Green economy

Fairphone, lo smartphone etico “conflict-free”

22 Gennaio Gen 2014 1534 22 gennaio 2014

Lo si riconosce dalla stellina in alto a sinistra. Per il resto, sembra un normalissimo smartphone. Ma non lo è. Chi lo ha inventato lo ha chiamato Fairphone, "telefono etico", perché contiene coltan proveniente da un circuito commerciale equo e solidale. L'attivista John Mpaliza è il primo in Italia ad aver usato Fairphone. Gli abbiamo chiesto la sua opinione

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Schermata 2014 01 22 Alle 14
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Lo si riconosce dalla stellina in alto a sinistra. Per il resto, sembra un normalissimo smartphone. Ma non lo è. Chi lo ha inventato lo ha chiamato Fairphone, "telefono etico", perché contiene coltan proveniente da un circuito commerciale equo e solidale. L'attivista John Mpaliza è il primo in Italia ad aver usato Fairphone. Gli abbiamo chiesto la sua opinione

«Quando vado nelle scuole a spiegare ai ragazzi che gli smartphone che hanno in tasca sono insanguinati perché funzionano grazie a minerali come il coltan, al centro della guerra civile nella RDC, c'è sempre qualcuno che mi chiede "e noi, cosa possiamo fare?". Se prima non sapevo cosa dire, ora finalmente una risposta ce l'ho: Fairphone!».

Così esclama John Mpaliza mentre mi racconta della sua esperienza con Fairphone, lo smartphone etico nato nel 2010 in Olanda dall'intuizione del designer Bas van Abel e del giornalista Peter van der Mark. John ha avuto tra le mani un prototipo di Fairphone lo scorso novembre, quando ancora nessuno l'aveva testato. In questi giorni 25.000 telefoni stanno arrivando nelle case di chi ha fatto l'ordine via web. Si tratta di pochi fortunati: Fairphone è già soldout, ma i suoi creatori promettono che una seconda produzione partirà a breve.

No coltan? No smartphone

Informatico, congolese d'origine e italiano d'adozione, John (anche conosciuto come Peace walking man) gira per l'Italia e l'Europa a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla guerra civile in Congo: «È un conflitto che dura da 20 anni e che ha fatto 8 milioni di morti. Il silenzio assordante su questa situazione è giustificato dagli interessi economici che stanno dietro l'industria dell'iTech. Minerali come il coltan sono fondamentali per la produzione di smartphone, tablet e pc; lo si trova anche in Australia, Nigeria e Brasile ma solo in Congo lo si può acquistare a prezzi stracciati. Il risultato è che l'80% del coltan contenuto nei telefoni di tutto il mondo arriva dalle miniere congolesi, da circuiti illegali e di sfruttamento».

John mi spiega che non esiste una legge internazionale che obbliga le industrie dell'iTech a dimostrare che la materia prima non sia passata nelle mani di militari, ribelli o bambini: «In assenza di una normativa,dobbiamo fidarci di quello che dichiarano le aziende - come hanno fatto Samsung o Intel pubblicando report e policy ambientali sui loro siti - ma è impossibile verificarne l'attendibilità». Per John è dunque fondamentale intraprendere la strada della tracciabilità per ripulire i cosiddetti "minerali di sangue" (stagno, cobalto, cassiterite, oro e soprattutto coltan): «Solo quando la tracciabilità sarà certificata - e chi non la rispetta dovrà pagare delle sanzioni - il consumatore avrà la piena libertà e consapevolezza di scegliere quale prodotto tecnologico comprare, boicottando chi ancora si affida al traffico illegale e armato».

If you understand things, you can change things
L'avventura di Fairphone è partita da questa semplice considerazione, "se non capisci le cose, non le puoi cambiare", e da alcune semplici domande sulla fabbricazione degli smarphone che portiamo in tasca: in quali fabbriche vengono prodotti e da chi? Quali sono e da dove provengono le materie prime che li compongono? Che viaggio fanno per arrivare nelle nostre tasche? Fairphone è nato per rispondere a questi quesiti, concepito all'insegna della semplicità e della trasparenza "perché le persone siano consapevoli dei prodotti che usano, perché sia chiaro a tutti qual è l'impatto della produzione degli oggetti elettronici e perché nasca un movimento che abbia voglia di cambiare il sistema economico che regola il mercato dell'iTech".

Trasparenza, prima di tutto

Tracciabilità dei minerali, valorizzazione dell'intero processo produttivo (dalla nascita, all'utilizzo, allo smaltimento), transazioni commerciali trasparenti, condizioni di lavoro eque, "smart design". Questa è la tabella di marcia che guida il lavoro del team di Fairphone e che viene declinata, aggiornata e documentata con precisione negli articoli sul blog all'insegna del motto "transparency: a mission and a challenge" (trasparenza: una missione e una sfida). "Transparency" che va a braccetto con i concetti di lavoro e giustizia sociale. Il team di Fairphone crede infatti che il proprio modello di business, che sposa in tutto e per tutto i principi del commercio equo e solidale, possa fare davvero la differenza nel miglioramento delle condizioni lavorative e ambientali in Congo e in Cina, due paesi che nelle relazioni commerciali non sono spesso sinonimo di rispetto dei diritti fondamentali e delle convenzioni internazionali. Scegliendo di acquistare cobalto "conflict-free", è stata così stretta una partnership con due associazioni congolesi, la Conflict Free Tin Iniative e il Solutions for Hope Project, che certificano che il minerale non abbia alle spalle storie di sfruttamento e schiavitù. L'idea è di proseguire su questa strada anche per altri minerali, come l'oro, scelta che renderebbe Fairphone il primo prodotto iTech contenente oro certificato fair trade. Un altro partner degno di nota è la cinese A’Hong, compagnia produttrice di tecnologia mobile con stabilimenti tra Shenzhen e Chongqing, laddove le condizioni di lavoro si basano sul codice di condotta promosso dall'Ethical Trading Initiative.

Un modello da seguire

L'opinione di John Mpaliza sul telefono etico "che vuole cambiare il sistema" è positiva: «Pur non essendo etico al 100% - la lampadina, il display, i tasti non derivano dal circuito equo e solidale - Fairphone è il primo passo verso un modello produttivo etico e sostenibile. I ragazzi che lo hanno inventato - io li ho conosciuti di persona e posso assicurare che sono persone umili e intelligenti - stanno dimostrando che è possibile migliorare l'industria dell'iTech dall'interno. La strada da fare è ancora lunga, ma il modello di Fairphone va nella giusta direzione». E se smartphone fa rima con #ict4dev, a quale sviluppo vogliamo ambire se non iniziamo a lavorare affinché la produzione degli strumenti tecnologici metta al centro, lei per prima, la persona e il rispetto dei suoi diritti fondamentali?

Nel video in copertina l'intervento del fondatore di Fairphone Bas van Abel alla TedxAmsterdam Conference

da volontariperlosviluppo.it