adozioni internazionali

Kyenge: «Kinshasa non ha rispettato gli impegni presi»

5 Dicembre Dic 2013 1224 05 dicembre 2013

26 famiglie in Congo aspettano di tornare in Italia con i loro figli, come promesso alla ministra Kyenge dal governo locale. Ma un mese dopo l'accordo, nulla si è mosso. Ieri invece una buona notizia è arrivata dalla Cambogia, che nel 2014 riaprirà le adozioni

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26 famiglie in Congo aspettano di tornare in Italia con i loro figli, come promesso alla ministra Kyenge dal governo locale. Ma un mese dopo l'accordo, nulla si è mosso. Ieri invece una buona notizia è arrivata dalla Cambogia, che nel 2014 riaprirà le adozioni

A Kinshasa ci sono 26 famiglie italiane, bloccate nella Repubblica Democratica del Congo nonostante i documenti loro e dei loro figli siano stati validati dalle competenti autorità italiane e congolesi. Si tratta di coppie italiane che avevano i documenti pronti e l’iter burucratico dell'adozione internazionale concluso già prima del 25 settembre, ma con il volo di rientro prenotato per qualche giorno dopo la data fatidica in cui la RDC ha deciso lo stop delle adozioni internazionali. Famiglie per cui la ministra Cècile Kyenge in visita a Kinshasa a inizio novembre aveva raggiunto un’intesa: «l’intesa è stata che la DGM avrebbe confrontato con l’Ambasciata la lista delle adozioni considerate “in regola” e per le quali quindi sarebbe stata rilasciata l’autorizzazione alla partenza», rammenta la minsitra sul sito della Commissione Adozioni Internazionali. «Nonostante i ripetuti interventi dell’Ambasciatore a Kinshasa quelle autorità non hanno dato immediato seguito agli impegni assunti con la ministra. Un ritardo che si è ritenuto inizialmente giustificato dalla situazione contingente del Paese, ad una fase cruciale della sua storia», ma che ora diventa pesante, tanto che «la ministra Kyenge è intervenuta anch’essa personalmente direttamente sul Ministro dell’Interno del Congo per sollecitare una pronta adesione di quelle autorità agli impegni adottati in occasione della sua visita degli inizi di novembre».

La CAI si “sfila” dal tam tam che ha portato in Congo diverse altre famiglie, convinte che, nonostante il silenzio delle autorità, altre liste – non ufficiali – stessero circolando e che quindi altre coppie di adottanti sarebbero state presto autorizzate a partire con i loro figli adottivi: desideravano essere al posto giusto al momento giusto, ora sono in un limbo. «Né l’ufficio della ministra, né la ministra stessa, hanno mai incoraggiato a dare credito a tali voci, e meno ancora hanno incoraggiato le coppie adottanti a partire per il Congo per andare a prendere i figli adottivi (lo stesso sito della CAI, del resto, come è noto, non ha modificato il comunicato a suo tempo emesso a seguito della sospensione disposta dalle Autorità congolesi)», dice il sito della CAI.

Oggi quindi che succede? Certezze non ce ne sono e sottili sono pure i fili della speranza: «L’ufficio della ministra Kyenge si mantiene in contatto stretto con la Farnesina per esplorare ogni possibile azione che possa spingere il Governo di Kinshasa a dare seguito alle assicurazioni fornite alla ministra, ponendo così fine alla estenuante attesa delle famiglie e dando finalmente soddisfazione al loro desiderio di poter dare il calore di una famiglia a bambini che non hanno avuto la fortuna di averne una propria». L'ambasciatore italiano in Congo pare aver invitato venerdì 6 dicembre le 26 coppie a rientrare in Italia senza i bambini.

On line si è immediatamente aperta una petizione per chiedere un intervento della politica estera italiana, mentre - informa il CARE in una nota - è stata depositata anche una interrogazione parlamentare in merito, firmata dai Senatori del PD Andrea Marcucci e Roberto Cociancich e indirizzata ai Ministri degli Esteri Emma Bonino e alla Presidente della CAI nonché Ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge: l'obiettivo è quello di sollecitare il governo a intervenire e a comprendere a che punto siano le procedure avviate tra i contatti diplomatici per risolvere velocemente la situazione e far si che le famiglie possano rientrare in Italia il prima possibile assieme ai propri figli.

LA CAMBOGIA RIAPRE NEL 2014
Una
buona notizia è arrivata invece, sempre ieri, dalla Cambogia. A partire dal 2014 sarà di nuovo possibile per le coppie straniere adottare bambini nel Paese: l'annuncio è arrivato dal vice ministro per gli Affari sociali, Nim Thoth, che non ha però precisato quando sarà possibile depositare nuove domande. La Cambogia ha chiuso le adozioni internazionali nel 2009, temendo la mancanza di trasparenza sulle adozioni, dopo gli scandali sulla compravendita dei minori e sulla corruzione. L'Italia aveva firmato già nel luglio 2011 un protocollo d’intesa per poter riavviare le adozioni.