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Amazon, paga i tuoi dipendenti! Successo per la petizione online

3 Marzo Mar 2014 1028 03 marzo 2014

L'azienda leader mondiale nelle vendite via internet è accusata di sfruttare i lavoratori, pagandoli pochissimo e licenziandoli facilmente, oltre a sottoporli a turni massacranti e a vietare i sindacati. Oltre 55mila firme sono state consegnate negli uffici londinesi di Amazon, che però si difende: "Paghiamo gli operai il 12% in più del salario minimo legale"

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L'azienda leader mondiale nelle vendite via internet è accusata di sfruttare i lavoratori, pagandoli pochissimo e licenziandoli facilmente, oltre a sottoporli a turni massacranti e a vietare i sindacati. Oltre 55mila firme sono state consegnate negli uffici londinesi di Amazon, che però si difende: "Paghiamo gli operai il 12% in più del salario minimo legale"

Ha raggiunto le 55mila firme in Gran Bretagna una petizione diretta contro Amazon, il gigante del retail via internet, accusata poco prima di Natale di “schiavizzare” I propri dipendenti. Turni massacranti, disciplina rigidissima, sindacati vietati e paghe da fame: queste le principali accuse contro l’azienda, scagliate non da qualche anonimo attivista ma da reportage del Guardian e della BBC , che aveva addirittura parlato di "problemi mentali" per i dipendenti sfruttati e sottopagati.
Secondo le accuse, smentite energicamente, i magazzini di Amazon sarebbero più simili a carceri che a luoghi di lavoro: per risparmiare sul costo del lavoro, infatti, l’azienda è accusata di impiegare metà dei lavoratori realmente necessari, costringendoli regolarmente a straordinari e punendoli per qualunque tipo di ritardo o pausa; perfino le soste alla toilette sarebbero monitorate, e la pausa pranzo durerebbe solo 30 minuti. Secondo le testimonianze di ex lavoratori, con tre violazioni al regolamento interno, il dipendente è licenziato, preferibilmente prima dello scoccare dei tre mesi dall’assunzione, periodo dopo il quale in base alla legge britannica si acquisiscono maggiori tutele.
“Amazon rappresenta il peggio del capitalism predatorio”, hanno scritto i promotori della petizione. “Piazza i suoi magazzini in aree ad alta disoccupazione per essere certa di trovare persone disposte a tutto pur di guadagnare qualcosa, promette loro contratti stabili in cambio di assoluta dedizione, ma non le mette in condizione di tenersi il posto di lavoro a lungo”. La richiesta contenuta nel documento, che è stato consegnato venerdì 28 febbraio negli uffici londinesi di Amazon, è quella diaumentare i salari ai lavoratori, per evitare – si legge nella petizione – che i dipendenti dell’azienda ricevano sussidi statali a causa degli stipendi da fame, gravando sui conti pubblici, mentre Amazon realizza profitti stellari.
L'azienda, da parte sua, ha subito smentito energicamente quanto affermato dalla BBC e dagli altri media, sottolineando di corrispondere ai lavoratori il 12% in più della paga minima oraria previsto dalla legge britannica.