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Enea, dieci ragazze e un vero amico

1 Aprile Apr 2014 1516 01 aprile 2014

Il 2 aprile, in occasione della Giornata mondiale sull'autismo, esce nella sale The Special Need, un delicatissimo film che affronta il tema della sessaulità delle persone disabili. Nato, dice il regista Carlo Zoratti, «perché da amico un po' mi sentivo responsabile del fatto che Enea non avesse una ragazza»

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Il 2 aprile, in occasione della Giornata mondiale sull'autismo, esce nella sale The Special Need, un delicatissimo film che affronta il tema della sessaulità delle persone disabili. Nato, dice il regista Carlo Zoratti, «perché da amico un po' mi sentivo responsabile del fatto che Enea non avesse una ragazza»

Nella prima inquadratura, Enea racconta di avere avuto dieci ragazze nella sua vita. E di averle lasciate perché… «un po’ non avevo neanche tempo». Nell’ultima inquadratura, Enea rivolge a Carlo e Alex un domanda: «Secondo voi riuscirò mai ad avere una ragazza?». E a tutti e tre vengono le lacrime agli occhi. Enea ha trent’anni e l’autismo. Il suo viaggio epico sta dentro queste due frasi: dalla donna di carta alla donna vera, dal bisogno autentico e viscerale ma in fondo anche un po’ giocato di avere una prima volta con il sesso alla consapevolezza che Enea, come tutti, sogna in realtà l’amore. In mezzo un on the road fra prostitute, bordelli e assistenti sessuali - delicatissimo e poetico - con i “no” e i “sì” di Enea, sempre più consapevoli. The Special Need è l’opera prima di Carlo Zoratti, che tra oggi e domani - dopo aver vinto diversi premi - esce nelle sale per la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sull’Autismo.
Carlo è del 1982, proprio come Enea. Ha lavorato a Fabrica e l’anno scorso ha curato la direzione artistica del tour di Jovanotti. Non si è mai dimenticato però del suo amico Enea, amico veramente, non con quella compiacente semplificazione che a volte si usa parlando dei “ragazzi” con disabilità.

Sorvoliamo su come hai conosciuto Enea, sui capelli lunghi e sul fatto che hai iniziato a fare volontariato in un centro per disabili solo per trovare una morosa, come pure su come è nata l’idea del film… siete stati da Fazio domenica sera, siete famosi. Ti chiedo solo perché l’hai fatto.
Perché quando Enea ha portato a galla la sua sofferenza per il fatto di non avere una ragazza, io ho avuto la netta sensazione di esserne in parte responsabile.
Stai dicendo ti sentivi in colpa se Enea non aveva una ragazza?
Io la morosa l’ho trovata insieme ai miei amici, non grazie ai miei genitori. Uno degli amici di Enea ero io, quindi se lui non aveva una ragazza di certo era più colpa mia che non di sua madre. Non è la mamma che può aiutarti a trovare una fidanzata!
Però la prima persona con cui hai parlato di questo bisogno di Enea è stata sua mamma, Carla…
Sì e lei mi ha detto: “Carlo, in trent’anni sei il primo a parlarmene”. Lì ho capito quanto lei avesse la consapevolezza che l’affettività e la sessualità di suo figlio fossero temi importanti e anche il suo bisogno di parlarne con qualcuno: il tema era già stato affrontato con la terapista di Enea, Enea stesso “sapeva” le cose. Però c’è un piano emotivo, di cui invece è difficile parlare: non è che una madre può mettersi in giardino e chiacchierare con la vicina di come suo figlio autistico vive la sua sessualità... Lei mi ha chiesto “E adesso che facciamo?”. “Bho, Carla, che ne so!”, le ho risposto. Ma la cosa evidente era la necessità che si parlasse di questo tema, che le famiglie potessero condividere i loro percorsi con altre famiglie, anche per aiutare altri ragazzi. L’idea del film è nata così, questo è stato subito più importante del fatto che Enea trovasse il modo di fare l’amore con una donna. Da lì in poi abbiamo deciso tutto insieme.
Dal film emerge potentissima l’amicizia autentica che c’è fra te, Alex ed Enea. Anche Mario Paganessi, direttore della Fondazione Oltre il Labirinto, che sta sostenendo il film, ha raccontato di essersi molto commosso, da papà di un ragazzino autistico, davanti a questa amicizia. In un’intervista però hai raccontato che le prime volte che hai fatto vedere il film risultava strana proprio questa amicizia, risultava strano che un ragazzo autistico avesse intorno a se non solo i familiari e i terapisti ma anche degli amici, con tutte le dinamiche che un’amicizia vive. E tu ti sei chiesto perché la gente si immagini un orizzonte quotidiano tanto chiuso. In realtà credo anche io che la vostra amicizia, così vera, adulta, matura, sia qualcosa di raro…
Sì, so che tanti genitori soffrono proprio la solitudine dei figli e sognano per loro delle amicizie. So che quello che abbiamo noi non ce l’hanno tutti, però non è nemmeno così raro. Ho in mente un’esperienza straordinaria a Pordenone, la Gymnasium, dove i confini fra terapia e amicizia sono così labili che la cosa più importante è stare insieme, per tutti. È un luogo straordinario dove a fare i bagnini, con il compito di garantire la sicurezza, sono persone disabili, ad esempio con sindrome di Down: questo inizialmente provoca uno shock nelle persone, ma poi nascono cose meravigliose.
Adesso però non ti scoccia che in tanti dicano “i più penseranno che il film parla di sessualità e disabilità, mentre invece è una bellissima storia di amicizia…”? Non è ancora un modo per non affrontare l’argomento tabù della sessualità delle persone con disabilità?
Ma no. È vero che il film affronta la sessualità dei disabili a livello pratico, con il tentativo di trovare una soluzione a un problema. Ma quello sai, ogni persona trova la sua soluzione, non sono io a doverla dare. Quello però che sarei davvero contento che passasse, è il fatto che ci può essere un modo diverso di guardare le persone con una disabilità. Tendiamo ancora a guardarle dall’alto al basso oppure nella prospettiva di dover farci carico dei loro problemi. Invece credo proprio che dal film si veda che io e Alex guardiamo e trattiamo Enea alla pari, allo stesso livello. È questo il messaggio più importante.
Dal film sembra di intuire che è una cosa che avete imparato anche voi a fare meglio…
È vero, c’è stata una crescita della consapevolezza di Enea rispetto a ciò che veramente voleva ma anche una crescita nostra nell’accettare che fosse Enea a decidere per sé e per la propria vita. È facile dirlo a parole, ma è difficile poi ascoltare Enea e i suoi non detti. Forse sì, all’inizio la nostra capacità di ascoltare Enea era un po’ atrofizzata, alla fine abbiamo imparato di più ad ascoltarlo.
Adesso che succede?
Da questa sera il film sarà in sala. E ho promesso a Enea che avrà una piccola parte in ogni altro film che farò… quindi aspettatevi di vederlo ancora!