Progetti

"Ninna ho" in aiuto di mamme e neonati

17 Giugno Giu 2013 1959 17 giugno 2013

Il Progetto "ninna ho" di Fondazione Rava e Kpmg, con la Sin, realizzerà un'indagine conoscitiva per impostare programmi in aiuto alle madri contro l'abbandono dei neonati. Prosegue la campagna informativa sul parto in anonimato

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Il Progetto "ninna ho" di Fondazione Rava e Kpmg, con la Sin, realizzerà un'indagine conoscitiva per impostare programmi in aiuto alle madri contro l'abbandono dei neonati. Prosegue la campagna informativa sul parto in anonimato

Quando un neonato viene abbandonato a poche ore dal parto in un cassonetto o come nel dicembre scorso nel bagno di un McDonald’s a Roma, i riflettori della cronaca si accendono su un fenomeno terribile: l’abbandono. Dopo poco si spengono. Per alcuni di questi bambini purtroppo il trauma è così grave da condurli alla morte. Eppure in Italia è possibile, per le donne che non possono o non vogliono tenere il proprio figlio, partorire in anonimato in ospedale. Il problema è far conoscere alle donne, italiane o straniere che esiste questa possibilità per garantire sia la loro salute sia quella del neonato.

Anche per questo, cinque anni fa è nato il Progetto “ninna ho” di Fondazione Francesca Rava Nph Italia onlus con Kpmg Italia che ha tra i principali obiettivi quello di prevenire l’abbandono neonatale: far conoscere alle donne la possibilità di partorire in anonimato negli ospedali, tutelando i neonati a rischio di abbandono e infanticidio. Perché i piccoli che corrono questo rischio sono tanti: su 550mila nati vivi in Italia quelli che non vengono riconosciuti dalla madre e quindi dichiarati adottabili sono in media 400. Lo scorso anno, nella sola Lombardia sono stati 84 su circa 95mila nati. E il fenomeno è in crescita.

Il Progetto “ninna ho” si è occupato in questi anni di donare e istallare delle culle termiche presso i centri nascita (cinque le città coinvolte: Napoli, Varese, Parma, Padova e Firenze) e di diffondere materiale in cinque lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese e russo) per far conoscere le normative a tutela di mamme e nascituri. Alla campagna informativa del progetto aderiscono anche la clinica Mangiagalli di Milano e il Policlinico Casilino di Roma che già dispongono di culle neonatali per accogliere i piccoli abbandonati dalle madri. Le culle termiche, moderne ruote degli esposti, garantiscono l’anonimato della madre, ma permettono ai sanitari di prendersi cura dei bambini immediatamente.

Il progetto “ninna ho” ora fa un passo avanti: con Sin (Società italiana di neonatalogia), infatti, sarà messa in campo un’indagine conoscitiva a livello nazionale, che coinvolgerà, dal 1 luglio, oltre cento centri nascita di tutta Italia. «Il questionario rispetta l’anonimato della donna e l’abbiamo già testato in alcuni reparti», assicura il presidente di Sin, Costantino Romagnoli che spiega la ragione dell’indagine con la necessità «di comprendere meglio il perché della scelta di non riconoscere il neonato. Tra i nostri obiettivi come Sin accanto a quelli scientifici vi è la tutela dei neonati e dei loro diritti. Per questo riteniamo sia indispensabile conoscere chi sono le donne che arrivano a questa scelta per poter fare campagne mirate contro l’abbandono di bambini che rischiano di arrivare in ospedale sulle macchine della polizia a sirene spiegate e che a volte non ce la fanno a sopravvivere». Il professor Romagnoli ricorda inoltre che diversamente da quanto si è portati a credere due neonati su tre non riconosciuti alla nascita sono di madre italiana.

da sn Mariavittoria Rava, Fondazione Francesca Rava; Costantino Romagnoli, Sin Società Italiana di Neonatologia; Giovanni Rebay, partner KPMG


Alla presentazione del progetto, oggi a Milano, con Mariavittoria Rava, presidente di Fondazione Rava e di Giovanni Rebay, partner Kpmg erano presenti anche il primario della neonatologia dell’Ospedale Del Ponte di Varese, Massimo Agosti e il suo collega romano del Policlinco Casilino, Piermichele Paolillo.
«Siamo rimasti colpiti da questo fenomeno che sta venendo alla luce in Italia ed è un fenomeno in crescita» spiega Mariavittoria Rava che ricorda il punto di partenza del progetto Ninna ho: «Quando il professor Agosti di Varese ci raccontò di come avevano salvato un neonato abbandonato in un cassonetto stavamo ragionando con Kpmg su un progetto di Csr ed è nato tutto». «La culla termica è l’estrema ratio» spiega Rebay «è fondamentale riuscire a fare comunicazione, informazione. Da qui i leaflet in più lingue, il numero verde plurilingue (800.320.023), il sito e un video su youtube e ora l’osservatorio e l’avvio dell’indagine. Per il momento abbiamo deciso di concentrare l'azione sulla campagna informativa».

Indispensabile conoscere, sottolineano i due responsabili di neonatologia del Del Ponte e del Casilino, Agosti e Paolillo. Anche perché come ricorda Paolillo «quello che noi conosciamo purtroppo è solo la punta dell’iceberg, non sappiamo quanti sono i bambini che non troviamo».