adozioni internazionali

Congo: il Parlamento chiede azione politica su Kabila

13 Dicembre Dic 2013 1156 13 dicembre 2013

La ministra Kyenge risponde a un'interpellanza urgente: «alcune famiglie sono partite indipendentemente dall'autorizzazione italiana», «la decisione ultima è rimessa alla volontà del Capo dello Stato». La replica dell'onorevole Quartapelle: «siamo insoddisfatti»

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La ministra Kyenge risponde a un'interpellanza urgente: «alcune famiglie sono partite indipendentemente dall'autorizzazione italiana», «la decisione ultima è rimessa alla volontà del Capo dello Stato». La replica dell'onorevole Quartapelle: «siamo insoddisfatti»

Sulla vicenda delle adozioni in Congo, la confusione impera. Prova ne sia che nel giro di tre giorni un ministro (Cècile Kyenge) e un viceministro (Lapo Pistelli) in Parlamento abbiano indicato due giorni diversi per l’ultimo incontro che l’ambasciatore italiano in Congo ha avuto cone le famiglie: venerdì secondo la ministra Kyenge, sabato secondo il viceministro Pistelli. Un dettaglio, ha detto questa mattina alla Camera l’onorevole Lia Quartapelle, che però dice della «confusione ministeriale che c’è sulla vicenda» e che fa capire anche a noi cosa intendono le famiglie quando dicono che «non stanno capendo più niente».

La ministra Kyenge questa mattina ha risposto alla interpellanza urgente della Quartapelle (PD) sulla vicenda delle famiglie adottive in Congo. Una risposta che «non ci ha soddisfatti», ha detto. «Non si può dire che è colpa delle famiglie che sono partite senza le autorizzazioni necessarie. Non sono partite di loro spontanea volontà, non è così», ha detto Quartapelle. «La procedura adottiva richiede varie autorizzazioni e ci sono state una serie di accordi verbali tra le autorità italiane e congolesi che hanno dato spazio alle famiglie per credere che si potesse partire, e sono partite sulla base di una serie di assicurazioni che sono state date loro sia dal Governo sia dagli enti coinvolti. Non si può pensare che il Governo, di fronte a 26 famiglie che vogliono adottare, possa dire che la colpa è della famiglie, non è accettabile» .

La richiesta dell’onorevole è questa: «L’intervento dell’ambasciata è necessario e ringraziamo l’ambasciatore, ma non è abbastanza: qui serve un intervento politico di altissimo livello e speriamo che il Governo italiano prima di Natale riesca ad avviare questo contatto con il Presidente Kabila, che è l’unico che può sbloccare la situazione e non si capisce chi - nel Governo - si prende la responsabilità di farlo».

Di seguito il testo integrale della risposta della ministra Kyenge all’interpellanza urgente.

