legge di stabilità

Il Governo fa sparire le tasse sull'azzardo

3 Dicembre Dic 2013 1701 03 dicembre 2013

Dal testo della legge di stabilità uscita dal Senato, scompaiono i commi che avrebbero portato un innalzamento del prelievo erariale unico sui giochi dal 13,5 al 14%. Bobba e Anzaldi del Pd provano a correre ai ripari alla Camera

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Letta Enrico Parlamento
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Dal testo della legge di stabilità uscita dal Senato, scompaiono i commi che avrebbero portato un innalzamento del prelievo erariale unico sui giochi dal 13,5 al 14%. Bobba e Anzaldi del Pd provano a correre ai ripari alla Camera

La legge di stabilità, pur prevedendo mille rivoli e infiniti interventi sulle finanze pubbliche e private, si regge su una promessa politica che a tutt’oggi è senza copertura: l’eliminazione dell’Imu. E il dibattito, che ormai è diventato parte integrante della vita quotidiana dei cittadini e delle loro reazioni grazie ai social network, si fonda sull’eliminazione effettiva della tassa e non solo sulla toponomastica della via delle tasse. In molti rimproverano al governo la sua vicinanza ai poteri forti, la sua acquiescenza verso le esigenze delle lobby, la contiguità con i centri di potere economico. E il mega sconto fatto alle concessionarie del gioco d’azzardo non fa che aumentare l’intolleranza della gente verso il governo delle larghe intese.

Il maxiemendamento
Lo scenario è quello della fase di conversione della manovra di stabilità in Senato. La commissione Bilancio del senato ha esaminato a lungo la manovra ma, approvando di fatto solo gli emendamenti di relatori e governo, e per l’opposizione di Lega e Forza Italia, non è riuscita a dare via libera al testo trasmettendo all’Aula il disegno di legge originario, ovvero quello deliberato dal Consiglio dei ministri. In questo modo ha ”costretto” il governo a mettere in piedi in tutta fretta un maxiemendamento sostitutivo del testo, su cui è stata votata anche la fiducia.

Il caso della scomparsa dei commi
Tra i commi del maxi emendamento, l’innalzamento del prelievo erariale unico sui giochi dal 13,5 al 14%. Durante la discussione in Aula sono intervenuti diversi senatori per evidenziare come il maxiemendamento fosse diverso da quanto era stato concordato. L’Aula si è prima espressa a favore del maxiemendamento votando la fiducia, quindi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini, ex post ha preso la parola per confermare l’anomalia e informare sulla proposta di coordinamento, poi approvata, che conteneva la cancellazione di tre commi.

Le pressioni delle Lobby
Di quell’articolo, secondo indiscrezioni, si sarebbero accorti i Monopoli di Stato, la cui Direzione che avrebbe contattato la Ragioneria Generale dello Stato. L’aumento dall’imposta, secondo l’industria dei giochi, produrrebbe un decremento delle giocate da parte dei cittadini e una emersione dell’illegale: quindi un calo delle entrate erariali.

In Commissione Bilancio della Camera si prova a riaprire la partita
Una situazione che portato alcuni deputati nel Pd, partito del premier, a riaprire il caso. «Sull’Imu regna ancora la confusione e c’è poco tempo per trovare soluzioni convincenti. Il governo e il parlamento potrebbero valutare in tempi brevissimi se la copertura del residuo rimasto per completare l’abolizione della seconda rata sulla prima casa possa arrivare dalla rimodulazione della tassazione sui giochi d’azzardo legali». È la proposta del deputato del Partito democratico, Michele Anzaldi, che insieme a Luigi Bobba della commissione Bilancio, ha presentato un’interrogazione urgente sulla tassazione dei giochi e ha annunciato la presentazione di un emendamento alla Legge di Stabilità. «Ho inviato una lettera al presidente dell’Anci, Piero Fassino», spiega Anzaldi, «con la rassegna stampa sull’ampio consenso manifestato da tutte le forze politiche su un provvedimento che omogeneizzi le aliquote dei giochi e allinei gli aggi delle lotterie, uniformando il sistema di tassazione dei giochi». «Abbiamo chiesto innanzitutto un rapporto completo su tutte le entrate da gioco, un settore da 90 miliardi l'anno di introiti e su cui manca ancora un quadro preciso della situazione», spiega Bobba, «Per quello che riguarda la tassazione oggi non c'è prelievo omogeneo nei giochi: le vidolotteries, per quanto sempre più in uso nel Paese, sono per esempio tassate al 5% contro un prelievo del 12,7% applicato alle normali slot machine. I giochi online invece sono tassati al 3% mentre il Bingo all'11%».