Le giornate di Bertinoro

Sociale, l'ora dell'innovazione di rottura

11 Ottobre Ott 2013 1422 11 ottobre 2013

Elisabetta Gualmini, presidente dell’Istituto Cattaneo anticipa i temi della 13esima edizione: «la propensione ad andare sul sicuro non è una strada per il futuro. Quello che serve è esattamente l’opposto. Avere il coraggio di inventarsi un lavoro piuttosto che aspettarlo»

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Bertinoro
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Elisabetta Gualmini, presidente dell’Istituto Cattaneo anticipa i temi della 13esima edizione: «la propensione ad andare sul sicuro non è una strada per il futuro. Quello che serve è esattamente l’opposto. Avere il coraggio di inventarsi un lavoro piuttosto che aspettarlo»

Le innovazioni possono essere di processo, di prodotto e di rottura (disrupting innovation). Queste ultime sono quelle di cui c’è bisogno oggi in generale in Italia e, particolarmente, nel Terzo settore». Così Stefano Zamagni (nella foto a destra del presidente di Aiccon Franco Marzocchi) presenta il senso della 13esima edizione delle Giornate di Bertinoro, che si sono aperte questa mattina. «Nel comparto industriale tutti sanno di cosa si tratta: l’iPad è una innovazione di rottura, ad esempio. In ambito sociale innovazione di rottura vuol dire trovare i modelli di governance necessari verso la sussidiarietà circolare».

La sessione d’apertura sarà proprio dedicata all’apporto dei soggetti dell’Economia Civile al ripensamento del paradigma economico e sociale del nostro Paese. Solo attraverso l’ideazione e l’implementazione di un nuovo modello sul piano economico e sociale sarà possibile rimettere in moto le economie dei nostri Paesi. Tra i relatori ci sarà Elisabetta Gualmini, presidente dell’Istituto Cattaneo e docente all’Università di Bologna. «Non si può pensare di uscire dalla crisi se non si rifondano istituzioni politiche e abitudini mentali», spiega. «Non basta riformare ritoccando, bisogna rimmetersi in gioco. Il problema è che tutti hanno paura e si limitano ad aspettare tempi migliori». 43 anni, docente ordinario di Scienza Politica all’Università Alma Mater di Bologna, da due anni Elisabetta Gualmini è alla testa del prestigioso istituto, che ha orientato anche a esplorare le nuove sfide della pubblica amministrazione davanti alla scarsità di risorse. E il ruolo che può avere la società intera nel campo dell’assistenza. «La generale riluttanza a prendersi dei rischi genera circoli viziosi da cui è difficile uscire», spiega la docente. «E la propensione ad andare sul sicuro non è una strada per il futuro. Quello che serve è esattamente l’opposto. Avere il coraggio di inventarsi un lavoro piuttosto che aspettarlo».

Una sfida che trova d’accordo Stefano Zamagni: «È tempo di innovazione di rottura. Ad esempio quella della sussidiarietà circolare. È tempo di fare il passo decisivo mettendo la sfera degli enti pubblici e il blocco imprenditoriale e quello del Terzo settore in condizioni, non solo di dialogare, ma di progettare e gestire insieme tutta una serie di servizi nell’ambito del welfare, inteso in senso ampio». Zamagni sottolinea come esistano delle buone pratiche che, in questo caso, sono venute prima della teoria. Messina hanno creato un distretto sociale o del welfare, applicando la sussidiarietà circolare attraverso l’interazione tra le imprese (quelle che ci stavano), le cooperative sociali, una fondazione di comunità e l’ente locale, rappresentato dal Comune e dalla Provincia. A Padova c’è un’iniziativa simile realizzata con il Distretto di cittadinanza». È la strada che porta a Bertinoro, e che ripartirà da Bertinoro.