L'intervista

Laura Boldrini: «Smettiamola di strumentalizzare l'immigrazione»

20 Agosto Ago 2013 1401 20 agosto 2013

Lo ius soli? Un tema contingente. La politica? Non è solo ruberia. Welfare, carceri e servizio civile gli impegni da tenere in alto nell'agenda. Una chiacchierata a 360 gradi con la Presidente della Camera sui temi caldi del Terzo settore

  • ...
Laura Boldrini 5
  • ...

Lo ius soli? Un tema contingente. La politica? Non è solo ruberia. Welfare, carceri e servizio civile gli impegni da tenere in alto nell'agenda. Una chiacchierata a 360 gradi con la Presidente della Camera sui temi caldi del Terzo settore

La riapertura-lampo dei lavori della Camera dei Deputati a spezzare le ferie estive l'ha proiettata al centro delle polemiche. Mossa demagogica? Giusto adempimento? La neo presidente della Camera, Laura Boldrini, è un personaggio che la scena politica sta ancora cercando di decifrare, e che a ogni mossa divide le opinioni tra fan e duri oppositori. Vita con Laura Boldrini ha una "frequentazione" di lunga data. E non poteva essere altrimenti visto l’impegno e la dedizione che l’attuale presidente della Camera ha profuso nei suoi 14 anni (dal 1998 al 2012) da portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Prima delle ultime elezioni politiche a cui ha partecipato con successo nelle fila di Sel la Boldrini aveva rilasciato a Vita.it una bella intervista (leggi qui), in cui l’allora candidata tracciava le linee guida del suo impegno politico e in cui aveva dimostrato il suo vivo interesse per la piattaforma elettorale elaborata dalla nostra testata e dal suo comitato editoriale. In quel testo naturalmente c’era anche l’impegno per la stabilizzazione del 5 per mille come del resto chiediamo con forza nella petizione che abbiamo lanciato (firma qui). L’assenza del tema in questo dialogo è figlia di un’esplicita richiesta dell’entourage della Terza carica dello Stato che ha preferito evitare l’argomento «per rispetto del Parlamento e del dibattito che sulla questione si aprirà». Un paravento un po’ formalistico di cui prendiamo atto. Quella sul 5 per mille, per correttezza bisogna specificarlo, è l’unica domanda schivata dalla Boldrini. Sul resto, dal carcere a Grillo, passando per l’immigrazione e la definizione di bene pubblico/statale, come potete leggere la presidente della Camera non si è sottratta al confronto.

Ad osservare il dibattito di questi mesi il welfare viene ancora concepito esclusivamente come un costo sociale sempre più insostenibile. Non crede invece che possa essere interpretato come creazione di valore sociale, indispensabile al rilancio del Paese?
In tempi di crisi il welfare deve essere rafforzato, e non ridotto, come invece è successo in Italia negli ultimi anni. Nel momento di maggior bisogno le risorse sono state drasticamente ridotte, e questo ha lasciato le fasce più vulnerabili senza le adeguate reti di salvataggio. In particolare le donne sono state messe a dura prova da un welfare carente. Sono state loro, le donne italiane, a supplire ai servizi mancanti, e il prezzo lo hanno pagato perdendo posti di lavoro. Se manca il welfare, l’attività di cura viene necessariamente addossata alle donne. Il fenomeno delle badanti è tutto italiano: non c’è bisogno di ricorrere a loro nei Paesi in cui il welfare funziona bene, o dove c’è una maggiore distribuzione del lavoro domestico tra uomo e donna. La nostra società deve ancora fare molti passi in avanti. Il tempo di crisi ci impone un cambio di mentalità, ma anche un cambio nella gerarchia delle spese. Anche se non sta a me stabilire le priorità dell’azione di governo, mi sento di dire che nella società italiana è forte la richiesta di più welfare, e di rimettere invece in discussione le spese per gli armamenti.

Mi dà una definizione di Pubblico e di Bene Pubblico. Dal suo punto di vista Pubblico coincide con Statale oppure il concetto ormai ha un'estensione più vasta? Di conseguenza: i Beni pubblici devono essere gestiti esclusivamente da enti pubblici o c'è spazio anche per il privato sociale?
Tengo a dire che “pubblico” non è necessariamente il terreno dello spreco e della ruberia. Ho fatto dell’urgenza di tagliare le spese parlamentari una delle linee-guida della mia azione, in questi primissimi mesi alla Presidenza della Camera, perché sono convinta che ai cittadini, per riconquistarne la fiducia, si debba dare un segnale chiaro di sobrietà. Ma vorrei che uscissimo da un clima in cui la categoria di pubblico viene considerata troppo spesso con disprezzo. Credo che abbia fatto molto bene alla società italiana il successo dei referendum sui beni comuni di due anni fa: ci ha ricordato che non tutto può essere valutato in base alla logica di mercato. Quanto al rapporto tra “pubblico” e “statale”, non c’è coincidenza. Però io penso che lo Stato debba rimanere sempre il perno, che non esclude altri attori. In una democrazia la responsabilità prioritaria dei beni pubblici deve rimanere al pubblico. Dopodiché è un buon esempio di sinergia il fatto che allo Stato vada incontro il privato, ma a mio avviso la porzione dello Stato dovrebbe restare maggioritaria, essere in grado di far fronte alla manutenzione e alla salvaguardia dei beni pubblici.

