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Mutilazioni genitali, le leggi non bastano

6 Febbraio Feb 2014 1305 06 febbraio 2014

In molti paesi le norme puniscono questa pratica, ma di fatto non vengono applicate. Unicef: «Governi, Ong e comunità devono promuovere un cambiamento sociale radicale»

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Mutilazioni
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In molti paesi le norme puniscono questa pratica, ma di fatto non vengono applicate. Unicef: «Governi, Ong e comunità devono promuovere un cambiamento sociale radicale»

Nel mondo, ancora oggi, più di 125 milioni di bambine e donne sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili/escissione. Una su cinque vive in Egitto. Nei prossimi dieci anni 30 milioni di bambine rischiano ancora di subire questa pratica. Anche Somalia, Guinea, Gibuti ed Egitto registrano una alta prevalenza di mutilazioni con più di 9 donne e bambine su 10 tra i 15-49 anni che hanno subito tale pratica. E non vi è stato alcun calo significativo in paesi come Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan o Yemen.

Tuttavia non è solo un problema dei Paesi in via di Sviluppo, ma si riflette anche sulla nostra società se si considera che ne sono vittime, silenziose, le bambine e le donne di immigrati che vivono in Italia: si stimano decine di migliaia di minori sottoposte alle MGF.

Il 6 Febbraio è la Giornata Internazionale contro l’Infubulazione e le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF): "Una violazione dei diritti alla salute, al benessere e all’autodeterminazione di ogni bambina," dichiara Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. "Le legislazioni da sole non bastano. La sfida, cui stiamo andando incontro, è di lasciare che bambine e donne, ragazzi e uomini levino la loro voce e affermino con chiarezza di rifiutare una pratica dannosa come questa".

Oggi le bambine hanno meno probabilità di subire questa pratica rispetto alle loro madri. In Kenya e in Tanzania le ragazze tra i 15 e i 19 anni hanno tre probabilità in meno di essere mutilate rispetto alle donne tra i 45 e i 49 anni. La prevalenza, inoltre, è scesa di ben quasi la metà tra le adolescenti in Benin, Repubblica Centrafricana, Iraq, Liberia e Nigeria. L'istruzione può giocare un ruolo fondamentale nel favorire i cambiamenti sociali; più le madri sono istruite, minori sono i rischi che le loro figlie vengano mutilate e più le ragazze frequentano la scuola, più possono confrontarsi con altre persone che rifiutano tale pratica.

Circa il 20% dei Paesi nel mondo proibisce esplicitamente le MGF: sui 28 Stati dove sono praticate solo 19, tra cui Sud Africa e Zimbabwe, hanno leggi federali che le vietano. Le legislazioni nei vari Stati africani bannano le MGF in modi diversi: in Etiopia il reato è materia di diritto penale, in altri come Benin ed Eritrea è stata promulgata una legge ad hoc. In altri Paesi si prevedono sanzioni penali che vanno dal carcere a multe, come in Tanzania.
Nella realtà, i provvedimenti intrapresi sono rari; questo in parte è dovuto al fatto che le comunità e le autorità che dovrebbero condannare questa pratica ne sono indifferenti e dall’altra le vittime sono restie a testimoniare: senza la necessaria consapevolezza da parte della comunità, le MGF continueranno a essere praticate indisturbate nella clandestinità.

“Non sono necessarie solo le legislazioni, ma che tutti gli attori, governi, ONG e comunità promuovano un cambiamento sociale positivo attraverso programmi e politiche mirate all’eliminazione delle mutilazioni come a tutte le altre forme di violenza contro i bambini, direttamente o indirettamente legate a norme sociali. Ci sono, però, ancora alcuni paesi come Camerun, Gambia, Liberia, Mali e Sierra Leone che non hanno una legislazione in merito. In questi paesi l’UNICEF è particolarmente impegnato con i governi -anche fornendo supporto tecnico- per promuovere leggi in materia”, ricorda Guerrera.

Se non si interviene, avverte l'Ong Plan Italia, l’orribile pratica continuerà ; per fermare le mutilazioni genitali femminili Plan Italia ha lanciato l’anno scorso una petizione e quest’anno la ripropone : affinché gli italiani spronino l’attuale governo a impegnarsi ad affrontare la sfida della riduzione ed eliminazione delle MGF in Italia e in tutti i Paesi in cui esse vengono ancora praticate mediante un'intensa azione di pressione che porti a sanzioni per chi continuerà a praticarle, assistenza sanitaria gratuita alle bambine e alle donne che soffrono per le complicanze e infine che favorisca la diffusione di informazioni sul tema insieme alla condivisione di esperienze che dimostrano l’efficacia del rapido abbandono delle MGF.


IL CASO: Sawandim ha deciso di buttare via il coltello

In Guinea-Bissau il 49,8% delle bambine è vittima di mutilazioni genitali, una grande parte di queste necessita di trattamenti medici a causa delle dolorosissime conseguenze; la percentuale di mutilazioni varia tra regione e regione a seconda dei gruppi etnici che associano le mutilazioni alla loro identità etnica o a credenze religiose o a tradizioni.
Nella regione di Gabu vi è il più alto numero di bambine vittime di FGM: il 94,5% sono mutilate. E proprio in questo contesto incontriamo Sawandim Sawo (nella foto, ndr) che per 18 anni ha praticato le mutilazioni sulle bambine nel villaggio di Sawocunda (regione di Gabu). “Non ricordo quante bambine ho mutilato in questi anni. Nella nostra tradizioni tutte coloro che praticano le MGF hanno un particolare rango e sono viste come dei professori o dei dottori nella comunità: ero orgogliosa di essere un’«attivista» e non mi rendevo conto dei gravi problemi di salute che causavo”.

Sawandim è venuta a conoscenza delle conseguenze delle MGF tramite un progetto di Plan in Guinea-Bissau; “ho smesso di praticarle da un anno” – continua Sawandim – “e non lo farò mai più, anzi mi sto impegnando a sensibilizzare la mia comunità e quelle vicine a combattere questa abominevole pratica”.

Il villaggio di Sawocunda è considerato uno dei più tradizionalisti e radicali nella regione di Gabu; “all’inizio non è stato facile far passare il messaggio” – spiega Djenabu Sano, responsabile del progetto contro le MGF di Plan Guinea Bissau – “ci è voluto del tempo per far comprendere alla comunità gli obiettivi del progetto e i pericoli causati dalle MGF. Il miglior modo è stato coinvolgere i leader e le praticanti”; il capo del villaggio, Nhambi Sawo, incalza sostenendo che nulla si fa nella sua comunità senza il suo permesso, si continuerà a lavorare con Plan e le mutilazioni non saranno più praticate nella sua comunità.