«Con l’intervento di oggi il Governo torna sull’argomento, dopo esposizione dei fatti svolta martedì in Commissione Affari Esteri dal viceministro Lapo Pistelli. Il 27 settembre la direzione nazionale della migrazioni della RDC ha informato le ambasciate dei paesi di accoglienza della sospensione per 12 mesi a partire dal 25 settembre 2013 della sospensione del rilascio dei permessi in uscita dei bambini adottati da famiglie straniere. Per tale ragione ho immediatamente deciso di recarmi in Congo per un chiarimento: l’Italia è il secondo Paese di adozione dei minori congolesi ed è quindi particolarmente colpito dalla sospensione delle pratiche. Ho incontrato tutte le autorità competenti: nella riunione di lavoro è stata chiarita la ragione della sospensione straordinaria presa dal Governo del Congo, operativa nei confronti di tutti i Paesi del mondo. Non si è trattato, nei confronti dell’Italia, di una rimostranza in merito a supposte devianze dell’adozione – così detta adozione da parte di nuove coppie di genitori, ovvero assegnazione a coppie non ritenute idonee da quel governo, a iniziare dalle coppie omosessuali. Al riguardo tutti i responsabili congolesi mi hanno dato atto che tutte le procedure previste in Italia prima dell’adozione e anche successivamente sono un modello a cui dovrebbero ispirarsi anche altri Paesi. Il vero motivo della decisione risiede nell’esigenza tutta interna di rivedere i vari passaggi delle proprie procedure di adozione, per fugare i dubbi di scarsa trasparenza o addirittura di corruzione. L’intesa raggiunta nel corso della riunione è stata che la Direzione Generale per le Migrazioni avrebbe considerato con l’ambasciata la lista delle adozioni considerate in regola e per le quali sarebbe stata quindi rilasciata l’autorizzazione alla partenza. In questo contesto pertanto solo le adozioni che avevano raggiunto l’ultimo passaggio procedurale, cioè l’approvazione della commissione interministeriale congolese prima del 25 settembre sarebbero state autorizzate e i rispettivi bambini adottati sarebbero potuti partire per l’Italia una volta verificata la lista con l’ambasciata. Per le altre adozioni si sarebbe dovuto attendere la revisione delle procedure congolese. Di fatto peraltro alcune famiglie italiane si sono recate nella RDC indipendentemente dalla indicazione della ambasciata italiana, in altre parole senza che fosse avvenuta la consegna, da parte dell’autorità congolese al nostro organo diplomatico dell’elenco della famiglie adottive, i cui bambini sono stati autorizzati all’espatrio. Una complicazione derivata dalla diffusione priva di alcun fondamento che nonostante il silenzio delle autorità congolesi altre liste non ufficiali erano state redatte e insieme ad esse l’ulteriore voce infondata che ciascuna coppia di adottandi presente nel Congo sarebbe stata autorizzata a partire con il proprio figlio adottato.
I permessi di uscita rappresentano l’ultima tappa della procedura di adozione del Congo. Si tratta di un ultimo nulla osta congolese a minori già muniti di visto all’ingresso in Italia fornito dalla nostra ambasciata. Tuttavia, nonostante le ripetute sollecitazioni da parte della nostra ambasciata a Kinshasa, non si sono registrati concreti passi avanti. Restava d’altronde immutato il comunicato emesso il 30 dalla CAI là dove si evidenziava come i viaggi già programmati dovessero essere inderogabilmente rinviati. A fronte del mancato adempimento a tutt’oggi degli impegni presi durante la mia visita, le famiglie hanno deciso di rimanere nel paese, in attesa del nulla osta. È opportuno evidenziare che al fine del rilascio di tale autorizzazione all’espatrio dei minori, i nostri connazionali hanno dovuto consegnare i propri passaporti alla competente Direnzione Genarele per la Migrazione. Non si può però parlare di “sequestro”, come riportato da alcuni organi di stampa, perché i passaporti verrebbero subito riconsegnati ai titolari qualora ciò fosse richiesto.
La nostra ambasciata a Kinshasa è costantemente in contatto con le coppie interessate, riunite da ultimo lo scorso venerdì presso la residenza dell’ambasciatore Mariani. Quest’ultimo ha garantito piena assistenza per il rifornimento di medicinali, l’accesso a un medico di fiducia, eventuale contributo economica per coprire le spese correnti. La questione è da me costantemente seguita di concerto con il MAE. L’ambasciata ha intensificato ed esteso il suo raggio di azione sull’autorità congolese, e da ultimo ha effettuato un passo presso il Primo Ministro, il quale ha fatto presente che la decisione ultima sulle partenze è rimessa alla volontà del Capo dello Stato. Mi preme ancora una volta sottolineare che le adozioni internazionali attengono in via esclusiva al campo delle attività umanitarie e dovrebbero svolgersi esclusivamente nell’interesse superiore del minore e nel rispetto dei suoi diritti fondamentali. Non dovrebbero pertanto essere soggette alle tensioni politiche delle nazioni di origine dei bambini. Da parte mia continuo a tenere diretti contatti formali ed informali con le autorità civile e religiose che in Congo possono avere qualche influenza sulla decisione e facilitare l’attività della nostra diplomazia. Tale sensibilizzazione fa parte di una pesante azione italiana tesa a mantenere alta l’attenzione delle autorità congolesi per arrivare a un sollecito sblocco alla problematica relativa alle adozioni».