Giornata mondiale

Tossicodipendenze, uscire dai vecchi stereotipi

26 Giugno Giu 2013 1046 26 giugno 2013

Dalla comunità chiusa a luogo che deve fornire una progettualità larga e inclusiva più che un contenimento. Una testimonianza sul campo: «è necessario cambiare stereotipi sull’immagine del tossicodipendente in comunità (per esempio in merito all'età) e mettere in atto un intervento diversificato da quello per “adulti”.

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Dalla comunità chiusa a luogo che deve fornire una progettualità larga e inclusiva più che un contenimento. Una testimonianza sul campo: «è necessario cambiare stereotipi sull’immagine del tossicodipendente in comunità (per esempio in merito all'età) e mettere in atto un intervento diversificato da quello per “adulti”.

Il fenomeno delle dipendenze è in continuo mutamento, e uno dei tanti cambiamenti evidenti è l’abbassamento dell’età d’inizio di abuso delle sostanze stupefacenti e dell’alcool. Pertanto il target degli interventi di prevenzione e riabilitazione si modifica, anche nell'ambito delle comunità residenziali. Nella comunità "Casa del giovane" di Pavia dal 2008 sono entrati 46 soggetti sotto i 21 anni, di cui uno ha solo 14 anni.

Le caratteristiche di questi ragazzi sono differenti da quelle degli adulti accolti in struttura e necessitano di interventi differenziati. Il primo dato da sottolineare è la situazione familiare: l'87% dei ragazzi è accompagnato dai genitori ai colloqui di ingresso in comunità, segno dell'importanza della famiglia a quest'età. Spesso non si è ancora arrivati a una rottura definitiva con i genitori e i ragazzi torneranno nel contesto familiare dopo la comunità; d'altra parte la famiglia si è rivelata un ambiente disfunzionale, che non è stata in grado di prevenire e affrontare il problema della dipendenza al proprio interno. Pertanto, in comunità sono organizzati interventi rivolti a tutta la famiglia, per modificare le dinamiche relazionali esistenti ed evitare che al rientro del ragazzo si ripresentino le stesse difficoltà.

Alcuni ragazzi arrivano alla comunità dopo un percorso che già evidenzia delle fragilità: il 16% è stato ricoverato almeno una volta in un reparto di psichiatria e il 16% ha già tentato un percorso comunitario in un'altra struttura. Molti di loro (68%) hanno già svolto trattamenti psicologici a livello ambulatoriale, che però non si sono dimostrati sufficienti nel risolvere il problema.

Per quanto riguarda la scolarità, la maggior parte ha conseguito il diploma di scuola media inferiore, ma è da sottolineare che il 5% ha solo la licenza elementare. Diventa importante pensare per questi ultimi ragazzi un recupero scolastico che gli permetta di conseguire la scuola dell'obbligo e per tutti gli altri la possibilità di proseguire gli studi, impegno che non riuscirebbero a mantenere nel loro ambiente di provenienza e con l'utilizzo di sostanze.

Tutti i ragazzi hanno iniziato l’abuso di sostanze con i cannabinoidi, il 29% all'età di 12 anni, e il 90% entro i 15 anni. I ragazzi hanno dichiarato di assumere come sostanza primaria d'abuso i cannabinoidi (54%), l'eroina (27%), la cocaina (16%) e gli allucinogeni (3%). L'84% utilizza almeno un'altra sostanza stupefacente, in particolare emerge la cocaina come sostanza "secondaria" d'abuso per coloro che hanno dichiarato di utilizzare i cannabinoidi e l'eroina come sostanza primaria.

L'assunzione dell'eroina avviene per via endovenosa nel 50% dei casi e attraverso il fumo nel restante 50%. La cocaina per il 30% viene sniffata, per il 20% viene fumata, per il 10% viene iniettata e per il 40% viene assunta con modalità multiple.

Gli anni che intercorrono tra l'inizio del consumo di cannabinoidi e la prima assunzione di un'altra sostanza stupefacente sono in media 2. Quindi esiste un periodo "finestra" in cui i ragazzi hanno già iniziato un consumo di stupefacenti, ma non sono ancora passati ad altre sostanze e a una vera e propria dipendenza.

Il 40% dichiara di abusare anche di alcol, e questo comportamento inizia tra i 12 e i 15 anni per la maggioranza, quindi in concomitanza, se non addirittura prima, dei cannabinoidi.

