Il Chief Executive dell’Efc

Salole: le Fondazioni abbiano il coraggio di fare rete

18 Dicembre Dic 2013 1539 18 dicembre 2013

Intervista al capo dell'European Foundation Centre: «La vera opportunità per il futuro della filantropia è la collaborazione con gli altri settori. E grazie a questa collaborazione, la possibilità di aprire la strada per nuovi percorsi, agendo come soggetti ibridi»

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Intervista al capo dell'European Foundation Centre: «La vera opportunità per il futuro della filantropia è la collaborazione con gli altri settori. E grazie a questa collaborazione, la possibilità di aprire la strada per nuovi percorsi, agendo come soggetti ibridi»

Gerry Salole, Chief Executive dell’European Foundation Centre, guida la più importante rete europea di enti filatropici. Nato nel 1989, oggi l’EFC conta 231 membri, ma soprattutto si sta ritagliando uno spazio sempre più largo nel dibattito sui nuovi assetti dei sistemi di welfare del vecchio continente. Nelle scorse settimane Salole è stato in Italia ospite di Fondazione Cariplo e ha anunciato che l’Aga 2015 (l’Annual General Assembly) dell’Efc si svolgerà a Milano proprio qualche mese prima dell’apertura dell’Expo.

Mr Salole, in Europa il welfare pubblico sta vivendo una crisi profondissima. Che contributo possono dare a livello nazionale e continentale soggetti privati ma social oriented come le Fondazioni filantropiche?
Le fondazioni, nel panorama europeo attuale, rimangono tra i pochi soggetti dotati di una libertá di movimento e di una ampia gamma di possibilitá per rilanciare proprio il sistema del welfare pubblico. Possono muoversi con flessibilità per reinventare l’approccio a tale sistema, spingendosi dove altri soggetti istituzionali non hanno la possibilità di arrivare, aprendo la strada ad altri enti e donando così un nuovo metodo per affrontare le questioni pubbliche e sociali.

Lei presiede un network di oltre 200 realtà. Crede che ci sia una differenza di approccio fra le fondazione del nord e quelle del sud d’Europa?
Le differenze tra fondazioni non sono riducibili ad una questione di latitudine, ogni fondazione é un soggetto unico, ne sono la prova le fondazioni bancarie italiane e la loro eterogeneità, a dispetto delle origini comuni. Piú che una differenza tra nord e sud, rilancerei la questione basandola sul legame strategico col territorio e la capacitá delle fondazioni di agire in partnership con gli enti locali, le istituzioni e altri soggetti che prendono parte nello sviluppo e nella creazione di progetti. Il ruolo delle fondazioni non é piiù limitato all’erogazione di fondi sul territorio, il metodo di lavoro sta cambiando. La vera opportunità per il futuro della filantropia è la collaborazione con gli altri settori. E grazie a questa collaborazione, la possibilità di aprire la strada per nuovi percorsi, agendo come soggetti ibridi in grado di operare in maniera attiva nelle rispettive aree di interesse. E ribadisco: non limitandosi alla sola erogazione di fondi.

Quale importanza può avere per le fondazioni italiane stare all’interno di una rete come EFC. Qual è il valore aggiunto?
Il valore aggiunto è quello che gli inglesi chiamerebbero il “bird eye view”, ovvero la possibilità di vedere le cose da una prospettiva differente, più ampia e, allo stesso tempo, piiù completa rispetto al semplice punto di vista locale. La prospettiva dell’EFC, europea e internazionale, ci permette di anticipare le tendenze e riconoscere per tempo quali potranno essere le opportunitá (o le possibili insidie) che il futuro tiene in serbo per il settore filantropico. Allo stesso tempo, credo sia importante per ogni fondazione avere la possibilità di imparare dai propri pari, mettendo a confronto differenti approcci a questioni comuni.