Giuseppe Guzzetti

Welfare di comunità, la via per ripartire

29 Novembre Nov 2013 1800 29 novembre 2013

L'intervento del presidente della Fondazione Cariplo ha chiuso la due giorni di Milano sull'innovazione sociale: «Il nuovo welfare deve porre le basi sulla partecipazione attiva dei cittadini, nella realizzazione di un nuovo paradigma e nel controllo dei servizi e dei risultati»

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Giuseppe Guzzetti
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L'intervento del presidente della Fondazione Cariplo ha chiuso la due giorni di Milano sull'innovazione sociale: «Il nuovo welfare deve porre le basi sulla partecipazione attiva dei cittadini, nella realizzazione di un nuovo paradigma e nel controllo dei servizi e dei risultati»

Con la relazione del presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, si è chiusa a Milano la due giorni del convegno "Riprogettare il Welfare: uno sguardo al mediterraneo", durante il quale ieri p stato presentato il primo rapporto sul Secondo Welfare in Italia.
Questi i punti principali dell'intervento di Guzzetti:

  1. Stiamo giungendo al termine di un altro anno, l'ennesimo, difficile, che se da un lato ha fatto registrare alcuni segnali positivi, dall'altro non ha portato la svolta che tutti, quasi idealmente, ci attendiamo.
  2. Spesso i segnali positivi, quando ci sono, li vedono e li percepiscono i tecnici, non giungono alle persone che, invece, hanno bisogno di concretezza. Anzi nelle nostre comunità tende a diffondersi la sensazione pesante di un costante arretramento dell'impegno degli enti pubblici, proprio sulla linea delle prime necessità, quelle che hanno a che vedere con i bisogni sociali, il cosiddetto welfare. Sappiamo bene che non è solo una sensazione. È la realtà dei fatti, che spesso diviene drammatica, quando una persona, una famiglia, si trovano di fronte ai veri problemi della quotidianità: i figli, i genitori anziani, un parente malato...
  3. Riteniamo che la riprogettazione del welfare sia uno sforzo non più rimandabile. Non solo per ragioni di costo, vista la difficile situazione del bilancio pubblico del nostro Paese, ma soprattutto per rendere il sistema italiano dei servizi sociali più capace di affrontare le nuove sfide che si presentano, per tornare a pensare il welfare come un fattore propulsivo del nostro sistema economico e sociale e non come una zavorra. I “rischi sociali” che il sistema di welfare tenta di arginare sono molto cambiati negli ultimi vent’anni: l’invecchiamento della popolazione, la caduta della natalità, la scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro, l’impatto della “globalizzazione” sul mercato del lavoro, la forte immigrazione. Gli ultimi mesi hanno messo in evidenza l’insufficienza degli strumenti italiani di lotta alla povertà, spesso senza progetti di accompagnamento all’autonomia. In gioco ci sono la coesione sociale, la vita delle persone e delle famiglie che cercano da sole soluzioni per i problemi legati alla gestione dei figli, dei genitori anziani, dei disabili; in un contesto caratterizzato da sconforto e disagio giovanile. La questione riguarda italiani e stranieri, senza distinzione.
  4. Credo che in questa due-giorni milanese, abbiamo, con metodo, avviato un lavoro importante, coinvolgendo in prima battuta un nucleo di attori che sappiamo essere interessati a dare una soluzione a questi problemi, perché sta nella loro missione istituzionale o nell’alveo di quella che viene definita RESPONSABILITA’ SOCIALE DI IMPRESA. UN NUCLEO CHE DEVE NECESSARIAMENTE ALLARGARSI. Le fondazioni sono consapevoli del ruolo che possono rivestire, nel promuovere innovazione sociale, insieme alle organizzazioni di Terzo Settore e alle imprese private: ma è una responsabilità sociale allargata, nel senso che ci riguarda tutti, nessuno escluso.
  5. Fondazione Cariplo, ad esempio, ha approvato nei giorni scorsi le linee guida per la sua attività futura, con tre obiettivi principali: giovani, welfare comunitario e benessere della persona.
  6. La fondazione ha avviato una serie di collaborazioni in Italia e all'estero; ha candidato Milano ad ospitare nel 2015 l’AGA- Annual General Assembly, l'incontro con i principali organismi filantropici d'Europa e del mondo che fanno riferimento ad Efc, European Foundation Centre di Bruxelles, che ha accettato ufficialmente: dunque, in occasione di Expo 2015, le organizzazioni filantropiche europee saranno a Milano anche per parlare di come la filantropia moderna sia capace di offrire un contributo ad un nuovo sistema di welfare. La proposta che può aprire una nuova via a nostro modo di vedere esiste. Si chiama welfare di comunità.
  7. Siamo infatti convinti che un contributo può e deve venire anche dal territorio. Sono convinto che il welfare di comunità - che mette al centro i bisogni locali e che proprio sul territorio favorisce la collaborazione tra diversi attori del pubblico, del privato e del privato sociale perché possano dare risposte - può rappresentare un'efficace alternativa. In questo caso le Fondazioni di Comunità – come le 15 fatte nascere in Lombardia da un progetto della nostra fondazione, o come quelle sorte per volontà della Compagnia di Sanpaolo - stanno già svolgendo un ruolo strategico importante, ponendosi come collettore all’interno di un sistema che necessità non solo di risorse economiche, ma anche di relazioni. Occorre promuovere l'integrazione degli attori e delle risorse.
  8. La spesa privata in campo sociale, che a volte già c’è (basti pensare al fenomeno delle badanti/assistenti familiari) è male organizzata e spesso poco efficace. Sono spesso dispersi anche gli interventi che oggi chiamiamo di “secondo welfare” (dal welfare aziendale, al neo-mutualismo sino alla filantropia) che pure possono rappresentare una risorsa importante per integrare le prestazioni pubbliche e per sostenere l’innovazione sociale di cui c’è grande bisogno.
  9. È necessaria una collaborazione più proficua tra sistema pubblico e attori privati, per evitare di limitarsi a utilizzare il Terzo Settore per abbassare i costi, senza coglierne invece il potenziale di innovazione, e per contenere i problemi di iniquità impliciti nel welfare aziendale (per definizione limitato a pochi soggetti destinatari). Occorre orientare le risorse, anche di coloro che con donazioni possono contribuire all’interno di questo nuovo meccanismo.
  10. Non bisogna illudersi che la vivacità e la buona volontà dal basso, o la spesa privata delle famiglie, la solidarietà possano o debbano sostituire integralmente l’intervento pubblico, con quella titolarità che solo lo Stato può assicurare.
  11. Il nuovo welfare deve porre le basi sulla partecipazione attiva dei cittadini, nella realizzazione di un nuovo paradigma e nel controllo dei servizi e dei risultati . La società deve essere coinvolta e responsabilizzata, e soprattutto messa nelle condizioni di verificare come vengono utilizzate le risorse, ormai scarse. Le moderne tecnologie possono rendere questo processo realizzabile. Cominciamo. Non possiamo permetterci di attendere ancora.