All'80% dei ragazzi che assumono eroina è stata prescritta una terapia sostitutiva (56% Subutex, 44% metadone), mentre un soggetto (2,6%) è in trattamento con antabuse. Questo dato è importante perchè le terapie sostitutive hanno un significato e un impatto diverso per i più giovani e spesso l'assunzione di una terapia sostitutiva implica che diversi mesi in comunità siano dedicati solo allo scalaggio di essa e alle difficoltà che comporta, posticipando l'inizio di un lavoro personale su di sè che vada oltre la dipendenza fisica da una sostanza.

In questo gruppo di ragazzi emergono altri comportamenti problematici, legati alle sostanze o a uno stile di vita "a rischio", come comportamenti di tipo antisociale o altre forme di dipendenza. Il 45% ha dei precedenti penali ed entra in comunità con provvedimenti particolari, come la messa alla prova. Il 41% dichiara di giocare a videopoker e il 33% d'azzardo, nonostante siano per lo più minorenni.

La situazione evidenziata dai test psicologici, rivela in questi ragazzi una buona disponibilità al cambiamento (valutata attraverso il MAC), perchè la maggior parte di loro si trova nella fase della "Determinazione" per quanto riguarda l'interruzione dell'uso di sostanze, ma non riesce a mettere in pratica azioni concrete per farlo. Mostrano una frattura interiore con valori intermedi (16 su 24) e un senso di autoefficacia non particolarmente elevato (13 su 24), condizione su cui intervenire tempestivamente affinchè riscoprano le loro potenzialità e si sentano in grado di affrontare un percorso così complesso come la riabilitazione dalla dipendenza.

Nel SCL (test per la valutazione dei sintomi psicopatologici) le scale dove il maggior numero di ragazzi supera la soglia sono l'Ideazione paranoide (41%), le Ossessioni e compulsioni (35%) e la Depressione (31%). Questi ragazzi stanno quindi vivendo una forte sofferenza personale, data da pensieri intrusivi, sensazioni di non avere il controllo, basso tono dell'umore e gravi difficoltà nelle relazioni con gli altri, caratterizzate da diffidenza, sospettosità e la sensazione di essere minacciati. Nella somministrazione di questo test dopo 6 mesi di programma, il 66% di questi ragazzi con alti punteggi mostra un iniziale miglioramento, dato anche dall'astensione prolungata dalla sostanza, pur rimanendo su valori piuttosto altri e indicando quindi come il percorso verso il benessere psicologico sia ancora lungo.

Nel test di personalità MMPI le scale cliniche in cui un numero maggiore di ragazzi raggiunge un punteggio sopra la soglia sono: la Deviazione psicopatica (71%), la Paranoia (55%), e l'Ipomania (45%). Nel retest sono migliorate alcune scale di contenuto (in specifico le scale relative alla dipendenza, l'ostilità ipercontrollata con rischio di acting out, uno stile di personalità ostile, competitivo e aggressivo, e la dominanza nelle relazioni sociali). I punteggi nelle scale cliniche sono rimasti piuttosto stabili, con un lieve abbassamento dei livelli di deviazione psicopatica e ipomania nella maggior parte dei ragazzi con punteggi più alti, indicando come, pur modificandosi i comportamenti, i cambiamenti della personalità richiedano un tempo prolungato.

I ragazzi mostrano una buona tenuta al trattamento: il 47% sta attualmente svolgendo il programma comunitario e il 21% ha concluso positivamente i 18 mesi previsti dal percorso. Alcuni di questi (50%) stanno volontariamente prolungando la propria permanenza in comunità oltre i 18 mesi, al fine di concludere il proprio progetto con maggiore stabilità e reinserirsi gradualmente all'esterno (per esempio completando gli studi in comunità).

I ragazzi che hanno concluso positivamente il percorso nel 75% dei casi hanno 17 anni, e solo il 25% di loro era entrato in comunità per provvedimenti legali, dimostrando come spesso questo aspetto non sia una motivazione sufficiente alla tenuta del trattamento.

Il 32% ha interrotto volontariamente il programma, con una percentuale del 10% inferiore rispetto agli adulti.

Le interruzioni volontarie sono state nella maggior parte dei casi dopo 2 mesi o più di comunità, con tre ragazzi che hanno abbandonato il programma dopo più di un anno, svolgendo comunque una certa parte di cammino. Chi ha interrotto il percorso è stato comunque seguito dalla comunità ed è rimasto agganciato, proprio per l'importanza delle relazioni di fiducia che si erano create in struttura.

