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Nasce la prima comunità terapeutica per giocatori d’azzardo

8 Luglio Lug 2013 2017 08 luglio 2013

Ha aperto a Reggio Emilia. È il primo caso di struttura residenziale italiana aperta 365 giorni all’anno per giocatori patologici seguiti dai servizi pubblici. Un'iniziativa dell'Associazione “Centro Sociale Papa Giovanni XIII” e della Regione

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Ha aperto a Reggio Emilia. È il primo caso di struttura residenziale italiana aperta 365 giorni all’anno per giocatori patologici seguiti dai servizi pubblici. Un'iniziativa dell'Associazione “Centro Sociale Papa Giovanni XIII” e della Regione

È stata inaugurata a Reggio Emilia la prima comunità terapeutica residenziale per giocatori d'azzardo patologici aperta tutto l'anno, un'iniziativa dell'Associazione “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” e della Regione Emilia Romagna.

«Se alcuni giocatori d’azzardo facoltosi avevano già l’opportunità di seguire terapie in costose cliniche private per “disintossicarsi”, ben poco potevano fare i semplici cittadini che magari, proprio per il gioco d’azzardo, avevano dilapidato anche le ultime risorse familiari», ha affermato Matteo Iori, presidente dell’Associazione Centro Sociale Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia.

Fino ad oggi tre regioni (Emilia Romagna, Toscana e Piemonte) avevano provato a dare una risposta sperimentale con l’apertura di brevissime accoglienze per giocatori patologici, ma con “Pluto” – questo il nome della struttura che richiama il mitologico Dio del denaro – è stata inaugurata per la prima volta in Italia una struttura aperta 365 giorni all’anno e gratuita per i cittadini, in quanto sostenuta in parte dai servizi pubblici e in parte da due contributi: uno dell’Associazione Onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII e un altro della Regione Emilia Romagna.

«Da oltre 13 anni interveniamo sulla dipendenza da gioco d’azzardo», ha proseguito Iori, «e questo ha portato la nostra associazione ad avere in carico oltre 700 giocatori nei nostri 5 gruppi settimanali. Da sempre abbiamo lamentato l’impossibilità di accogliere le persone più gravi in un percorso residenziale per offrire loro un trattamento più intensivo ed è paradossale che proprio l’Italia, paese fra i primi al mondo per spesa pro-capite per gioco d’azzardo, non avesse ancora concesso l’opportunità di cura gratuita per chi è affetto da questa forma di dipendenza» gli ottimi esiti di una breve sperimentazione effettuata nel 2011 e grazie a una delibera della Giunta della Regione Emilia Romagna, l’Associazione Centro Sociale Papa Giovanni XXIII ha potuto inaugurare a Reggio Emilia – in un luogo tenuto anonimo – questa struttura residenziale dedicata ai giocatori d’azzardo patologici inviati dai servizi pubblici di tutta Italia.

«I ricoveri saranno brevi e personalizzati, da due settimane a tre mesi», ha dichiarato Umberto Caroni, responsabile dell’Azzardo Point del Centro Sociale Papa Giovanni XXIII. «Il numero di utenti accolti sarà basso (6 persone alla volta di entrambi i sessi), e gli invii saranno decisi insieme alle Ausl competenti per il territorio di residenza del giocatore. Le nostre attività terapeutiche saranno quelle che si sono già dimostrate efficaci nella precedente sperimentazione: test diagnostici specifici, colloqui individuali, gruppi psicoeducativi con una trentina di contenuti diversi, lezioni specifiche sul gioco d’azzardo e i pensieri cognitivi erronei, consulenze legali e sulle forme di sovraindebitamento e attività culturali, ricreative e ludiche, ovviamente senza denaro in palio».

«Con questa importante iniziativa», ha affermato don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), un'organizzazione della nostra Federazione – quale è l'Associazione Centro Sociale Papa Giovanni XXIII – «dimostra di saper innovare nel campo delle dipendenze. Da molti anni, infatti, il CNCA e i suoi associati sono impegnati nel costruire strutture residenziali di accoglienza capaci di rispondere a nuove domande e bisogni, all'interno di un sistema integrato pubblico-privato sociale. Bisogni che, come nel caso del gioco d'azzardo patologico, hanno assunto una rilevanza tale che non possono più essere affrontati con interventi e finanziamenti spot. Va garantito il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza con risorse e strutture permanenti adeguate».

«Il fine di questa iniziativa», ha concluso Iori, «è permettere alle persone di essere accolte in un luogo piacevole e tranquillo, per riappropriarsi delle proprie competenze relazionali, recuperare i propri rapporti affettivi e riottenere l’equilibrio e la lucidità persi con il gioco d’azzardo».