Anteprima magazine

Ci stanno asfaltando il nord

4 Ottobre Ott 2013 1913 04 ottobre 2013

Venti nuove autostrade in arrivo, centinaia di chilometri di asfalto in un territorio già pesantemente urbanizzato. Decine di comitati spontanei dicono no. Ma fanno anche proposte alternative. L'inchiesta sul mensile Vita in edicola

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Strade
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Venti nuove autostrade in arrivo, centinaia di chilometri di asfalto in un territorio già pesantemente urbanizzato. Decine di comitati spontanei dicono no. Ma fanno anche proposte alternative. L'inchiesta sul mensile Vita in edicola

Il digiuno a staffetta lanciato da Don Bizzotto in Veneto ha riportato sotto i riflettori il tema delle infrastrutture al Nord: una colata di asfalto che dalle Alpi alla foce del Po, rischia, nel giro di pochi anni, di aumentare a dismisura la quota - già a livelli di record - di consumo di suolo del Settentrione. Dal Tibre alla Brebemi, dalla Orte- Mestre alle tre pedemondane (Veneta, Lombarda, Piemontese), dalla Mantova-Cremona alla Cispadana emiliana: decine di progetti, alcuni già con i cantieri avviati, a cui fanno da riscontro altrettanti Comitati, nati in maniera spontanea, per opporsi alle opere.

Solo una logica "Nimby" (not in my backyard)? Non esattamente, come spiega nel servizio su Vita magazine in edicola, Luca Martinelli, autore del libro "Salviamo il paesaggio" : «La loro forza, in realtà, è nella loro capacità di argomentare le loro tesi con analisi e numeri. Oggi si leggono articoli in merito ai problemi di raccolta delle risorse per infrastrutture come Pedemontana e Tem messi in luce già qualche anno fa dalle analisi fatte dai comitati». Tanti focolai di attivismo, che hanno riavvicinato centinaia di cittadini al loro territorio, prodotto analisi, progetti alternativi che troppo spesso politica e grande impresa hanno snobbato.

Anche perché - ed è il punto centrale rilevato dall'inchiesta - attorno a queste infrastrutture si sono messi in piedi meccanismi finanziari che ben poco hanno a che fare con i vantaggi sociali ed economici che possono portare al territorio. Visto che soldi pubblici non ce ne sono, si punta sui finanziamenti privati, attraverso il meccanismo del project financing. Ma i privati, ovviamente, rischiano solo in opere che possono risultare profittevoli, quindi grandi arterie autostradali a pedaggio e non certo piccoli interventi che potrebbero risolvere i problemi di traffico alla stessa maniera se non meglio.

L'inchiesta completa è pubblicata sul numero di ottobre di Vita, in edicola e in abbonamento.