Considerando questi dati è necessario cambiare stereotipi sull’immagine del tossicodipendente in comunità (per esempio in merito all'età, al livello di compromissione sociale, alle modalità di assunzione della sostanza…) e, di fronte a un nuovo target, mettere in atto un intervento diversificato da quello per “adulti”. In particolare la "Casa del giovane" ha integrato i suoi programmi per i più giovani con un coinvolgimento delle famiglie d'origine, una presa in carico psicologica individuale, il recupero scolastico e il proseguimento degli studi, l'attenzione alle attività sportive, culturali e di impegno sociale.

L'importanza di intervenire tempestivamente e in modo risolutivo è data anche dalla considerazione che nell'adolescenza il sistema nervoso centrale è ancora in fase di sviluppo: la corteccia cerebrale arriva alla sua piena maturità dopo il 20° anno di vita e l’insorgenza del disturbo in età adolescenziale fa sì che la dipendenza si radichi come elemento strutturale della personalità in via di sviluppo, con conseguenze sempre più gravi per il futuro. Il consumo di sostanze negli adolescenti incide negativamente su aspetti fondamentali della vita, fino a comprometterli gravemente: le relazioni sociali, le relazioni familiari, il percorso scolastico, la situazione legale…

L’adolescenza è un periodo caratterizzato da comportamenti orientati alla ricerca di novità e all’assunzione del rischio, dall' immaturità nel controllo degli impulsi, da una reattività accentuata agli incentivi, e dalla ricerca di vantaggi immediati rispetto a quelli a lungo termine. Queste caratteristiche chiaramente li rendono più vulnerabili ai comportamenti di dipendenza e meno recettivi agli interventi di tipo ambulatoriale, che non hanno una continuità nella vita quotidiana. Nella società attuale gli adolescenti si trovano sempre più in una condizione di rischio: il raggiungimento dell’autonomia è sempre più ritardato e il giovane si sente più fragile e si rivolge a “oggetti sostitutivi”, i nuovi canali di comunicazione espongono a stimoli sempre più precoci e non filtrati dagli adulti, l'influenza del gruppo dei coetanei è sempre più forte e vincolante.

Alla luce di questi dati e di queste considerazioni è necessario agire precocemente sul problema della dipendenza e con interventi che siano davvero risolutivi. Si tratta di affrontare situazioni in cui il problema va ben oltre la dipendenza da una sostanza, coinvolgendo lo stile di vita del ragazzo, la sua personalità e le sue relazioni interpersonali e, perchè questo accada, non è pensabile che sia sufficiente un trattamento ambulatoriale. La comunità garantisce una presa in carico globale della persona, e soprattutto l'allontanamento da un ambiente e da uno stile di vita che impediscono anche al ragazzo più motivato di cambiare davvero, perchè rappresentano un richiamo troppo forte all'abuso di sostanze. Il percorso deve essere a lungo termine, perchè per raggiungere un vero cambiamento personale non possono bastare pochi mesi. Inoltre, con i più giovani è indispensabile garantire continuità anche dopo l’uscita dalla comunità, per mantenere un punto di riferimento costante nel reinserimento e nelle tappe successive della vita.

In un ambiente contenitivo, in cui il ragazzo non deve gestire lo sforzo continuo di non usare sostanze, può impiegare tutte le proprie energie in attività costruttive per il proprio futuro (studio, lavoro...), nel cambiamento della propria personalità e nel costruire relazioni diverse. Data l'enorme importanza del gruppo dei pari a questa età, l'ambiente comunitario offre un luogo dove poter assumere ruoli diversi rispetto all'ambiente di provenienza e sperimentare un modo più funzionale e "sano" di vivere le relazioni, in cui si trovano immersi per 24 ore al giorno. La comunità indirizza i propri interventi quotidiani sul sostegno alla motivazione di questi ragazzi, sul fornire loro modi concreti di gestione del proprio tempo e sull'incrementare il proprio senso di autostima e autoefficacia, parallelamente agli interventi strutturati di terapia psicologica individuale e di gruppo.

Il fatto che il numero delle interruzioni del percorso sia inferiore nei più giovani rispetto alla media significa che un intervento precoce di tipo residenziale può essere efficace già a questa età e prevenire drammatiche conseguenze future.