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Spesa sociale comunale -11%. Ma chi non taglia guadagna

14 Gennaio Gen 2014 1054 14 gennaio 2014

Per la prima volta nel 2011 i Comuni italiani hanno ridotto le spese nel settore sociale dell'11% contro una riduzione delle spese correnti dell'8%. Ma a sorpresa le città che hanno deciso di non risparmiare in questo campo sono anche quelle con i bilanci più in ordine. Morale: chi investe nel welfare ci guadagna

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Ignazio Marino
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Per la prima volta nel 2011 i Comuni italiani hanno ridotto le spese nel settore sociale dell'11% contro una riduzione delle spese correnti dell'8%. Ma a sorpresa le città che hanno deciso di non risparmiare in questo campo sono anche quelle con i bilanci più in ordine. Morale: chi investe nel welfare ci guadagna

Spesa sociale dei Comuni in deciso calo in tutta Italia, già due anni fa. E’ quanto è emerso dallo studio “Il welfare nei conti degli enti locali”, uscito oggi in volume a cura del Dipartimento politiche sociali e della salute della Cisl, in partnership con il Bureau van Dijk, azienda specializzata nelle analisi dei bilanci, e il dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di Bologna. A livello nazionale la spesa corrente sociale (al netto del servizio cimiteriale) ha visto una diminuzione addirittura dell’11% nel 2011, un taglio superiore a quello registrato dalla spesa corrente dei comuni (-8%): il sociale è dunque stato molto più esposto alle manovre rispetto al resto del bilancio dei municipi; e lo dimostra anche il dato sull’incidenza della spesa sociale sulla spesa corrente, scesa dal 15,55% al 15,12% tra il 2010 e il 2011. Meno pessimistici i numeri diffusi dall’Istat nella ricerca “I bilanci consuntivi delle amministrazioni comunali, anno 2011”, che parla invece di una riduzione della spesa comunale del 2,7% nello stesso anno di riferimento, e colloca la riduzione nel campo del sociale a -5,5%. I tagli però in alcune aree arrivano addirittura al 14,4% (nel Sud) mentre al Nord si fermano al -2,6% nel Nord Ovest e al -4,3% nel Nord Est. E’ il primo anno che i comuni registrano una diminuzione della spesa per il sociale: l’anno prima la stessa spesa era cresciuta dell’1,5%. Nel complesso, in Italia i Comuni hanno speso nel 2011 in media il 13,4% delle loro entrate per il sociale (-0,4% sul 2010); decisamente sopra la media nazionale il Nord Est, con una quota di oltre il 17%, mentre il Sud è solo al 9,5%. Una buona notizia arriva però ancora dall’indagine Cisl: dal confronto tra salute finanziaria dei comuni (ricostruita attraverso un elaborato sistema di indicatori ad hoc) e propensione al sociale dei comuni, emerge infatti che a livello nazionale nei territori dove c’è un’alta propensione al sociale c’è anche una buona salute finanziaria: si tratterebbe, quindi, di due obiettivi compatibili. Tra i Comuni che godono di buona salute finanziaria (il 35%) sono infatti più numerosi quelli che hanno un’alta propensione al sociale (993) contro quelli in cui vi è una media (747) o una bassa propensione al sociale (862). Certo, come sottolineano gli stessi autori, non è chiara quale sia la causa e quale l’effetto (si potrebbe anche interpretare come una maggiore possibilità di spendere nel sociale dei comuni con i bilanci sani, rispetto a quelli più in difficoltà finanziarie). Ma comunque è un dato su cui riflettere.