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Sogei: ecco chi controlla l'azzardo italiano

25 Marzo Mar 2014 1146 25 marzo 2014

Parla Eugenio Bernardi, imprenditore che con la sua azienda ha scritto la storia dell’intrattenimento in Italia ed ex vice presidente di Euromat. «È giusto il controllo da parte dello Stato, un po’ meno corretto che ciò sia demandato a concessionarie con ampi poteri e dove gli è stato consentito anche di fare il gestione diretta di apparecchi propri»

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Sogei: ecco chi controlla l'azzardo italiano
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Parla Eugenio Bernardi, imprenditore che con la sua azienda ha scritto la storia dell’intrattenimento in Italia ed ex vice presidente di Euromat. «È giusto il controllo da parte dello Stato, un po’ meno corretto che ciò sia demandato a concessionarie con ampi poteri e dove gli è stato consentito anche di fare il gestione diretta di apparecchi propri»

Il servizio di Nadia Toffa, andato in onda giovedì scorso nella trasmissione Le Iene, ha sollevato critiche e consensi. Molte critiche e molti consensi (qui l'intervista alla Iena su Vita.it). Limitandoci alle critiche, possiamo trarre una considerazione generale: il fronte del “gioco lecito” non pare così compatto e unitariamente rappresentato quanto si tende a credere. Gli interessi in ballo sono tanti e non tutti convergenti. La produzione e la gestione dei servizi, il ruolo di Concessionari dello Stato, gli esercenti, i Monopoli, la Sogei... Tutto chiaro e semplice quando si parla ai convegni, ma quando gli interessi di una parte vengono toccati a discapito dell'altra, le acque calme in superficie si agitano e mostrano un orizzonte di intenti non così univoco. Per guardare dentro il mondo del “gioco lecito” – così lo chiama l’ordinamento italiano – ci siamo rivolti a Eugenio Bernardi, imprenditore, che con la sua azienda ha scritto la storia dell’intrattenimento in Italia. Bernardi è stato Vice-Presidente Euromat ed è anche un esperto di tecnologie applicate all’intrattenimento, oltre che consulente chiamato in causa da diversi tribunali quando si è trattato di passare oltre le parole e guardare “dentro” le macchine. Pur non condividendo la sua posizione generale sul sistema del gioco, Bernardi è un interlocutore tecnicamente competente e una voce critica con la quale non possiamo non confrontarci. Vi invitiamo a ragionare con lui. (Questa è la prima parte dell'intervista. Il secondo tempo arriverà nei prossimi giorni)

Secondo lei, perché ha suscitato tanta agitazione il servizio di Nadia Toffa? Non era il primo e, a mio avviso, nemmeno il più duro... Nessuno si è mosso, ad esempio, dai Monopoli, quando si è parlato di new slot...
Tutto nasce dalla poca informazione che ha prodotto anche una cattiva informazione. Per anni nessuno - o pochi - si sono accorti del cambio generazionale dei giochi nei locali pubblici tant’è che hanno continuato a chiamarli videopoker anche quando più non lo erano da anni, ovvero dal 2004, quando con la modifica del 110 TULPS e la nascita del comma 6 abbiamo assistito all’arrivo delle A.W.P. ovvero le New Slot.

Questo è un problema per tutti, perché la poca informazione o la scarsa informazione minano alla base la capacità di comprendere e di conseguenza intervenire anche in termini di politiche pubbliche di contrasto dell’azzardo…
Per cominciare e non andar troppo per il sottile - come è mia consuetudine e visto che opero nel settore del gioco da intrattenimento da quasi 35 anni - da oltre 15 anni mi definisco “partigiano”, nel senso di parte e la mia parte è quella di tanti colleghi produttori e gestori, ovvero aziende del settore nate con l’amusement o coin op (coin operated, macchina a gettoni ndr) ovvero il gioco inteso come intrattenimento e ora volenti o nolenti approdati al gaming con piccola vincita. Questi imprenditori e queste aziende spesso non si sentono rappresentati da entità che create solo 10 anni fa per gestire il gioco pubblico e che cercano di esautorarle in ogni modo. Lo dico, lo affermo da sempre: è giusto il controllo da parte dello Stato, un po’ meno corretto che ciò sia demandato a concessionarie con ampi poteri e dove gli è stato consentito anche di fare il gestione diretta di apparecchi propri (il controllore che controlla se stesso, non mi pare il massimo). Purtroppo, il regolatore, nel 2003 lo concesse pensando che le migliaia di ditte che operavano all’ora sparissero d’incanto. Incentivò perfino la nascita di RTI per fare nuovi concessionari con risultati che non sempre si sono rivelati essere un successo. Tornando ai servizi delle Iene, della Toffa in particolare, ritengo che siano spesso dettati dal sensazionalismo, che per carità ci può anche stare (sul metodo stamina non mi pare abbiano reso un buon sevizio, però), ma non può essere e non è solo irregolarità, illegalità e truffe, giusto smascherare gli inganni, altrettanto giusto mostrare correttamente certe realtà.