Il servizio civile nazionale sta morendo nel silenzio, per mancanza di fondi e di riforme. Vita si è fatta promotrice di una campagna affinché a tutti i giovani sia data la possibilità di fare un'esperienza di quel tipo. L'abbiamo chiamato servizio civile universale. Cosa ne pensa? E cosa pensa dell'ipotesi di un servizio civile obbligatorio?
Penso che il servizio civile sia un regalo che i giovani fanno al Paese, dedicando agli altri alcuni mesi della propria vita. ma è anche un contributo che danno al consolidamento della coesione sociale, perché mentre la crisi rischia di produrre lacerazioni profonde loro fanno un lavoro di ricucitura per tenere insieme la collettività. Ritengo perciò un errore che alcune decine di migliaia di giovani che vogliono aderire a questo progetto vedano respinta la loro richiesta perché non ci sono i mezzi. Mi sembra uno spreco, perché è un’esperienza altamente formativa. Una scelta miope anche dal punto di vista strettamente economico. Il 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica, sono andata in visita ad uno dei centri in cui operano i volontari del servizio civile. E lì ho avuto la conferma che i soldi spesi sono un investimento ad alta redditività sociale: le stime dicono che ciascuno dei ragazzi e delle ragazze in servizio civile “rende” quattro volte i 6mila euro che costa allo Stato. Ritengo però che il servizio civile debba rimanere una scelta libera, senza imposizione. Deve continuare ad essere rilevante la motivazione.

Capitolo Immigrazione. Su vita.it prima dell’elezione a parlamentare aveva detto come la riforma della legge sull’immigrazione fosse una sua priorità. Lo conferma anche oggi di fronte a un governo sostenuto da Pd e Pdl e alle polemiche suscitate dalle esternazioni del ministro Kyenge sullo ius soli?
Bisogna superare gli schemi ideologici che hanno avuto la prevalenza negli anni scorsi, quando sull’immigrazione si è giocata una partita politica e il tema è stato letto in modo miope, strumentalizzato attraverso l’esercizio della paura. L’immigrazione è un fenomeno ampio, strutturale, che non può essere ridotto a una questione di sicurezza. Va gestito e non subìto, ci deve essere una governance. Oggi è tempo di uscire da quella dimensione così asfittica e fare seriamente, rimettere al centro una questione che è epocale e gestirla con gli strumenti più adeguati, in linea con altri Paesi dell’Unione Europea. Serve una visione di medio-lungo termine. Quanto alla cittadinanza, è un tema che ci viene richiesto dal tempo in cui viviamo, deve poter far parte del dibattito politico in maniera più serena. Come sta accadendo negli Stati Uniti, dove si sta lavorando in modo bipartisan. E come ci chiede il Presidente Napolitano, che ha più volte sottolineato l’assurdità di una situazione in cui i compagni di banco dei nostri figli non sono cittadini italiani. Vorrei che, dopo anni e anni di battaglie ideologiche, si riuscisse a lavorare insieme su una legge realistica, che non criminalizzi, e che renda possibile un percorso di integrazione.

Le carceri continuano a vivere in uno stato di illegalità silenziosa, tanto che anche l'Europa ci ha messo alla sbarra. Sarebbe favorevole a un'ipotesi di indulto/amnistia?
La situazione delle carceri italiane non fa onore al Paese. Come lei ricorda siamo stati condannati dalla Corte Europea dei Diritti Umani per un trattamento “disumano e degradante” ed ora dobbiamo rispondere. Se la pena deve riabilitare, ci devono essere le condizioni adatte per farlo, ma al momento proprio non ci sono. È giusto dunque che si valutino forme alternative alla pena detentiva, in una situazione in cui molte carceri sono fatiscenti e hanno bisogno di essere ristrutturate in maniera profonda, non con interventi di piccola manutenzione come quelli fatti negli ultimi anni. Si tratta anche di mettere in atto le buone pratiche che, per la riabilitazione, hanno sperimentato altri Paesi dell’Unione.

Lei tutti i giorni vede al lavoro i rappresentati dei M5S. Che tipo di attenzioni stanno dimostrando nei confronti dei temi delle politiche sociali?
Sui provvedimenti fin qui discussi alla Camera, i deputati M5S stanno svolgendo un’attenta attività di opposizione, anche ricorrendo all’ostruzionismo. A volte, a mio avviso, esagerano nella spettacolarizzazione, come se l’Aula fosse un teatro dove sono previsti ripetuti applausi a scena aperta. I 5Stelle non sono aiutati dalle esasperazioni del loro leader: anziché dare atto degli sforzi per cambiare quello che non funziona, Grillo più di una volta ha insultato pesantemente l’istituzione. Se si definisce il Parlamento una “tomba maleodorante”, significa che la democrazia non ha valore. E allora quali alternative vi sono? Questo atteggiamento è nichilista e distruttivo. Mi piacerebbe vedere invece più oggettività, più capacità di cogliere i mutamenti in corso, gli sforzi che vengono fatti da tutti coloro che credono nel cambiamento. Un cambiamento che non passa per l’abbattimento delle istituzioni, per la loro distruzione: questo fa paura. Il cambiamento è un processo difficile, che si porta avanti con gradualità, rendendo le istituzioni più forti, più trasparenti, più comprensibili.