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Bruni: separiamo i due mondi. Welfare e cultura da un lato, azzardo dall'altro

28 Febbraio Feb 2014 1649 28 febbraio 2014

L’economista e ideatore dello Slot Mob commenta la scelta di Istat di considerare la spesa nei giochi come spesa culturale. «Il capitalismo in cui siamo immersi denota due cose: ignoranza e lobby potentissime»

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Bruni
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L’economista e ideatore dello Slot Mob commenta la scelta di Istat di considerare la spesa nei giochi come spesa culturale. «Il capitalismo in cui siamo immersi denota due cose: ignoranza e lobby potentissime»

Nel suo ultimo rapporto, l'Istat tratta l'azzardo come un consumo culturale, al pari della spesa per libri, teatri, cinema, istruzione... Eppure, proprio quell'azzardo che l'Istat fa rientrare tra i parametri del rapporto "Noi Italia" è considerato, in termini economici, un demerit good, un bene di demerito. Per capire che cosa significhi la strana equivalenza cultura=azzardo stabilita dall'Istat e, soprattutto, quali conseguenze comporti abbiamo posto alcune domande a Luigino Bruni, professore di Economia politica alla Lumsa di Roma, da tempo impegnato – anche come ideatore della campagna #SlotMob – in una critica serrata al disvalore dell'azzardo di massa.

Professor Bruni, un commento a caldo sul criterio dell'Istat ... Nessuno se ne era acconto, ma la segnalazone, partita da Vita, sta suscitando non poche reazioni... La sua reazione dinanzi a al trattamento dell'azzardo come "consumo culturale"?
Colgo due aspetti di un solo problema. Il capitalismo in cui siamo immersi denota due cose. Da un lato, denota grande ignoranza: siamo in mano a gente iperpagata , magari iperspecializzata ma che ha una preparazione umanistica e generale da far rabbrividire. . Dall'altro lato, la potenza di alcune lobby è devastante. Ma è una potenza in grado di camuffare – complici le istituzioni e gli Stati – il proprio lavorio ai fianchi del sistema. Credo poi ci sia un vincolo che va spezzato, ed è quello tra non profit, cultura, cura e mondo dell'azzardo.

Si riferisce a quella parte di profitto che le lobbies dicono di dedicare – a volte è la legge a imporglielo – a restauri di monumenti, recupero di giocatori patologici, investimento in "prevenzione"?
Esattamente. Dobbiamo fare una battaglia che consideri questi beni come "beni demeritori". Senza se e senza ma.

Gli indicatori dell'Istat servono – per esplicita ammissione – a orientale politiche di welfare di lungo periodo. Il fatto che si rivolgano ai decisori politici sconcerta ancora di più: dovremmo dunque favorire il consumo di azzardo? Dovremmo investire in cultura favorendo la defiscalizzazione dell'azzardo? Dovremmo incentivare sanatorie di slot machine e via discorrendo? Siamo alla farsa...
Dobbiamo avere la forza culturale per separare due mondi, welfare e cultura da un lato, azzardo dall'altro. Da un lato i beni meritori e dall'altro i beni demeritori. Se non lo faremo, saremo costretti a vagare in una notte dove tutte le vacche ci sembreranno scure, come diceva Hegel. Cultura, consumo, welfare non sono compatibili con l'azzardo. Le cose vanno chiamate con il loro nome e quelli legati all'azzardo, essendo beni demeritori, vanno tassati molto, senza troppi giri di parole. I demerit goods sono beni privati con effetti esterni negativi molto alti per la comunità. Come tutti i beni demeritori vanno tassati e chiamati col loro nome, non chiamati "consumi culturali". La qualità etica di questo nuovo governo si vedrà da queste cose, non dalle chiacchiere. Hic Rodhus, hic salta. La qualità etica del nuovo governo si vedrà da come trattano i beni demeritori: se penalizzano i comuni virtuosi, se tartassano i bar che tolgono le slot machine, se mantengono la sottotassazione attuale per il settore dell'azzardo... Qui si vedrà la sostanza dei decisori.

Il rischio è che si cada nella tassazione di scopo avanzata come proposta da alcuni sindaci. Si riprodurrebbe in piccolo, il ricatto erariale che vediamo su scala nazionale...
Non si affamano i poveri per dar le briciole agli altri poveri. Non si depauperano luoghi e territori per poi far ricadere le briciole dei propri affari su quei luoghi e quei territori. Questa è una logica perversa e diabolica. La civiltà del nostro presente e del nostro futuro si giocherà sul chiamare le cose con il loro nome: il male è male, il bene e bene. Quando vedo su un biglietto di qualche lotteria istantanea che un euro di quanto spendo va alla cura di bambini malati, io penso che quei bambini ci giudicheranno. Saranno questi bambini a giudicare questo capitalismo d'azzardo. Come dice il Vangelo: "gli angeli vi giudicheranno". E saranno giudici spietati. È un sistema che affama mille per dare un po' di briciole a dieci. E nel caso dell'azzardo ritenuto "consumo culturale" questo è evidente. O spezziamo questa catena, con le idee, la forza della cultura e poi con le leggi o questa catena spezzerà noi. Le cifre sono sepolcri imbiancati. Ma dentro un sepolcro, anche se tinto di fresco, ci troviamo solo ossa.

Tempo fa proprio l'Istat proponeva di sostituire il PIL con il BES, indicatore del Benessere Equo Sostenibile...
Lasciamo stare le chiacchiere come la Felicità Interna Lorda del Butan o altro e guardiamo i fatti. I fatti ci dicono che il benessere di un Paese si valuta semplicemente. Un primo indicatore potrebbe essere questo: crescono i poveri in rapporto ai profitti delle multinazionali dell'azzardo? Questo è un primo indicatore oggettivo di malessere. Un indicatore enorme, poi possiamo fare le domandine soggettive sul "sei felice" o "non sei felice". Il Pil non serve a niente, se il Pil cresce ma producendo miseria. Oggi l'indignazione è una virtù civile, ma dobbiamo saperci indignare insieme.