Welfare

Dal non profit alta qualità e costi più bassi del 23%

12 Marzo Mar 2014 1302 12 marzo 2014

Sono i dati emersi dal Rapporto sulla suissidiarietà 2014. L’analisi paragona costi e giudizio degli utenti, dagli asili nido all’housing sociale. Il privato sociale vince dappertutto.

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Sono i dati emersi dal Rapporto sulla suissidiarietà 2014. L’analisi paragona costi e giudizio degli utenti, dagli asili nido all’housing sociale. Il privato sociale vince dappertutto.

Il Rapporto sulla sussidiarietà 2013/2014, che la Fondazione per la Sussidiarietà ha realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano, affronta i temi dell’efficienza e della qualità dei servizi sociali in Italia, con una particolare attenzione al contributo della sussidiarietà, il principio che mette al centro il valore di ogni persona e il ruolo delle iniziative “dal basso”. La prima parte del Rapporto illustra i risultati di un’indagine quantitativa sui costi di alcuni servizi sociali (asili nido, housing sociale, housing universitario, cura degli anziani, riabilitazione). L’obiettivo dell’analisi è duplice: verificare se vi siano differenze di efficienza nell’offerta del servizio tra organizzazioni private non profit ed enti pubblici, a parità di qualità percepita dagli utenti.

Spiega Giorgio Vittadini, presodente della Fondazione per la Sussidiarietà. «Dall’analisi condotta sui costi di housing universitario, asili nido, cura degli anziani, riabilitazione, housing sociale è stato possibile confrontare l’efficienza nell’offerta del servizio delle organizzazioni private non profit e degli enti pubblici». Ecco qualche numero emerso dalla ricerca: i costi delle organizzazioni non profit risultano in media inferiori del 23% (tra il 17% per l’housing universitario e il 41% per gli asili nido) ai costi unitari delle organizzazioni del settore pubblico, senza che questo significhi una minore attenzione alla qualità. Al contrario, nelle istituzioni non profit esaminate la qualità dei servizi, con riferimento alla soddisfazione degli utenti o delle loro famiglie, risulta molto simile a quella degli enti pubblici o perfino leggermente superiore. In una scala da 1 a 10, il punteggio è di 8,25 per le organizzazioni non profit e di 7,66 per le realtà pubbliche. Ad esempio per quanto riguarda gli asili nido i costi unitari delle organizzazioni non profit risultano in media inferiori del 41% (7.700€/bambino annui contro 13.100) ai costi unitari delle organizzazioni del settore pubblico. La qualità percepita è leggermente a vantaggio del non profit: 8 v. 8,6.

«Il Rapporto colma una grave carenza del nostro sistema di welfare: la ridotta disponibilità di informazioni sui costi dei servizi sociali», spiega Vittadini. «A differenza di quanto accade in altri settori di interesse pubblico, per i servizi sociali oggi non esistono in Italia pratiche consolidate di rilevazione dei costi e di analisi di efficienza “micro”, ovvero a livello delle singole organizzazioni. Infatti, le statistiche pubbliche si concentrano sulla spesa aggregata dei Comuni per tali servizi, un’informazione interessante da diversi punti di vista, ma non utilizzabile per un’analisi dei costi dei servizi».

Il Rapporto verrà presentato domani a Roma alla sala del Tempio di Adriano alle 10,30.