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Padrini in viaggio: quando il bimbo "adottato" diventa vicino

11 Settembre Set 2013 1424 11 settembre 2013

Perché accontentarsi della corrispondenza quando si può andare a visitare di persona il bambino che si sostiene a distanza? La Fondazione Rava ha un programma speciale che porta i sostenitori ad abbracciare i loro piccoli: un'esperienza che non si dimentica facilmente, e a cui è facile partecipare

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Yamilet
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Perché accontentarsi della corrispondenza quando si può andare a visitare di persona il bambino che si sostiene a distanza? La Fondazione Rava ha un programma speciale che porta i sostenitori ad abbracciare i loro piccoli: un'esperienza che non si dimentica facilmente, e a cui è facile partecipare

"Non posso non raccontare ciò che ho ricevuto dall’incontro con la mia figlioccia che improvvisamente non era più la ricevuta del bonifico mensile, ma due grandi occhi, pieni di curiosità, paura, malinconia e speranze; eravamo due persone in qualche modo legate come se ci fossimo sempre conosciute e volute bene." Comincia così il racconto di Agnese, una delle partecipanti al viaggio organizzato dalla Fondazione Francesca Rava per il terzo anniversario dal terremoto che ha devastato nel 2010 Haiti. In quel paese, avviato verso una lenta ripresa sociale ed economica, Agnese ha potuto conoscere la bambina che ha adottato a distanza.
Agnese però non è l'unica. Fondazione Francesca Rava infatti organizza periodicamente iniziative di questo tipo, chiamate "padrini in viggio", ovvero soggiorni nei paesi in cui l'organizzazione opera per poter visitare di persona i bambini che i sostenitori aiutano con i loro contributi dall'Italia. "I bambini aiutati tramite l'adozione a distanza con la Fondazione Francesca Rava e ospitati nelle Case orfanotrofio dei paesi in cui opera vivono con grande attesa l'arrivo della corrispondenza da parte del loro padrino o madrina", spiega Silvia Valigi. "Per loro la più grande ricchezza è sapere che da lontano qualcuno li ama, li pensa e li incoraggia ad andare bene a scuola perché tiene al loro futuro. La visita di persona diventa perciò un vero momento di gioia, un'esperienza che cambia la loro vita".
Anche lo scorso luglio, per esempio, un gruppo di padrini e madrine è partito per un campus di lavoro presso la Casa NPH Honduras. “Le due settimane di volontariato presso il rancho Santa Fè sono trascorse velocemente", racconta Chiara, coordinatrice dei volontari per la Fondazione, "tra i sorrisi e gli abbracci dei bambini, le feste tutti riuniti attorno al falò a far abbrustolire marshmallow sotto un tetto di stelle; tra partite di calcio e raccolti di frutta, verdura e uova; pranzi a base di tortillias e fagioli hondureni e pizza italiana, le ninna nanne la sera per far addormentare i bambini… e poi le lacrime, le risate e l’amicizia!“.
Vivere un'esperienza di questo tipo non è però un privilegio di pochi: NPH organizza viaggi fino a novembre cui è possibile partecipare anche per conoscere meglio le attività della Fondazione e vivere un'esperienza unica di solidarietà. Il prossimo viaggio è in programma dal 30 settembre al 5 ottobre ad Haiti, in occasione dell'inaugurazione di Kay Gabriel, la nuova ala adiacente alla Casa dei Piccoli Angeli. Ancora, dal 25 ottobre al 3 novembre un altro gruppo sarà in Guatemala per visitare la Casa N.P.H., assistere a la Feria de Barriletes Gigantes, o il Festival degli aquiloni giganti, tradizionale festival guatemalteco che ogni anno vede, in occasione della festa di tutti i Santi, le città di Santiago Sacatepéquez e Sumpango colorarsi a festa con enormi aquiloni colorati che volano sui cimiteri locali per aiutare gli spiriti dei defunti a trovare la via della vita, secondo la tradizione locale.
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Nella foto: la piccola Yamilet, ospite della Casa NPH Mexico a Miacatlan