Resta un fatto: la reazione dei monopoli di Stato. Perché, a suo avviso, su altre denunce relative alle slot machine da bar (le new slot) non abbiamo assistito a un analogo “interventismo?
Perché nei servizi precedenti le istituzioni non siano intervenute mi pare lampante: ci sono figli e figliastri, i così detti “street operator” che sono quelli che giornalmente ci mettono la faccia nei locali forse non hanno quel potere di certe altre entità più strutturate, magari quotate in borsa o piene di fondi d’investimento.

Un altro ente chiamato in causa da Nadia Toffa è SOGEI, la società informatica controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze che offre servizi tecnologici in regime di monopolio alle agenzie fiscali. Fondata nel 1976, passata da Telecom al MEF nel 2002, Sogei tiene l'anagrafe tributaria, monitora la spesa sanitaria, realizza i software per l'Agenzia delle Entrate, delle Dogane, del Demanio e del Territorio, è la madrina dei codici fiscali e delle tessere sanitarie di tutti gli italiani e, soprattutto, gestisce il sistema e le informazioni per conto dell'ex AAMS, ora incorporata nell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Che cosa fa praticamente la SOGEI?
Premetto che i numeri calcolati in quel tipo di trasmissione non sono mai corretti, vedasi i casi precedenti sui contatori e delle contabilizzazioni delle New Slot, non mi dilungo oltre ma resto disponibile a qualsiasi tipo di confronto. SOGEI è il così detto partner tecnologico di AAMS che ora si chiama ADM. Detto altrimenti, è il controllore di tutti i dati di incasso di tutti i giochi dalle comma 6/a NEW Slot o meglio A.W.P. ( e su cui sovraintende alle omologhe con i 5 Enti Certificatori convenzionati internazionali - con sede in Italia e con AAMS). Controlla i dati d’incasso delle Videolottery o VLT ( di cui certifica anche le piattaforme di gioco), controlla e vigila sul gioco on-line ovvero il cash game, casinò game, giochi definiti di abilità ( come il Texad Hold’em), scommesse varie e ora anche quelle virtuali ecc. ecc. ( di cui sovraintende alle omologhe con i 12 Enti Certificatori internazionali convenzionati con AAMS). Ogni gioco o sistema di gioco ha le sue peculiarità, certamente SOGEI scrive tutte le linee guida e tutti i protocolli di comunicazione, di collaudo demandati agli enti terzi, in collaborazione con AAMS , per le VLT si è riservata la certificazione interna dopo che un ente internazionale terzo scelto, in modo un pochino discutibile a detta dei rumors di settore, ha fornito loro le basi tecnico formative. Dalla mia modesta esperienza ritengo che una rete così grande, unica al mondo, soprattutto esagerata per numero di terminali collegati (parliamo di 57 mila, mentre nel mondo sono circa 160 mila ma con decine di caratteristiche diverse), con particolari modalità di collegamento in un territorio, vasto, variegato e con tecnologie non proprio all’avanguardia---- ecco in un una rete del genere ritengo possa accadere - come in tutti i software - qualche problema. Indubbiamente la poca e scarsa informazione sulla variegata casistica non aiuta di certo a dissolvere dubbi che si appalesano ogni volta che non viene riconosciuta una vincita.

C’è quindi un problema di attendibilità complessiva dell’omologazione?
SOGEI certifica le piattaforme di gioco per le VLT, come ho già affermato ripetutamente in passato e nessuno mi ha mai smentito, non è in possesso del requisito ISO IEC 17025 che è obbligatorio per gli Enti certificatori delle piattaforme on-line e lo possiedono anche gli enti che omologano e certificano gli apparecchi da gioco comma 6/a del 110 TULPS, meglio note come A.W.P. o New Slot… Mi parrebbe logico che ne dovesse essere in possesso pure tale struttura. La norma UNI EN ISO/IEC 17025 è uno standard comprensivo di requisiti gestionali e tecnici, impiegato in tutto il mondo per conseguire l'accreditamento di prove e taratura da parte dei laboratori che se ne occupano, Accredia è ora l’Ente unico nazionale di accreditamento. Non è questione di attendibilità ma di certezze, già in passato (2007) al settore delle A.W.P. ha subito il caso Black slot con il ritiro di 105 mila apparecchi per cause di cattiva interpretazione della norma, non vorrei che riaccadesse, ci sono stati anche processi civili in cui AAMS è risultata soccombente e però SOGEI ne è sempre uscita indenne.

(In copertina Cristiano Cannarsa, presidente e AD di Sogei)