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Anche Burberry aderisce a "Detox" di Greenpeace

29 Gennaio Gen 2014 1213 29 gennaio 2014

Il marchio Burberry, dopo Zara, H&M e Valentino, si è impegnato a ripulire i propri capi dalle sostanze pericolose. La campagna Detox prosegue e punta all'Alta moda. Greenpeace Asia intanto pubblica il rapporto “Piccoli mostri nell’armadio”

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Il marchio Burberry, dopo Zara, H&M e Valentino, si è impegnato a ripulire i propri capi dalle sostanze pericolose. La campagna Detox prosegue e punta all'Alta moda. Greenpeace Asia intanto pubblica il rapporto “Piccoli mostri nell’armadio”

Nuovo passo avanti della campagna “Detox” di Greenpeace. In questi giorni la britannica Burberry, marchio del lusso Uk, si è impegnata con Greenpeace e con i suoi consumatori a eliminare le sostanze chimiche pericolose dai proprio prodotti.
Una decisione che nasce anche dal forte impegno delle ultime settimane nelle quali i consumatori hanno fatto pressione attraverso i social media. Non sono mancate ovviamente le iniziative dei volontari di Greenpeace. Burberry arriva dopo altri grandi marchi come Zara, H&M e Valentino a impegnarsi a ripulire i propri prodotti e la filiera produttiva, così che nessuna sostanza pericolosa (e non sono poche) venga usata per fabbricare i vestiti che, bambini compresi indossano. In circa due anni di campagna sono diciotto i marchi della moda che hanno preso l'impegno a ripulirsi dalle sostanze chimiche dannose per l'uomo e l'ambiente.

«Burberry ha fatto la mossa giusta e ha mantenuto la sua reputazione, seguendo l’esempio dato da Valentino un anno fa a tutte le case di Alta moda con l’impegno a eliminare le sostanze chimiche pericolose. È la prova che i grandi marchi ascoltano la voce dei consumatori quando questi si fanno sentire. Ora ci attendiamo passi concreti dell’azienda per garantire vestiti più sicuri per l’ambiente e la salute», commenta Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace Italia.

Burberry si è pubblicamente impegnata ad eliminare tutte le sostanze chimiche pericolose prima dall’abbigliamento e poi dal resto dei propri prodotti entro il 1 gennaio 2020. Già a giugno 2014, secondo l'impegno assunto, l’azienda inizierà a rendere note le informazioni sulle sostanze chimiche contenute negli scarichi in acqua dei suoi fornitori nel mondo ed entro il 1 luglio 2016 eliminerà tutti composti perflorurati e polifluorurati dalla sua filiera, sostanze usate per impermeabilizzare i tessuti.

È di pochi giorni fa la pubblicazione da parte di Greenpeace Asia del rapporto “Piccoli mostri nell’armadio” (in allegato la sintesi in italiano), che rivela la presenza di sostanze chimiche pericolose in vestiti e calzature per bambini di grandi marchi come Burberry, Disney e Adidas. Molte di queste sostanze chimiche, alcune con gravi effetti sull'uomo, sono ora diffuse nell’ambiente, dopo anni di scarichi nei fiumi, sia da parte delle fabbriche che anche dalle nostre case, con i continui lavaggi.
«L’impegno di Burberry dovrebbe dare la sveglia a tutti marchi dell’Alta moda. Con la Settimana della Moda di Milano ormai alle porte ci chiediamo cosa aspettano marchi come Gucci, Versace e Louis Vuitton a passare dalla parte di coloro che stanno lavorando per garantire a noi e ai nostri figli un futuro libero da sostanze tossiche» conclude Campione.