funzionanti e sono centinaia le persone che non si arrendono «a vederlo ridotto a fognatura, ne hanno documentato lo stato attraverso i social network, ne hanno pulito le sponde, creando approdi e ristori lungo le piste ciclopedonabili».

Nel crowdmapping rientrano anche situazioni che mostrano come la tutela della salute sia indissolubile dallo stato dell’ambiente. «E come l’informazione sia la migliore prevenzione. Ce lo ha confermato il dottor Pietro Comba dell’Istituto Superiore di Sanità, tra i curatori del Rapporto Sentieri che ha indagato sull’aumento della mortalità nella popolazione che vive in 44 nei Siti di Interesse nazionale» sottolinea Rosy Battaglia.
A Brescia, una delle città più ricche d’Italia, per esempio i genitori dei bambini che frequentano la Scuola Primaria Grazia Deledda non hanno esitato a occuparla. Da 10 anni i loro bambini non possono giocare in cortile perché contaminato dai PCB (policlorbifenili) emessi dalla Caffaro. O a Colleferro, nella Valle del Sacco in Lazio, dove le popolazioni contaminate dal pesticida Beta-Esaclorocicloesano si stanno sottoponendo volontariamente a un piano di sorveglianza sanitaria attuato dall’Asl per verificarne gli effetti. Continuando a vigilare sul loro territorio per impedire altri insediamenti ad alto impatto ambientale, come hanno fatto i volontari di Retuvasa, la Rete per la tutela della Valle del Sacco, fino a mettersi in rete con i “colleghi”, che vivono negli altri siti contaminati, da Taranto a Quirra.

«L’impatto civico che Cittadini reattivi vuole produrre è quello che solo attraverso la conoscenza, la documentazione, l’informazione, la partecipazione si può produrre un cambiamento» conclude Battaglia, un capitale umano “reattivo” che non bisogna disperdere ma mettere in rete e connettere, in un progetto in cui l’informazione civica ha un ruolo fondamentale.
L'hastag per seguire i cittadini reattivi anche in Twitter è: #cittadinireattivi