Veneto

Siamo il sociale, il non profit scende il piazza

13 Dicembre Dic 2013 1216 13 dicembre 2013

A Padova stamattina è andata in scena una partecipatissima mobilitazione di realtà sociali della Regione che chiedono al Governo di rimettere al centro dell'agenda le questioni sociali: «Il vero nodo è l'assoluta incapacità di avere una visione complessiva, di saper costruire un sistema di Welfare a lungo termine, solido e inclusivo»

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A Padova stamattina è andata in scena una partecipatissima mobilitazione di realtà sociali della Regione che chiedono al Governo di rimettere al centro dell'agenda le questioni sociali: «Il vero nodo è l'assoluta incapacità di avere una visione complessiva, di saper costruire un sistema di Welfare a lungo termine, solido e inclusivo»

Rappresentanti del mondo delle istituzioni, della politica e del Terzo Settore (associazionismo, cooperazione sociale, gruppi di volontariato) e cittadini interessati alla difesa dei diritti delle persone fragili. Su iniziativa di Confcooperative Federsolidarietà Veneto, in almeno 5mila si sono dati appuntamento stamattina a Padova con l'ex sindaco e attuale ministro dello Svilupo Economico Flavio Zanonato e il governatore Luca Zaia, per la seconda edizione della manifestazione "Noi siamo il sociale" (la prima edizione si era svolta a Venezia nel gennaio scorso). Insiema a Confcooperative Federsolidarietà Veneto (l’organizzazione che rappresenta quasi il 70% delle cooperative sociali della regione, con 464 cooperative iscritte, 18.000 addetti e oltre 23.000 soci) fra i promotori si annoverano il COVEST – Coordinamento Veneto delle Strutture terapeutiche dedicate alle tossicodipendenze, la Caritas Veneto, CDO Opere Sociali, l'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, al Fish locale, il Csv di Padova, la Conferenza Regionale del Volonariato del Veneto – ConVol Veneto il Cnca e La Conferenza dei Sindaci del Veneto.

Gli obiettivi della manifestazione sono sintetizzati dal Manifesto di Siamo il Sociale:

«L’attuale congiuntura economica e la conseguente contrazione delle risorse sta esprimendo un clima di recessione culturale e di abbassamento dei livelli di protezione che coinvolge l'intera popolazione.
La crisi economica è diventata l'alibi con il quale si giustificano azioni e tagli indiscriminati che minano il tessuto sociale dei nostri territori e rischiano di generare conflitti sociali profondi, a cui sarà difficile porre rimedio, una volta esplosi. Decine di migliaia di persone vedono negati i propri diritti di cittadinanza: i dati che descrivono il tasso di povertà, di disoccupazione, di degrado sociale sono eloquenti. A pagare il prezzo più alto sono le persone più fragili, proprio quelle che in una società civile e solidale avrebbero invece diritto ad una maggiore attenzione.

SIAMO il SOCIALE si oppone con tutte le proprie forze al silenzioso processo di smantellamento del Welfare del nostro Paese, che non può essere inteso come un fardello oneroso da dismettere, ma come un indispensabile tassello per la coesione sociale del territorio. La rete dei servizi socio-assistenziali è un bene comune che appartiene a tutti, un patrimonio dell'intera comunità, non solo delle persone che ne usufruiscono o di quelle che vi lavorano. Ci troviamo ancora una volta a dare voce all'indignazione e alla fatica nel garantire servizi di importanza vitale per i cittadini, per dire NO a questa desolante deriva. Il problema fondamentale, che appare sempre più evidente, è l'incapacità della politica italiana di adottare una seppur minima strategia di rilancio della coesione sociale a contrasto delle conseguenze che la crisi determina. I Governi che hanno gestito la crisi dal 2008 ad oggi non hanno prodotto la minima traccia di un progetto serio e di lungo periodo.

Il vero nodo è l'assoluta incapacità di avere una visione complessiva, di saper costruire un sistema di Welfare a lungo termine, solido e inclusivo. Le grandi riforme sociali restano lontane, estranee ai temi della discussione politica, che si riduce a rincorrere le emergenze, rattoppandole con le poche risorse a disposizione. Questo metodo di lavoro apre la strada alla gestione improvvisata, alla discrezionalità e alla precarietà degli interventi. Laddove risulterebbe urgente un coraggioso rilancio di programmazione, registriamo invece una generale tendenza a disinvestire, in termini politici, organizzativi e culturali!

Sono le scelte politiche che descrivono quale modello di organizzazione sociale si vuole perseguire, quali fasce della popolazione proteggere maggiormente, quali priorità affrontare, come rendere effettivo il principio costituzionale di uguaglianza. Per queste ragioni il confronto istituzionale è ineludibile: il tema del SOCIALE va messo al centro dell’agenda politica, coinvolgendo i cittadini, gli enti locali, il mondo finanziario, le organizzazioni della società civile e quelle sindacali, per sviluppare comunità sicure, accoglienti e solidali. La professionalità e la competenza espressa dal Terzo Settore e la sua capacità nel sostenere il modello di Welfare del Veneto rappresentano un solido motivo per rivendicare il diritto ad essere ascoltati e coinvolti nel definire le strategie e nel condividere le scelte: non vogliamo continuare a doverle subire, come troppo spesso ancora accade!

Il Governo ed il Parlamento devono saper trovare gli strumenti efficaci per dare sostanza e valore a quella visione sussidiaria su cui molte parole sono state spese, troppo spesso in modo improprio. La Regione Veneto deve tornare ad essere lungimirante per ciò che riguarda le scelte che coinvolgono i cittadini con maggiori difficoltà.

SiAMO il SOCIALE chiede alla Giunta Regionale l'attivazione di:

  • una cabina unica di regia istituzionale (Regione - Comuni – Province – Terzo Settore);
  • un tavolo permanente della partecipazione e della concertazione;
  • un monitoraggio dei bisogni e delle risposte, basato su standard quantitativi e qualitativi;
  • una nuova programmazione regionale dei servizi alle persone».